La mia droga si chiama Julie

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Un film di François Truffaut. Con Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve, Nelly Borgeaud, Martine Ferrière, Marcel Berbert.
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Titolo originale La sirène du Mississippi. Drammatico, durata 120 min. - Francia, Italia 1969. MYMONETRO La mia droga si chiama Julie * * * - - valutazione media: 3,17 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La mia droga si chiama Julie, di Claudio Arresta Valutazione 3 stelle su cinque

di piovani84


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giovedì 2 ottobre 2008

La mia droga si chiama Julie (1969) La mia droga si chiama Julie è il titolo che la distribuzione italiana ha scelto per tradurre “La sirène du Missisipi”, una scelta che proveremo a motivare in questo capitolo. La sirène du Missisipi è un film che Francois Truffaut ha voluto dedicare a uno dei suoi maestri, Renoir, come dice la scritta stessa subito dopo i titoli di testa alla quale seguono delle immagini storiche, in bianco e nero in cui dei soldati si abbracciano anzichè farsi la guerra. Queste immagini fortemente simboliche, aprono il film, anche se appaiano e sono slegate dallo sviluppo narrativo del plot a differenza di quelle che vediamo successivamente, ovvero un auto che cammina per la città, ripresa prima dall’alto e poi da dietro, con un uomo al volante, quest’uomo non è il protagonista, ma solo il suo socio. Lois Mahè è il ricco e bello proprietario di una fabbrica di sigarette, interpretato dall’attraente Jean Paul Belmondò, il quale per non spiegati motivi decide di sposare una donna conosciuta con un annuncio sul giornale e di cui aveva visto solo la sua foto. Questa donna si chiama Julie Russel e Luois la aspetta al porto dell’isola si Runion (Africa) dove viveva lui per potersi sposare e vivere insieme, ma non la vede arrivare. Si presenta invece davanti a lui un’altra donna, bionda, con un vestito elegante, un cappello giallo e una gabbia con un canarino( Cathrine Denauve). Questa donna dice di essere Julie Russel e che la foto che Louis aveva visto era falsa perchè lei si vergognava di far vedere il suo vero volto. In realtà quella non è la vera Julie Russel perchè quest’ultima è stata assassinata e gettata in mare dal marito di Marion, la donna che mente dicendo di essere la vera Julie per truffare il povero Louis. Il primo elemento importante da sottolineare è il fatto che la Julie falsa, cioè Marion, è di una bellezza e una classe sconvolgenti, tali da far dimenticare a Louis il fatto di avergli mentito, per cui tutto fila lisco: i due si sposano felicemente e vanno a vivere nella bellissima villa di lui. La personalità di Louis è alquanto complicata, visto che non è chiaro come un uomo così affascinante e ricco debba ricorrere agli annunci per trovare una donna da sposare, forse perchè ha paura che le donne lo cerchino solo per i suoi soldi, forse perchè è un uomo con seri problemi sociali o semplicemente per gioco, fattostà che si invaghisce così tanto della sua nuova moglie che le permette di accedere al suo conto corrente senza il suo permesso. Per quanto riguarda Julie, o Marion, si parla di una personalità talmente ingarbugliata da scriverci un libro o girarci un film. Mogliettina perfetta fino al momento in cui scappa col denaro del marito, si ritrova sola a fare la soubrette in un locale della Provenza per mantenersi da vivere, perchè il suo vecchio marito (Marion era già sposata prima di sposarsi con Louis) le aveva preso i soldi e lasciata sola, dopo averla costretta ad ingannare il povero Louis. Marion è una donna con un passato difficile, come tutti i personaggi peccatori di Truffaut: rimasta orfana da piccola, ha cominciato a cambiare diverse famiglie. Questà instabilità l’ha portata a vivere per la strada e a rubare finendo spesso nei riformatori dove la costringevano a dormire con la luce accesa, per questo quando dormiva con Louis aveva quegli attacchi di panico dormendo con la luce spenta. Poi ha conosciuto suo marito, che la trattava male e che infine l’ha costretta a prendere il posto della vera Julie sulla nave. Insomma un passato turbolento che non può e non deve giustificarne le azioni, ma che certamente Truffaut, come ben sappiamo, ama descrivere per spiegare il perchè di una mente così contorta. Quindi da mogliettina dolce e affettuosa si trasforma in una ladra e una bugiarda. Prende il bottino e scappa (vi ricorda qualcosa? Ancora una volta Psyco è citato) e Louis, insieme alla sorella della vera Julie che non aveva più notizie di lei, si affida al detective privato Comolli per ritrovarla, nel frattempo va a riposarsi in una clinica