Paisā

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Un film di Roberto Rossellini. Con William Tubbs, Harriet Medin, Gar Moore, Carmela Sazio, Dots Johnson.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 125 min. - Italia 1946. MYMONETRO Paisā * * * * - valutazione media: 4,42 su 14 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

La liberazione percorre da sud a nord la penisola. Valutazione 5 stelle su cinque

di Great Steven


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mercoledė 30 dicembre 2020

PAISà (IT, 1946) diretto da ROBERTO ROSSELLINI. Interpretato da CARMELA SAZIO, ROBERT VAN LOON, MERLIN BETH, DOTS JOHNSON, ALFONSINO PASCA, MARIA MICHI, GAR MOORE, HARRIET WHITE, RENZO AVANZO, BILL TUBBS, DALE EDMONDS, ROBERTO VAN LOEL, JOHN WHALING ALLEN, GIULIETTA MASINA ● Sei episodi della Seconda Guerra Mondiale in Italia visti attraverso l’occhio degli Alleati anglo-americani e degli italiani che gli si affiancarono per estirpare il nazifascismo dal paese, dallo sbarco in Sicilia fino alla lotta partigiana sul delta del Po, passando per Napoli, Roma, Firenze e un convento dell’Emilia. Nel primo episodio, un plotone di soldati statunitensi in cerca di un avamposto tedesco si fa aiutare da una ragazza siciliana che conosce la strada per arrivarvi e li guida pertanto attraverso un canale di lava; rimasta sola con uno di loro, è costretta a ricorrere ad estremi rimedi per una svista di lui che gli costa la vita. Nel secondo, un soldato americano di pelle scura rincorre uno sciuscià napoletano che gli ha rubato gli stivali, ma quando ha recuperato il maltolto e vede in che condizioni riversa il borgo del bambino, decide di lasciarglieli. Il terzo narra la fugace storia d’amore tra un giovane dell’Esercito USA e una sua coetanea romana che si prostituisce in una casa di tolleranza: dopo il loro primo incontro nel ’44, lui infrangerà la promessa a lei fatta e non si ripresenterà all’appuntamento dove lei lo aspettava. Il quarto, ambientato nel capoluogo toscano, ha per protagonisti l’infermiera inglese Harriet e il suo amico Massimo, impegnati nel valicare il confine del Ponte Vecchio per raggiungere nella zona libera dai nazifascisti il capo partigiano Lupo, l’uomo di cui Harriet è innamorata e che ha perso di vista; l’impresa si conclude nel modo più doloroso. Nel quinto, il sopracitato convento dell’Appennino emiliano ospita tre cappellani militari USA; si crea un motivo generale di scontento tra i frati francescani quando essi scoprono la fede protestante e quella ebraica di due dei tre religiosi stranieri. Il sesto e ultimo racconto si svolge lungo la linea gotica, nell’inverno del ’44, quando gli inglesi e gli americani dell’OSS collaborano coi partigiani italiani per respingere i nazifascisti; nelle paludi del Polesine, tuttavia, questi ultimi non mancano di effettuare tragiche rappresaglie non solo contro i partigiani, ma anche su civili inermi. Un potente affresco collettivo riconosciuto all’unanimità, e non soltanto dai critici dell’epoca, come una delle più alte vette del Neorealismo, capace di raffigurare in suoni, immagini e vicende personali un itinerario geografico che diventa una vera e propria risalita morale. Rossellini, ancor più che nel precedente Roma città aperta, sa trasformare la materia della cronaca nel dramma di una nazione che si avventura oltre le macerie della guerra nel tentativo faticoso e incespicante, ma pur sempre coronato da reiterati successi, di ricostruire sé stessa soprattutto da un punto di vista dell’appartenenza e dell’identità. Ogni episodio racchiude in sé una propria bellezza inconfondibile, ma i vertici di autenticità tragica toccano l’incandescenza espressiva nel frammento fiorentino e specialmente in quello finale. Il regista sacrifica la rappresentazione individuale al quadro d’insieme: la somma delle esperienze, i contatti intrattenuti per caso fra uomini e donne di diversa nazionalità e la disposizione di tutto ciò diventa con impegno il riscatto di una collettività. Il filo comune che lega tra loro le vicende belliche e i sei frammenti l’uno all’altro testimonia il lavorio di un occhio fermo, pietoso e asciutto che coglie con un’unicità spiazzante la visione della vita di allora. Lo testimoniano per di più la spoglia commozione, i rari momenti di sorriso e la durezza non conciliatoria che si respira anche nel finale, e tutto questo contribuisce a rendere Paisà un’opera fondamentale e imprescindibile della nostra storia culturale. Scritto da Rossellini con Sergio Amidei e Federico Fellini. Ricevette nel 1947 tre Nastri d’Argento: musiche (Renzo Rossellini), film, regia. Bianconero di Otello Martelli (1902-2000), attivo nel cinema dal 1928.

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