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luca scial�
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sabato 7 giugno 2014
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le ombre del fascismo, tra eccessi e debolezze
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Marcello Clerici è un fascista convinto, funzionario della polizia. Proviene da una famiglia borghese, con una madre che vive nell'ozio e un padre rinchiuso nel manicomio perché ha rinnegato il fascismo. E' fidanzato con la bella Giulia, di estrazione piccolo borghese, ma donna mediocre e frivola. I due si sposano ma il loro viaggio di nozze a Parigi è solo una copertura, all'insaputa di lei: Marcello deve uccidere un suo ex professore anti-fascista, facente parte della resistenza. Ma l'incontro con l'uomo, sopraffino intellettuale, gli farà sorgere qualche dubbio sul regime.
Bertolucci traspone in modo fedele un romanzo omonimo di Alberto Moravia.
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Marcello Clerici è un fascista convinto, funzionario della polizia. Proviene da una famiglia borghese, con una madre che vive nell'ozio e un padre rinchiuso nel manicomio perché ha rinnegato il fascismo. E' fidanzato con la bella Giulia, di estrazione piccolo borghese, ma donna mediocre e frivola. I due si sposano ma il loro viaggio di nozze a Parigi è solo una copertura, all'insaputa di lei: Marcello deve uccidere un suo ex professore anti-fascista, facente parte della resistenza. Ma l'incontro con l'uomo, sopraffino intellettuale, gli farà sorgere qualche dubbio sul regime.
Bertolucci traspone in modo fedele un romanzo omonimo di Alberto Moravia. Un romanzo che mette in evidenza le ambiguità, le deboloezze e le contraddizioni del fascismo. Non mancano momenti visionari e quell'erotismo che saranno evidenti nel successivo Ultimo tango a Parigi. Sublime anche la fotografia e il montaggio, che gli donano un tocco in più.
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paolo_89
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martedì 19 febbraio 2013
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spesso i premi hanno ragione
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Sappiamo che non si giudica un film dai premi che ha vinto ma talvolta le giurie centrano il bersaglio, soprattutto se non sono quelle di Hollywood. Il conformista (Bernardo Bertolucci) ha vinto tutto: David di Donatello, Sutherland Trophy al British Film Institute Festival, Nomination all'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e al Golden Globe per il miglior film straniero in lingua straniera, candidatura al Leone d'oro al Festival di Berlino, eccetera. Capisco il perchè e non posso negargli la lettera C della rubrica ABCinema-12cin3ma, alla terza recensione del primo giro.
Il conformista, che è riuscito a impressionare così tanti festival così diversi tra loro, racconta di un professore di filosofia, Marcello, promesso sposo di una borghese un po' frivola.
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Sappiamo che non si giudica un film dai premi che ha vinto ma talvolta le giurie centrano il bersaglio, soprattutto se non sono quelle di Hollywood. Il conformista (Bernardo Bertolucci) ha vinto tutto: David di Donatello, Sutherland Trophy al British Film Institute Festival, Nomination all'Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e al Golden Globe per il miglior film straniero in lingua straniera, candidatura al Leone d'oro al Festival di Berlino, eccetera. Capisco il perchè e non posso negargli la lettera C della rubrica ABCinema-12cin3ma, alla terza recensione del primo giro.
Il conformista, che è riuscito a impressionare così tanti festival così diversi tra loro, racconta di un professore di filosofia, Marcello, promesso sposo di una borghese un po' frivola. Deciso a costruirsi la sua vita normale, banale, conformista, intraprende una serie di azioni in contrasto profondo con questa sua vocazione. Entra in principio nell'OVRA, l'Organizzazione Volontari per la Repressione dell'Antifascismo, senza però esserne fermamente convinto o senza avere il pretesto del denaro a spingerlo, come si chiede anche il funzionario che lo recluta. La recitazione (eccezion fatta per Stefania Sandrelli, tanto carina ma troppo sopra le righe persino per il personaggio che interpreta) e la messa in scena confermano quest'assunto di base e ragalano alcuni momenti memorabili, uno dei quali è una delizia visiva e concettuale. Nel momento in cui Marcello, parlando col suo vecchio professore di filosofia antifascista, si rammarica di essere invece diventato fascista, la sua ombra scompare dal muro su cui era proiettata fino a un attimo prima. L'ombra sparisce perchè il provessore chiude le ante della finestra, ma è lo stesso fascismo di Marcello che sbiadisce insieme con lei. «Un fascista convinto non parla così», lo rimprovera il professore, che forse sa già che sorte lo aspetta ma che prima cerca di ricordare chi era veramente Marcello e perchè è venuto in Francia a trovarlo.