di Nizza dove non farà altro che pensare a ripensare a sua moglie, sognandola anche la notte. Fino al momento della fuga di Julie, Truffaut ce l’ha voluta mostrare come una moglie dolce e fedele, piena di attenzioni anche sensuali per il marito (si slaccia volontariamente il vestito per chiedere al marito un aiuto a richiuderlo), mentre poi si scopre che Marion così non è. Questo crea un’attesa, la curiosità di sapere quindi come è davvero e sul cosa dirà per discolparsi quando il Luois la ritroverà. Lei non si assumerà le sue responsabiltà, non chiede scusa, getta la colpa delle sue azioni alla sua vita passata e al suo ex marito, ma continua la farsa dicendogli che l’ama ancora. Mossa geniale visto che Louis era sul punto di spararle, ma non ha il coraggio. In fondo i giorni più felici della sua vita sono stati quelli vissuti affianco a lei, anche se nella menzogna e nell’inganno lui si era sentito vivo e felice. Quindi ci casca di nuovo e si mette in fuga con lei, scappano in Provenza, la seconda luna di miele. Julie è come una droga per lui, all’inizio c’è la curiosità, il gioco, poi il piacere e poi la dipendenza. Louis sa benissimo che Julie gli può fare del male da un momento all’altro, sa che non c’è da fidarsi di quella donna, ma non ne sa fare a meno, Quando era senza di lei era tormentanto come un tossico dipendente senza la sua dose, lui per lei fa di tutto, anche ciò che non vorrebbe. E lei Marion Vergane, o Julie, donna bellissima dagli occhi celesti e dallo sguarda angelico se ne approfitta: lei invece si fida di lui, sà che non le farebbe mai del male e che non la tradirebbe per nulla al mondo, così accetta di scappare con lui e di ritornare a essere quella mogliettina che falsamente è già stata. Le cose tra di loro adesso vanno più che bene, fanno spesso l’amore e lui si diverte a nasconderle le muntandine. Prima invece, alla scoperta dell’inganno, lui aveva bruciato tutti i suoi intimi, sintomo di una passione che senza di lei si spegne e non sa come alimentarsi; lei si cambia la maglietta per la strada mostrando il seno ad un automobilista che per guardarla va a sbattere contro un palo con la sua auto. Quella di Julie è una continua seduzione del marito, in fondo è questo ciò che tiene vivo il loro rapporto. Anche lei sembra innamorata, ma non lo è davvero, finge di esserlo perchè da lui si aspetta altri soldi infatti lo convince a svendere la sua fabbrica al suo socio, per fuggire via ricchi e felici. Ma come sempre accade nei film di Truffaut, quando un uomo e una donna vivono finalmente una bella relazione qualcosa succede. Succede che il detective Camolli si mette sulle tracce di Julie che finalmente può consegnare alla polizia, ma Louis gli spara e lo seppellisce nella cantina dell’appartamento dove la coppia viveva in affitto. I due quindi continuano a scappare, ma ad essere felici, quanto meno all’apparenza. Vanno a Lione e non a Parigi come preferiva lei e continuano la loro vita di coppia, ma quando il corpo del detective viene scoperto dalla polizia devono fuggire di nuovo, ma non c’è il tempo per passare a prendere i soldi dall’albergo, allora fuggono verso la Svizzera senza denaro. In mezzo a tutte queste vicende della storia del film: assassini, fughe, menzogne, ricerche, ribaltamenti e colpi a sorpresa, che ne fanno uno dei film più Hitchcockiani di Truffaut (pensiamo anche all’uccisione del detective che ancora una volta ci riporta a Psyco) quello che più ci deve interessare è la relazione tra Louis e Marion, a come si sviluppa e si evolve. Louis per lei ha lasciato tutto, il suo lavoro, i suoi soldi, la sua villa, ha anche sparato a un uomo mettendosi in fuga dalla polizia, lei invece per lui non ha ancora fatto nulla di concreto a parte rubargli tutti i soldi e averlo ingannato per più di una volta, ma nonostante ciò Louis ha deciso di non abbandonarla. Julie o Marion è una donna con un grande bisogno di affetto e protezione, tutto ciò che non ha avuto da ragazza quando era abituata a rubare, a approfittarsi della gente e a mostrare le unghie per difendersi dalla gente cattiva. Adesso ha tutto quello che vuole, ma dovrebbe rinnegare la sua intera vita rinunciando al denaro, cioè a quella cosa che non ti fa soffrire, che non ti delude mai. “Non amo il denaro, ma lo tratto bene”, dice allo stesso Louis pronunciando queste parole molto significative: Julie non vorrebbe affidare la sua felicità ai soldi, ma sa anche che questa è una scelta che non la deluderà mai e che durerà per tutto il tempo che vorrà, mentre l’amore è fragile e poi lei non c’è abituata ad amare e a farsi amare. Ritrovandosi tra le nevi a dormire con un uomo che la ama tanto in un rifugio per sciatori al confine con la Svizzera e senza