Giffoni Experience 2011 - Giornata di mercoledì 20 luglio 2011

Guida alla 41a edizione di Giffoni Experience - 12 | 21 luglio 2011

   
   
   
Festival di Giffoni, è l'ora del count-down
mercoledì 20 luglio 2011 di Ilaria Ravarino

Aria di smobilitazione al Festival di Giffoni, a due giorni dalla chiusura. Lo leggi negli occhi dei ragazzi, che tirano tardi il più possibile alle festicciole notturne nel giardino della cittadella del cinema. Lo vedi sulle magliette dei giurati, ormai completamente coperte di dediche, e sui cartelloni dove lasciare firme e ricordi di amicizie "per sempre" e di amori "indimenticabili". Cala la sera nel Parco Hollywood, dove i genitori sono ammessi solo se accompagnati entro e non oltre le 20:00, e qualche furtiva sigaretta si accende in fondo al prato. I ragazzi giocano e chiacchierano, quel che è fatto è fatto e i gruppi dopo tanti giorni sono definiti. I più piccoli si divertono col pallone, squadre miste, gli afghani sono fortissimi. Gli adolescenti li riconosci subito, cappuccio calato in testa, aria imbronciata, sorseggiano coca cola come birra seduti in circolo e c'è chi si abbraccia e si scambia segretissimi baci. Oltre alle transenne del parco, i ragazzi di Giffoni Vallepiana e di Salerno si sbracciano per salutare l'amico, la ragazza, il "tipo strano" con cui hanno legato nonostante loro, del festival, tecnicamente non facciano parte. «Non siamo iscritti alla giuria», spiega uno con l'aria grave, il braccio ingessato e un telefonino colorato in mano. Genitori e insegnanti ciondolano tra cinema e strada storditi dalla confusione e dal cibo. Ormai hanno rinunciato al controllo sui loro allievi, e anche i parenti rimasti a casa se ne sono fatti una ragione. «Hanno smesso di rompere sulle patatine fritte», si confessa una preside del nord Italia che per una settimana ha gestito anche le ansie alimentari dei genitori. Il cinema che aveva unito i ragazzi, nel fotofinish del festival, è un dettaglio. La masterclass di Ascanio Celestini diventa una scusa per incontrarsi di nuovo e per sedersi vicini, il red carpet di Vittoria Puccini è un'occasione per l'ultimo autografo dopo il quale scappar via, che il parco al tramonto diventa territorio giovane e franco. Oggi sarà la volta di Rocco Papaleo e Donatella Finocchiaro, che i ragazzi ricordano soprattutto per le rispettive prove televisive, e dell'ultimo 3D del festival con l'ultima preview de Lo schiaccianoci di Andrei Konchalovsky, nel pomeriggio dell'ultima masterclass prima delle ultime anteprime, Almeno tu nell'universo di Andrea Biglione e Diario di una schiappa di T. Freudenthal. Giornata di premi, sanciti dalle votazioni di Elements +6 e Elements +10, mentre i maggiorenni potranno ancora godersi i film finali del concorso: Suicide Room del polacco Jan Komasa, sull'alienazione giovanile al tempo delle nuove tecnologie, e Kaddish for a friend di Leo Khasin, storia di rabbia e integrazione di un ragazzo libanese a Berlino.

I giurati raccontano: Spagna e Colombia
Federico Rodriguez ha una cascata di riccioli in testa e 17 anni anche se a prima vista non lo diresti mai. I lineamenti sono quelli dolci di un ragazzino, mentre la testa è parecchio più avanti. È colto, gentile, educato. Dà l'impressione di essere sicuro di sé e di sapere perfettamente dove sta andando. Lo guardi e te lo immagini in una foresta tropicale, zaino in spalla e telecamera in mano. In qualche modo, ha il physique du rôle. Raül Hernandez arriva un po' in ritardo. Si ravviva i capelli, cortissimi, con un piccolo gesto narciso. Non è alla sua prima intervista. Ne ha già fatte molte altre e si informa, professionale, su durata e contenuto. Ha 13 anni. Diresti qualcuno di più, da come si guarda intorno e sorride alle ragazze curiose che ci ascoltano.