Il finale è diverso dal quello del libro di Moravia, ma la soluzione di Bertolucci calza perfettamente con la storia e rivela in modo icastico la vera identità di Marcello, comunque seminata nel corso di tutto il film.
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ralphscott
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mercoledì 5 dicembre 2012
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il bisogno di normalità
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Marcello si lega a Giulia,una sempliciotta,ma sbanda per un amore più complesso,impegnativo,quello per Anna. Se gli affetti potrebbero salvare il tormentato protagonista,la scelta politica non è mai in discussione,nemmeno quando nel finale pare abiurare. Questo,semplicemente,perchè egli si schiera con "i più",vuole star nel gregge ,ovunque esso vada. Ho visto il film restaurato,sul grande schermo. Al termine dibattito dove parlavano di politica e società. Sembrava che riprese ardite,scenografia monumentale,interpreti in gran forma non contassero poi molto. Eppure "Il conformista" è bello assai,semplicemente lasciandosi coinvolgere dalle immagini.
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Marcello si lega a Giulia,una sempliciotta,ma sbanda per un amore più complesso,impegnativo,quello per Anna. Se gli affetti potrebbero salvare il tormentato protagonista,la scelta politica non è mai in discussione,nemmeno quando nel finale pare abiurare. Questo,semplicemente,perchè egli si schiera con "i più",vuole star nel gregge ,ovunque esso vada. Ho visto il film restaurato,sul grande schermo. Al termine dibattito dove parlavano di politica e società. Sembrava che riprese ardite,scenografia monumentale,interpreti in gran forma non contassero poi molto. Eppure "Il conformista" è bello assai,semplicemente lasciandosi coinvolgere dalle immagini. Trintignant al suo meglio,sensibile e duttile come pochi. La Sandrelli perfetta anima candida,sensuale e fulgida nella danza con la splendida Sanda. Dura e bellissima la fuga con la morte di quest'ultima. Film più psicologico che politico,in definitiva.
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celluloide
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mercoledì 19 settembre 2012
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cinema immortale
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Stefania Sandrelli e' la stella che brilla ed illumina il film.
Sul resto che dire, e'stato detto tutto.
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rdemuro
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domenica 8 luglio 2012
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essere come gli altri, contro se stessi.
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Capolavoro di Bertolucci del 1970, il film si rifà all'omonimo romanzo di Moravia.
L'azione si svolge durante il periodo di guerra e copre un arco di tredici anni, dal 1930 al 1943. Il protagonista è un professore apparentemente innocuo, del quale trapeleranno, nel corso del dramma, l'indole violenta (probabilmente legata al fatto di essere stato vittima di un tentato abuso sessuale), la tendenza omosessuale, le frustrazioni e le angosce. L'adesione al partito fascista, più che ideologica, è quasi una scelta spinta dal desiderio di celare il proprio caos interiore, un'occasione per "conformarsi", appunto. I personaggi di Bertolucci, condividono con quelli di Moravia, l'inerzia; come quelli sono annoiati, pervasi da conflitti interiori , da pulsioni puntualmente represse.
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Capolavoro di Bertolucci del 1970, il film si rifà all'omonimo romanzo di Moravia.