un soldo in tasca, decide che Louis non le serve più. Fino a quel momento lo aveva amato, ma l’amore per lei non era il fine della sua vita, ma un mezzo. Lei lo amava perchè poteva essere utile alla sua vita, ma adesso il ricco Louis Mahè è solo un pover uomo cotto di lei. Lo avvelena con una polvere per i topi, lui se ne accorge e la perdona, ancora una volta. Dopo avergli tolto tutto stava per togliergli anche la vita, ma questo per Louis non è il male peggiore. Il peggio nella vita di Louis è tornare alla sua vecchia vita, abitudinaria e ripetitiva (“Prima non mi piaceva la Domenica, ora che ci sei tu, invece, non vedo l’ora che sia Domenica”), chiusa tra i suoi valori e le sue certezze. Una vita fredda, piatta, senza emozioni, senza passioni, senza amore. Louis ama Julie non solo per la sua bellezza, ma anche perchè gli fa battere forte il cuore, gli fa provare sentimenti che non aveva mai provato e che una donna normale e discreta (ciò che lui cercava nell’annuncio) non sarebbe mai riuscita a svegliare in lui. Viceversa lei si innamora di lui per la sua immensa generosità, la protezione e l’affetto che lei non aveva mai avuto nella sua vita. Tutti e due sono condizionati dal loro passato, Julie un pò di più visto che fino alla fine non riesce ad accettare il suo amore per Louis e decide di ucciderlo, ma se ne pente quando lui la perdona e sembra un pentimento sincero. Per ritrovarsi quei due avevano bisogno che uno di loro facesse il primo passo e che si mettesse il passato alle spalle anche per l’altro; così ha fatto il coraggioso Louis, che coraggioso prima non era, il quale dice alla moglie di non avere rimorsi, per averla amata e per aver dato tutto per lei. Anche lei sentendo queste parole si incoraggia a cercare ed accettare il suo amore e decide di provare a salvarlo. Paura è la parola chiave di questa relazione: Louis ha paura di Julie, sa che il suo amore per lei lo potrebbe far stare male, ma preferisce rischiare pur di vivere quei momenti intensi come mai gli era successo prima. Anche Julie ha paura: paura di vivere senza una sicurezza economica, nella verità e nel rispetto e soprattutto di amare, di aprire il suo cuore ad un uomo. Dice di sentirsi male “Forse è questo l’amore, l’amore fa male”. Alla fine del film i due sono enormemente cambiati, la trasformazione è avvenuta e al contrario di quanto succede di solito per i personaggi di Truffaut sempre molto coerenti suppur articolati, qui vi è una trasformazione totale che i due personaggi fanno insieme guardando finalmente nella stessa direzione. Ma Truffaut, uomo e regista troppo acuto per un finale da banale romanticismo, ci lascia un lieto fine che però sà un pò amaro: i due vanno via insieme in cerca di un aiuto; Louis rischia di morire per il veleno in corpo e lei rischia di rimanere sola con il rimpianto di non essere mai stata felice. Ancora una volta troviamo in un film di Truffaut tutte le difficoltà che un uomo e una donna possono incontrare prima di essere davvero felici. L’amore non è semplice, è un sentimento che ognuno assorbe a modo suo, non ci sono leggi, nè regole e spesso non è più forte di tutto. In La mia droga si chiama Julie c’è tutta l’amarezza per non aver potuto essere felici prima quando si poteva e per non aver chiuso con il passato quando si era ancora in tempo. In mezzo all’amore c’è sempre qualcosa o qualcuno: spesso è il denaro che molti uomini e molte donne vedono come sostitutivo dell’amore. In realtà, Truffaut vuol dirci, che la ricerca della felicità attraverso il denaro è solo la conseguenza di una paura di amare e di un abitudine ad una vita comoda e serena come quella di Louis e instabile come quella di Julie. Non è un caso che le immagini di apertura ci facciano vedere un abbraccio in guerra. La guerra intesa come la lotta per il potere attraverso la violenza; quell’abbraccio ci dice che basterebbe poco per provare ad essere felici, l’amore non è più forte di tutto, ma vale la pena viverlo, nell’incertezza proprio come fanno i due personaggi che vanno via tra le nevi verso una metà sconosciuta con un destino più che mai incerto e con alle spalle una colonna sonora dalla melodia dolce e romantica, ma con dei bassi che reggono l’armonia violenti e pieni di tensione e di mistero. La sirène du Missisipi Julie si trasforma in una donna innamorata e quell’uomo tutto d’un pezzo adesso un affettuoso marito che farebbe di tutto per la moglie, dalla quale non riesce a separarsi sebbe sappia molto bene che potrebbe fargli male da un momento all’altro, proprio come una droga. “Perdersi è per i 2 personaggi la condizione per ritrovarsi. La degradazione di Luois Mahè, il capitalista sicuro di sè e dei propri incrollabili valori, inizia con la