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Mobile Film Festival, guarda i 50 corti dell'edizione 2018

I lavori, provenienti da 60 diversi paesi, sono legati tra loro da temi come l'attualità, l'ecologia, la violenza nelle sue declinazioni, i sogni e gli incubi.
di Francesca Ferri

giovedì 8 febbraio 2018 - Festival

Un cellulare, un minuto, un film: è la sfida del Mobile Film Festival per un cinema alla portata di tutti. Giunta alla sua tredicesima edizione, la manifestazione ideata da Bruno Smadja è nata con l'intenzione di dar voce a giovani talenti inespressi, offrendosi come trampolino di lancio per potenziali registi. Cinquanta cortometraggi di un minuto girati con uno smartphone, ora disponibili online, dimostrano che se si hanno le idee si può far cinema in tanti modi. La filosofia alla base del festival è molto semplice: l'uso del cellulare ha come obiettivo quello di superare i limiti economici, dando un'equa opportunità a tutti di poter esprimere il proprio talento. Il limite di un minuto rappresenta invece una costrizione narrativa molto forte, che obbliga i giovani registi a proporre un lavoro molto curato. Ai vincitori, che saranno annunciati a metà marzo, e selezionati da una giuria presieduta dal regista francese Patrice Leconte, verranno offerti quattro premi in denaro: il Gran Premio Internazionale e il Gran Premio Francia (entrambi del valore di 15.000 euro) e i premi per la Miglior Regia e la Miglior Sceneggiatura (3000 euro per un Campus di scrittura cinematografica).

L'attualità, l'ecologia, la violenza nelle sue declinazioni, sogni e incubi sono i fili conduttori dei corti provenienti da 60 Paesi del mondo, che traboccano dell'energia dei giovani, di grandi speranze ma anche di paure e problematiche della nostra società.
Francesca Ferri

La violenza che sembra più preoccupare i giovani registi è quella sulle donne, più o meno esplicitamente mostrata, ma necessariamente raccontata come un'urgenza della nostra epoca. Matteo Tibiletti affronta l'argomento in un originale corto, Yes, No, che racconta il dialogo tra un uomo e una donna, soltanto attraverso due bocche e due parole. Il no della donna risuona infine vittorioso: "Comunque risuoni, un no non perde mai significato". La leggerezza e l'ironia di Matteo Tibiletti si trasforma, però, in desolazione e denuncia in corti gravi e dai toni foschi come Pronto e L'appart d'à côté. Volti femminili sfregiati, lividi e spenti si impongono sullo schermo come un invito urgente per le donne a reagire, per gli uomini a capire.


Yes, No.
Sur le fil.
Zulu Rema

La violenza può essere anche collettiva, come quella del terrorismo che ha sconvolto la storia di un Paese, raccontato in Memorie dei nostri compagni di Brice Veneziano: Lola ritorna nel posto che due anni fa le ha cambiato la vita, il Bataclan risuona ancora degli spari. La violenza, dunque, riesce ad aprire varchi enormi pur in corti così brevi. L'Honneur racconta di una Cecenia che riapre i campi di concentramento per sradicare l'omosessualità, in cui la polizia invita a uccidere i propri figli in nome della pulizia sociale. In altri Paesi come il Marocco, essere omosessuali vuol dire vivere nascosti, come racconta Questo non è un burqua, mentendo per evitare insulti, persecuzioni o addirittura la prigione. Esplora, inoltre, la frontiera dei generi anche Leo non si arrende mai, la storia di un bambino di 11 anni che finalmente riesce a telefonare al padre, nel frattempo diventato donna.

Poche immagini servono, dunque, per scoperchiare tutte le nostre paure e incertezze del vivere in questo momento storico. Esemplare è Murmuring Goodbye di Simon Powell che riflette sulla Brexit attraverso la figura di una donna che saluta l'Europa frammentata, portandosi via la stella dorata strappata alla bandiera blu, in un viaggio che risveglia antichi fantasmi.
Francesca Ferri

In chiave ironica e su toni meno impegnati, il Mobile Film Festival porta a riflettere su temi di conversazione quotidiana, come la questione animalista e l'inevitabile consumo di carne (Steak-Frites), o l'eccessiva, maniacale e infine ridicola attenzione per la nutrizione che mette in crisi una coppia che vuole invitare a cena gli amici (Un dîner presque pas fait). Infine, l'alimentazione può diventare un ossessivo calcolo di calorie da sommare o eliminare per le ragazze che cadono nell'anoressia (T.A.C.). Con un leggero sarcasmo si discute poi del nostro rapporto simbiotico con gli smartphones, a volte indispensabili come in Mobile Lovers, e di un nuovo aggiornamento di Siri capace di calcolare le affinità relazionali con i contatti della rubrica (Un ami qui vous veut du bien). Infine dilagano gli amori infedeli, che nascono clandestinamente tra macchinette del caffè e meeting di lavoro (Un caffè ghiotto) o semplicemente cadendo nella passione da quel filo su cui cerchiamo, come funamboli, di rimanere tutta la vita in equilibrio (Sur le fil).

Il Mobile Film Festival lascia ai registi dunque la possibilità di sondare i bassifondi dell'anima, dar vita ai nostri incubi che talvolta portano a scorgere i mostri in noi stessi (Monsters). Tuttavia la tensione dei giovani cineasti è rivolta verso il futuro, la realizzazione di sé e dei propri sogni, di cui è emblematico L'Éveil. Un amore incondizionato per la vita, qualunque essa sia, è ciò che rispecchiano questi brevi ma intensi corti. La voglia di vivere in un continuo superamento di sé e dei propri limiti è ciò che anima, a nome di tutti, Zulu Rema, ballerino disabile che, nonostante l'amputazione delle gambe, continua a danzare.


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