L'udienza

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Un film di Marco Ferreri. Con Claudia Cardinale, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Alain Cuny.
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Commedia, Ratings: Kids+16, durata 112 min. - Italia 1971. MYMONETRO L'udienza * * * - - valutazione media: 3,10 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

La testardaggine di un maniaco che non s'arrende. Valutazione 4 stelle su cinque

di Great Steven


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sabato 11 aprile 2020

L'UDIENZA (IT/FR, 1971) di MARCO FERRERI. Con ENZO JANNACCI, UGO TOGNAZZI, CLAUDIA CARDINALE, MICHEL PICCOLI, VITTORIO GASSMAN, ALAIN CUNY, DANIELE DUBLINO
Amedeo, mite e stralunato ufficiale in congedo, giunge a Roma da una città del Nord per parlare in privato col Papa. Non intende svelare a nessuno il contenuto del messaggio che vuole riferire al Santo Padre. Arrestato dalla polizia, su consiglio del cinico commissario Aureliano Diaz, viene invitato a frequentare la prostituta Aiche, che è incaricata di distrarlo dai suoi propositi, considerati inopportuni e pericolosi. Ma Amedeo non demorde, cosicché la donna lo fa incontrare dapprima col nobile principe Donati e in seguito con l’alto prelato francese Monsignor Amerin, personaggi che invece sembrano appoggiare il progetto del giovane mattocchio. Eppure non c’è niente da fare, l’udienza col Sommo Pontefice non si verifica, tanto che Amedeo, ignorando i sentimenti d’amore che Aiche inizia a provare verso di lui, arriva perfino a soffiare, mediante una trombetta, un cartoncino con sopra scritto il suo numero di telefono alla finestra della Basilica di San Pietro durante un Angelus. Ormai stufo di vederlo sempre combinare guai, Diaz lo fa chiudere in un convento di frati dove vige una disciplina tanto ferrea quanto bigotta. Attingendo alle sue finanze, il giovanotto riesce a uscirne, e continua inutilmente il suo peregrinare per la capitale nella speranza di esser ricevuto dal Papa, finché, una notte, malato di polmonite, muore sotto un palazzo pontificio. Kafka (Il castello) c’è, ma i richiami all’autore boemo riecheggiano solo da remote distanze. In questo film che Ferreri (1928-97) scrisse con Rafael Azcona e Dante Matelli, tutto è realistico e legato ad una precisa realtà, nulla è metaforico anche perché l’intera opera cinematografica consiste in una sola grande metafora leggibile su tre piani. Primo: politico, dunque un potere che, tramite una burocrazia tiranna e onnipresente, affossa le aspirazioni e la personalità del singolo individuo. Secondo: religioso, in quanto, per un credente, il Papa non è un potente qualsiasi, ma fratello e padre, rappresentante del Cristo in Terra. Terzo: psicanalitico, un’affannosa e tormentata ricerca del padre. Tenero e atroce, allegramente beffardo nei toni, tutt’altro che pessimista, ha la traiettoria di una sassata e non manca di infondere nello spettatore il pathos e la commozione per il suo strambo protagonista (un E. Jannacci dall’istrionismo raffreddato, ma più pungente che mai), antieroe alla ricerca di significati impossibili in un mondo dove ogni cosa è regolamentata da codici perbenisti e moralistici che sono stati definiti per il mantenimento di un ordine sociale, politico e culturale che sfocia in un conservatorismo abissale. Adorabile la prostituta innamorata della Cardinale. Tognazzi incide al vetriolo il suo commissario disilluso e invadente, conferendogli una verosimiglianza che attinge a piene mani dalla sua bravura recitativa, mentre si trovano molto a loro agio anche Piccoli e Gassman rispettivamente nei panni dell’ecclesiastico falsamente clemente e in quelli del nobiluomo il cui iniziale entusiasmo per il caso di Amedeo si risolve in un riconoscimento della sua ottusità mentale. Il frammento centrale del convento dei frati è un valido esempio dell’uso utilitaristico della religione già nei ’70. Nel complesso si ravvisa più di un momento incerto, e la narrazione a tratti ha un andamento incespicante, ma questi difetti strutturali non intaccano la sostanza sorgiva di un film importante e sottovalutato.

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