Da dove vieni?
Federico: Cartagena. Nel nord della Colombia.
Raül: Barcellona, Spagna.

Che lavoro fanno i tuoi genitori?
F: Mamma è nella pubblica impresa, si occupa di tasse. Papà è un economista in pensione.
R: Papà è avvocato, mamma casalinga.

Che lavoro vorresti fare da grande?
F: L'antropologo.
R: L'attore.

Qual è il tuo film preferito?
F: Mi piacciono i film indipendenti.
R: Le commedie.

L'autore preferito?
F: Tim Burton. Come attrice, Helena Bonham Carter.
R: George Lucas.

Ti piacciono i film d'amore?
F: Sì, perché l'amore è un sentimento importante. L'amore è ovunque, unisce i popoli. Un mondo senza amore sarebbe solo morte e distruzione.
R: Dipende. Mi piacciono quando non sono Barbie-film.

Sei mai stato innamorato?
F: Penso di sì. L'amore si può provare in mille sfumature.
J: Sicuramente si.

Ti piacciono i film horror?
F: Da piccolo ne vedevo molti, mi piaceva il fatto che mi spaventassero. Era un sentimento un po' masochista.
J: Mediamente. Amo la suspance. Mi dispiace che non siano film adatti a tutta la famiglia.

Il mostro più spaventoso?
F: L'odio.
R: Gli insetti giganti.

Cosa faresti con la bacchetta di Harry Potter?
F: Vorrei poter materializzare davanti a me tutte le persone che voglio, da qualsiasi parte del mondo.
R: Il teletrasporto per viaggiare.

Un pregio e un difetto dell'Italia?
F: Sto bene qui, i nostri popoli hanno molto in comune e mi sento come a casa. La gente si preoccupa di te, ti rimpinza di cibo come da noi. Però in pochi parlano inglese.
R: L'arte italiana è magnifica. Ma c'è scarsa educazione stradale, il traffico e la macchine sono pericolosissimi.

Un pregio e un difetto del tuo paese?
F: La cosa più bella della Colombia è la diversità delle culture. In un'epoca consumistica come la nostra, noi abbiamo l'esempio degli indigeni che vivono secondo regole ancestrali. La gente dovrebbe apprezzare di più questa ricchezza, focalizzarsi sulla cultura e smetterla con le discriminazioni.
R: Del mio paese amo il cibo. Non mi piace il fatto di essere invasi dai turisti, soprattutto nella mia città.

Vinci l'Oscar. A chi lo dedichi?
F: A mia mamma, che mi ha aiutato a crescere e che è parte di me.
R: A tutta la mia famiglia e a chi ha creduto in me.

   

L'attore romano costruisce al Giffoni un monologo intenso sulla vita.

Ascanio Celestini, a lezione con la pecora nera

mercoledì 20 luglio 2011 - Ilaria Ravarino

Ascanio Celestini, a lezione con la pecora nera Non c'è verso, Ascanio Celestini alle domande non risponde direttamente. Ci gira intorno, si avvita, evoca, divaga, torna indietro e intanto usa i concetti come mattoni, costruendo e demolendo mondi. Ospite del Giffoni Film Festival, dove otto anni fa venne per un recital di letture, il piccolo grande attore romano, che il prossimo giugno saluterà i suoi primi quarant'anni, ha tenuto ai ragazzi della giuria una masterclass che, più che una lezione di cinema, è stata un monologo intenso sulla vita, sull'arte e sulla politica. Gli occhi chiarissimi puntati sulla platea, una mano a tormentare la barba appuntita, Celestini ha parlato da attore, da autore, da regista di cinema e di teatro, da personaggio radiofonico e televisivo, un fiume in piena che ha travolto e coinvolto i suoi spettatori. Incredibilmente aereo quando cerca le parole per spiegare un concetto, inizia a parlare in astratto e prende l'argomento da lontano, per poi ripiombarci in picchiata con la forza della realtà. Fa esempi concreti, di quelli che piacciono ai ragazzi: spiega il cinema e parla di sedie, racconta il linguaggio della tv paragonandolo a una macedonia, a ogni parola corrisponde puntuale un'immagine del quotidiano. È un comunicatore nato e un artista di successo, sebbene dotato di grande umiltà: parafrasando il titolo del suo primo (e unico, dice lui) film, è una pecora nera nel piccolo pascolo dello showbiz all'italiana.