comparsa di Julie Marion, l’angelo del male destinato a turbare l’ovattata tranquillità di un ritmo coniugale i cui tempi sono segnati dagli antiki, scrupolosi rituali domestici. Insieme attraverseranno le esperienze più violente: la fuga dallo squllore quotidiano non conosce il segno dell’abiezione, dell’avvilimento progressivo. La menzogna, il furto, l’inganno, l’assassinio sono le tammpe di un itinerario spirituale ke un itinerario geografico parallelo sembra raddoppiare: La Reunion, Nizza, Antibes, Aix en Provence, Lione e la frontiera, confusa nel fiabesco candore di una tormenta di neve. Julie non può fare a meno di ricordarci Nicole, la calda amante e non solo perchè la Denueve è la sorella sfortunata di Francois Dorleac: Louis spoglia e accarezza Marion ke finge di dormire, come Pierre fa con la giovane hostess. Ma Julie è anke il nome della sposa in nero e una straordinaria coincidenza sottolinea il rapporto tra i 2 personaggi: c’è una scena in cui il volto di Julie invade lo skermom stampigliato sulle migliaia di pakkietti di sigarette ke escono dalla makkina confezionatrice, come il ritratto dell’altra Julie, all’inizio della Mariee. D’altra parte il vero nome di Julie è Marion come Marion Crane di Psyco e esplicitamente hitchcockiana la prima parte del film, all’isola della Reunion: la normalità di una esistenza quotidiana, turbata da inquietanti presenze di segni oscuri (il baule kiuso, la morte del canarino, il caffè, la lettera non spedita...). Ma la rassomiglianza più profonda è forse quella con Marnie, l’eroina del film di Hitchcock: la bugiarda, ladra, frigida Marnie salvata dall’amore incondizionato di Sean Connery, il cui posto è qui preso da Jean Paul Belmondo” Julie risulta paragonabile anche a Camille di Mica scema la ragazza, del resto l’attore uomo è lo stesso. Anche Camille ha avuto un infanzia difficile e una vita travagliata fatta di riformatori e uomini poco raccomandabili ed entrambi i personaggi usano l’inganno e la seduzione per raggiungere i propri obiettivi, ma i due personaggi appaiono molto lontani nella sostanza perchè Camille è un personaggio che fino alla fine si comporta coerentemente con se stessa, senza avere nè scrupoli ne tentennamenti, mentre Julie non ha un piano a lungo termine, nè una coerenza duratura. Alla fine Julie cede all’amore, non si sa se per rassegnazione o per una trasformazione sincera, ma di fatto cambia. Non è un caso che Truffaut non ci faccia vedere nè il momento in cui scappa col denaro nè il momento in cui avvelena il marito. Questi sono incidenti di percorso che non vanno mostrati, quel che conta è che Julie attraverso anche questi passaggi si sia finalmente lasciata andare all’amore e si sia tolta quell’aria triste dal viso che sempre la accompagnava durante il film. Aria triste che invece l’allegra e vivace Camille non conosceva, lei sapeva solo ridere, ridere e sedurre. Julie, alla fine prende un’altra strada, seguire il suo uomo e salvarlo. Ricorderete, dunque le prime immagini, quelle in cui il socio di Louis guida una macchina rossa: Truffaut decide di affidare a queste immagini l’inizio della sua storia allo scopo di creare un contrasto tematico tra l’inzio e la fine. Il socio è colui il quale ci guadagna di più da questa storia, in fondo Louis gli svende la sua parte di fabbrica di cui ne diventa l’unico e incontrastato proprietario. Un finale tanto intenso e puro, è invece l’opposto di quanto successo al socio di Louis: i due vanno via senza un briciolo di certezza sulle loro vite future ma con un collante molto forte: l’amore che è anche passione e la passione che è anche amore, niente a che vedere coi soldi. In questo concetto si conclude il film. . Le film est dèdiè a Jean Renoir

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luciano lunedì 8 dicembre 2008
recensione interminabile
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No
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non si può scrivere una recensione lunga un chilometro....

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luigim giovedì 20 ottobre 2011
luigim86
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Hai scritto una recensione chilometrica, più spocchiosa che noiosa... divertendoti, per giunta, ad avvalerti di francesismi (tutti scritti in maniera sbagliata: orribile la "o" accentata sul cognome di Belmondo). Ma il colpo di genio è stato giudicare "immagini storiche" la scena tratta dal film di Renoir...! Altrimenti, mi sai spiegare che motivo d'esistere avrebbe quella scena, se non il fatto che subito dopo viene esposta la dedica allo stesso Renoir?! Ma non mettetevi a fare i sapientoni se non sapete le cose!

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