L'azione si svolge durante il periodo di guerra e copre un arco di tredici anni, dal 1930 al 1943. Il protagonista è un professore apparentemente innocuo, del quale trapeleranno, nel corso del dramma, l'indole violenta (probabilmente legata al fatto di essere stato vittima di un tentato abuso sessuale), la tendenza omosessuale, le frustrazioni e le angosce. L'adesione al partito fascista, più che ideologica, è quasi una scelta spinta dal desiderio di celare il proprio caos interiore, un'occasione per "conformarsi", appunto. I personaggi di Bertolucci, condividono con quelli di Moravia, l'inerzia; come quelli sono annoiati, pervasi da conflitti interiori , da pulsioni puntualmente represse. Tutti i tentativi di cambiamento vengono costantemente accantonati, dettati dall'incapacità di opporsi alla realtà. Questi sentimenti di rinuncia erano legati alla dottrina fascista di quegli anni che si impose come unica cultura. Questo ha fatto si che coloro che sono cresciuti sotto questa ditattura, non abbiano avuto un'effettiva libertà di scelta, né una formazione autonoma che fosse lontana da quella mussoliniana. Tutto questo è stato reso magistralmente da Bertolucci che, attraverso una luce orientata in senso espressionista, una narrazione cronologica spesso frammentaria e attraverso vicende surreali, traccia un percorso psicologico condotto privilegiando la dimensione metaforica e analitica.
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francesco2
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mercoledì 13 giugno 2012
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i due volti di un regista
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Secondo il saggistaGarofalo, parlando di cinema politico quello bertolucciano è un esempio più ponderabile di tanti film impegnati ed a sfondo sociale. Si condivida o meno, la frase riporta chi scrive a due opere, prima di quella di cui sto per parlare: "Ultimo tango a Parigi", con un mondo che sta per morire, ed i protagonisti indefinit(iv)i, che rifiutano di svelare i propri nomi, che il tempo cancellerà e legati alla loro specificità. L'altro è il più discusso "The Dreamers", in realtà forse bellissimo pur con qualche leziosità autoriale-poltica (Appunto), dove il cinema è veicolo di
coscienza e conoscenza: invece di rappresentare un'alienazione, è veicolo di amore personale come universale, che spinge due dei tre protagonisti ad uscire dal loro isolamento, pur non recusando la violenza.
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Secondo il saggistaGarofalo, parlando di cinema politico quello bertolucciano è un esempio più ponderabile di tanti film impegnati ed a sfondo sociale. Si condivida o meno, la frase riporta chi scrive a due opere, prima di quella di cui sto per parlare: "Ultimo tango a Parigi", con un mondo che sta per morire, ed i protagonisti indefinit(iv)i, che rifiutano di svelare i propri nomi, che il tempo cancellerà e legati alla loro specificità. L'altro è il più discusso "The Dreamers", in realtà forse bellissimo pur con qualche leziosità autoriale-poltica (Appunto), dove il cinema è veicolo di
coscienza e conoscenza: invece di rappresentare un'alienazione, è veicolo di amore personale come universale, che spinge due dei tre protagonisti ad uscire dal loro isolamento, pur non recusando la violenza.
Queste considerazioni potrebbero aggiungere qualcosa all'analisi del più datato (Ma, probabilmente, solo in senso cronologico) "Conformista". Non solo perché, molto banalmente, è (fin troppo?) stridente la coesistenza tra la dimensione sociale (sic!) del personaggio, impegnato(?) al fianco di chi persegue la restaurazione poltica ed economica, ma che, proprio nella sua apparente insignificanza,cerca una via di fuga da capisaldi istituzionali, quali la Chiesa cattolica ("Voglio una mia religione"), come nella propria apparente(?) amoralità vive per decenni perseguitato da un ingiustificato senso di colpa, che ne caratterizzerà stati d'animo e -Forse- scelte.
Il discorso appare più interessante analizzando il taglio registico. Una doppia dimensione delle inquadrature, che finirà per interessare i rapporti tra le due coppie, appare in varie scene, ad esempio quella in cui Trintignant parla con un gerarca, e sullo sfondo tre coriste eseguono una canzone dell'epoca. Ma ancora prima, si potrebbe "dividere in due" la scena in cui lo stesso personaggio si alza dal letto e la moglie rimane coricata: compresenza, in una stessa inquadratura, (forse) non di vita e morte, ma di vita e rilassamento, di grossolanità ed eleganza.
