Play Time - Tempo di divertimento

Film 1967 | Comico +13 108 min.

Titolo originalePlaytime
Anno1967
GenereComico
ProduzioneFrancia
Durata108 minuti
Regia diJacques Tati
AttoriJacques Tati, Barbara Dennek, Rita Maiden, France Rumilly, France Delahalle Valérie Camille, Erika Dentzler.
Uscitamartedì 14 giugno 2016
TagDa vedere 1967
DistribuzioneRipley's Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 4,00 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jacques Tati. Un film Da vedere 1967 con Jacques Tati, Barbara Dennek, Rita Maiden, France Rumilly, France Delahalle. Cast completo Titolo originale: Playtime. Genere Comico - Francia, 1967, durata 108 minuti. Uscita cinema martedì 14 giugno 2016 distribuito da Ripley's Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 4,00 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Monsieur Hulot si trova in una Parigi futuristica in cui le moderne tecnologie ostacolano ed annullano ogni tipo di relazione umana.

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Consigliato assolutamente sì!
4,00/5
MYMOVIES 4,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,50
ASSOLUTAMENTE SÌ
Con la produzione più costosa della sua filmografia, Tati ottiene universali favori critici ma non l'immediata gratificazione del pubblico.
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 13 giugno 2016
Recensione di Giancarlo Zappoli
lunedì 13 giugno 2016

In una Parigi distante anni luce dalla Ville Lumière della tradizione Monsieur Hulot cerca di incontrare una persona e nel frattempo si ritrova in luoghi in cui la modernità ha imposto la propria concezione di stile di vita e di lavoro. In parallelo un gruppo di turiste visita la città.
Con Playtime Jacques Tati realizza la produzione più costosa della sua filmografia ma anche della cinematografia francese dell'epoca. Il suo sforzo sul piano economico non verrà gratificato dall'accoglienza del pubblico mentre otterrà pressoché universali favori critici. Il motivo risiede nelle aspettative che gli spettatori si erano create sulla base dei film precedenti del regista/attore. Il pubblico voleva una 'storia' e qui Tati invece gliela nega; il pubblico voleva un protagonista e in questa occasione Monsieur Hulot è 'uno' dei personaggi (si vedano la sua ritardata entrata in scena e, alla fine, la sua uscita quasi di soppiatto). Lo studioso Noël Burch lo definì"un film che va visto non solo più volte ma da più distanze diverse". Il senso di questa valutazione risiede nel fatto che Tati lo gira nell'inusuale (tranne che per Kubrick in 2001 Odissea nello spazio) formato del 70 mm, prediligendo l'utilizzo della profondità di campo e cercando di ridurre al minimo i movimenti di macchina. Tutto ciò comporta una molteplicità di azioni all'interno della stessa inquadratura e richiede allo spettatore di non essere passivo (come accade con il montaggio accentuato) ma di 'andarsi a cercare' i punti di forza dell'azione. La quale si situa in un mondo in cui i segnali di allarme presenti in Mio zio non hanno più ragion d'essere in quanto una modernità asettica ha invaso e pervaso il vivere sociale nella grande città.
Se nella casa dei signori Arpel ci si poteva trovare a mangiare in uno spazio che assomigliava a un ambulatorio ora (vedasi l'inizio del film) si deve cercare di capire dove ci si trova: in un ospedale o in un aeroporto? I due luoghi sono diventati intercambiabili in una Parigi in cui i nuovi palazzoni vetro e cemento nascondono i monumenti del passato. Se nella casa di Hulot nel film precedente il movimento di una finestra poteva, con il suo riflesso, far cantare un uccellino in gabbia ora i vetri possono continuare a riflettere, ma solo di sfuggita, la Parigi del tempo che fu. A proposito di animali: se i cani aprivano e chiudevano significativamente Mio zio in questa Parigi gli animali sembrano essere quasi totalmente scomparsi. Con una sola eccezione che lo spettatore potrà scoprire.
Tati lavora, facendo ancora una volta e più che nel passato leva sugli elementi del sonoro, su un livello di concreta astrazione. L'ossimoro è solo apparente perché di fatto ciò che appare come poco realistico si rivela come rivelatore di uno sguardo quasi entomologico la cui lente si piega verso una società che ha ormai perso il senso delle relazioni interpersonali anche se, in modo talvolta inconscio e spesso comunque confuso, ne è alla ricerca.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Monsieur Hulot alle prese con un gruppo di turisti americani in visita a Parigi. Una serie di incidenti trasforma la serata dell'inaugurazione di un locale nella demolizione di un cantiere. È, anche per l'alto costo, il film più ambizioso di J. Tati (1908-82), quello in cui spinge alle estreme conseguenze la sua comicità di osservazione e la capacità di chiudere in una sola inquadratura una grande molteplicità di informazioni. È il film - girato in 70 mm - in cui Tati ha più sopravvalutato l'intelligenza del pubblico e la capacità di attenzione dello spettatore. Una sconfitta che gli fa onore, ma che gli tribolò gli ultimi 15 anni. Inadatto al piccolo schermo. Restaurato nella sua versione integrale (152') nel 2002 e ridistribuito in Francia. Rivisto con il senno di poi, acquista un valore profetico come satira della globalizzazione a tutti i livelli: Tati ha messo in immagini la crisi spirituale del suo secolo.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 1 novembre 2010
Reservoir Dogs

Tempo di divertimento ma per chi? E' il caso di domandarselo per l'uomo o per la macchina? Jacques Tati degno successore di Buster Keaton gioca principalmente in questo film più che mai nelle isotopie e cosi sin dall'inizio del film crediamo di trovarci in un ospedale; tra le tante persone che vediamo passare troviamo infermieri e chirurghi che si riveleranno rispettivamente hostess [...] Vai alla recensione »

venerdì 4 novembre 2016
Itimoro

Ho rivisto, dopo tanti anni, recentemente questo film, restaurato. Sottoscrivo la recensione di Zappoli. Vorrei tentare un paio di osservazioni: 1 -l'idea della ripetitività e della necessità di "pensiero unico" indotto dalla modernità è resa in maniera magistrale, ma sottotraccia, dalla presenza quasi esclusiva, nei momenti in cui si vedono file di auto parcheggiate, di SIMCA 1000.

lunedì 14 dicembre 2009
Michele Piatti

Questo è il capolavoro di Tati, ma non ebbe successo inizialmente poichè il regista aveva sopravvalutato troppo l' intelligenza del pubblico.

domenica 1 marzo 2015
il befe

bello

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