Ecco che allora "Il conformista", film discontinuo nel suo incedere macchinoso, che unisce vero cinema d'autore a virtuosismi registici e personaggi discutibili (La Sandrelli e sua moglie, per esempio: ma altri, come quello di Moschin, appaiono meglio focalizzati), sembra manifestare nelle scelte tecniche la doppiezza di un "uomo qualunque" di allora, e di sempre. Ma anche una doppia essenza di Bertolucci stesso, un poeta del cinema, nella cui poesia però la rabbia può espodere senza lasciare tracce di fumo.
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antonio canzoniere
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sabato 2 giugno 2012
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la gioia di essere se stessi
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Nella Roma fascista del ’38, Marcello Clerici, professore di filosofia e promesso sposo di Giulia, piccolo borghese solare e civettuola, ottiene una missione per conto dell’OVRA: uccidere il suo vecchio professore, dissidente politico residente a Parigi. S’innamorerà di Anna, la moglie del vecchio docente, attraente quanto ambigua, che intreccerà rapporti morbosi con Marcello e consorte. Alla fine scoprirà la verità su un risvolto del suo passato. Tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che viene sovvertito nei temi e nel contenuto, il film segna l’inizio della serie dei capolavori del grande Bertolucci. Diviso tra una grigia Roma mussoliniana e una Parigi luminosa ed esistenzialista illuminate dalle luci di stampo espressionista del grande Vittorio Storaro, questo opus n.
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Nella Roma fascista del ’38, Marcello Clerici, professore di filosofia e promesso sposo di Giulia, piccolo borghese solare e civettuola, ottiene una missione per conto dell’OVRA: uccidere il suo vecchio professore, dissidente politico residente a Parigi. S’innamorerà di Anna, la moglie del vecchio docente, attraente quanto ambigua, che intreccerà rapporti morbosi con Marcello e consorte. Alla fine scoprirà la verità su un risvolto del suo passato. Tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che viene sovvertito nei temi e nel contenuto, il film segna l’inizio della serie dei capolavori del grande Bertolucci. Diviso tra una grigia Roma mussoliniana e una Parigi luminosa ed esistenzialista illuminate dalle luci di stampo espressionista del grande Vittorio Storaro, questo opus n.8 è, nonostante il protagonista voglia essere un conformista, un inno all’anticonformismo, alla libertà di amore, pensiero e dell’essere sé stessi. E’ il dramma di un’esistenza tormentata che non trova appoggi e che sembra perfino rifiutarli in un certo senso: Marcello, sconvolto da un trauma infantile, non riesce a non ricordare l’autista che tentò di violentarlo e sfogandosi sparandolo, trova nella violenza un’ancora disperata, fuori dalla religione e dagli affetti. L’unico sprazzo di vita e di libertà che gli passerà davanti sarà l’infatuazione per la moglie del professore, che però lascerà morire per mano dei sicari fascisti nell’imboscata in Savoia. Opera cinefila in ogni senso, omaggia l’espressionismo tedesco da Stenberg fino ad Ophuls ed immancabilmente, Il disprezzo di Godard. Trintignant straordinario, Sandrelli fantastica, Sanda celestiale, ammirevole Moschin. Nomination al Golden Globe come miglior film straniero e all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. La magnifica sequenza del ballo è girata nei sobborghi di Parigi.
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filippo catani
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sabato 31 dicembre 2011
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un conformista
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Un agente della polizia segreta fascista viene mandato a Parigi per eliminare il suo ex professore di filosofia noto antifascista da sempre e ora considerato troppo scomodo. L'uomo si recherà così in Francia con la scusa del viaggio di nozze con la bella ma sempliciotta e ingenua moglie. L'uomo rimarrà però colpito dal fascino della giovane moglie del vecchio professore.Tratto dall'opera di Moravia
Splendida opera di Bertolucci che tratteggia il ritratto perfetto del conformista e cioè di colui che aderisce con entusiasmo ad una causa poi prosegue nel suo intento perchè così va il mondo e così si deve fare per mantenere la propria posizione e poi alla caduta del vecchio regime eccolo saltare subito sul carro dei nuovi vincitori.
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Un agente della polizia segreta fascista viene mandato a Parigi per eliminare il suo ex professore di filosofia noto antifascista da sempre e ora considerato troppo scomodo. L'uomo si recherà così in Francia con la scusa del viaggio di nozze con la bella ma sempliciotta e ingenua moglie. L'uomo rimarrà però colpito dal fascino della giovane moglie del vecchio professore.Tratto dall'opera di Moravia
Splendida opera di Bertolucci che tratteggia il ritratto perfetto del conformista e cioè di colui che aderisce con entusiasmo ad una causa poi prosegue nel suo intento perchè così va il mondo e così si deve fare per mantenere la propria posizione e poi alla caduta del vecchio regime eccolo saltare subito sul carro dei nuovi vincitori. Bellissima la scena del ballo a Parigi così come meravigliosamente ironica e tragica è la figura del camerata fascista che deve controllare che venga portata a termine la missione. Dialoghi che contengono battute davvero taglienti rivolte non tanto a una nazionalità in particolare ma un terribile e preciso modo di essere che non passa mai di moda. Meraviglioso e tragico allo stesso tempo quando all'inizio del film si parla di Hitler come di un pazzo a cui veniva appositamente offerto da bere nelle birrerie tedesche per farlo infervorare e fargli dire ogni genere di nefandezze. Peccato che dopo qualche anno quelle nefandezze arrivarono al potere.
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catullo
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martedì 2 novembre 2010
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il migliore di bertolucci
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Con questo film Bertolucci si conferma regista di statura internazionale rivelando uno stile raffinato nel muovere la cinepresa e nel modo di sviluppare le prospettive fotografiche delle immagini e nel rappresentare i personaggi dell’ambiguo racconto di Moravia…..l’ambiguità sessuale sempre ricorrente nei film di Bertolucci…il protagonista che in gioventù rimane vittima della pederastia come esperienza traumatica…il lesbismo come rappresentazione della devianza in alcuni suoi personaggi femminili . Bertolucci si trova perfettamente a suo agio a dirigere questi personaggi e riesce in questo film bellissimo a intrecciare le passioni sentimentali a quelle del dovere politico dell’assassinio del professore antifascista in un crescendo di incertezze e ripensamenti che sfociano nella realizzazione drammatica dell’agguato sanguinoso.
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Con questo film Bertolucci si conferma regista di statura internazionale rivelando uno stile raffinato nel muovere la cinepresa e nel modo di sviluppare le prospettive fotografiche delle immagini e nel rappresentare i personaggi dell’ambiguo racconto di Moravia…..l’ambiguità sessuale sempre ricorrente nei film di Bertolucci…il protagonista che in gioventù rimane vittima della pederastia come esperienza traumatica…il lesbismo come rappresentazione della devianza in alcuni suoi personaggi femminili . Bertolucci si trova perfettamente a suo agio a dirigere questi personaggi e riesce in questo film bellissimo a intrecciare le passioni sentimentali a quelle del dovere politico dell’assassinio del professore antifascista in un crescendo di incertezze e ripensamenti che sfociano nella realizzazione drammatica dell’agguato sanguinoso. Una scena indimenticabile di grande cinema questa…come il tango tra colori e languori nel locale parigino tra la Sandrelli e Dominique Sandà…la musa di Bernardo Bertolucci.
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zen
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venerdì 2 gennaio 2009
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il miglior bernardo bertolucci
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Chi è alla ricerca del miglior Bertolucci probabilmente lo troverà qui.
Al di là della bellezza della storia, che riflette su uno dei cancri del nostro tempo (il conformismo acefalo), colpisce la qualità filmica dell'opera: gli andirivieni temporali, la fotografia di Storaro, la 'morbidezza' della regia e l'immedesimazione nel ruolo di Trintignant. Da vedere.
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