Che spazio ha il cinema indipendente nel mercato italiano?
Il cinema, a prescindere dal fatto che colga o meno lo spirito del suo tempo, funziona per immagini evocate. L'arte è fondata su questo: le immagini. La parola è un oggetto, un tramite. Tutto il cinema funziona così. C'è un cinema che si accontenta di mostrarti una sedia, perché è più facile e sai già che è una sedia, poi la condisce con una fotografia cui sei abituato, perché è più comodo così, che fonda insomma la comunicazione sul riconoscere sempre le stesse cose: da noi questo cinema ultimamente corrisponde alla commedia. E poi c'è un altro cinema, che funziona con meccanismi diversi, ti mostra la sedia ma è come se la vedessi per la prima volta, perché il linguaggio che usa è diverso: penso a film come La bocca del lupo o La pivellina, che ovviamente hanno meno successo, hanno spazio ma piacciono di meno. Perché non sono immediatamente riconoscibili.

Sta pensando a un altro film da regista?
La pecora nera l'ho scritto nel 2008 perché nel 2002 avevo fatto un lavoro di ricerca nei manicomi, poi da quello era venuto lo spettacolo, e il libro, la radio... al film ci sono arrivato piano piano. Mi divertirei come un bambino a farne un altro, ma adesso non saprei su cosa concentrarmi.

Ha mai pensato di portare al cinema il suo spettacolo Appunti per un film sulla lotta di classe?
Nel 2006 ho portato in scena quello spettacolo dopo aver cominciato a interessarmi di un certo call center, una struttura con 5000 lavoratori e un collettivo auto-organizzato: una rarità, se si considera che quelli sono luoghi di lavoro dove latitano sia i partiti che i sindacati. Insomma, sono posti dove lavora tanta gente ma i gruppi di potere non hanno alcun interesse a entrarci: il paese si comanda controllando fabbriche e ministeri, non i call center. Ho fatto molte interviste ai lavoratori, e mi pareva che le loro storie non fossero così diverse da quelle che avevo ascoltato nei manicomi. Una donna, per esempio, mi disse: «Quando muore tuo padre tu vai al lavoro, perché quando ti chiudi alle spalle la porta con la maniglia antipanico chiudi fuori anche il panico». Esattamente come nei manicomi, dove vige la regola di lasciar fuori dal manicomio i problemi del mondo, e fuori dal mondo i problemi del manicomio. Tutti questi appunti erano per un film, e infatti il secondo passo fu un documentario, Parole sante, che portai al Festival del Cinema di Roma. Poi ho abbandonato tutto per scrivere un romanzo. Non ho mai pensato di farne un film, ma me l'hanno chiesto. Da una parte mi sembra di aver già detto tutto sull'argomento con altri mezzi, dall'altra forse ci devo ancora arrivare. Farne un film potrebbe tornare utile nell'ottica del meccanismo industriale, ma non so se sono capace di entrarci. Poi magari invece lo farò. Non so.

Qual è il suo rapporto con la tv?
La tv funziona in maniera molto semplice: è un mezzo determinato dagli inserzionisti e dalla politica. Quando le cose funzionano così, è difficile scrivere testi pensando che esista anche solo un linguaggio televisivo. E così la fruizione, che è lo zapping: noi non vediamo un programma, noi vediamo la televisione. Per noi la televisione è un imbuto dove cadono cose diverse, che poi là dentro diventano uguali. Un ballerino della De Filippi e un attore di Bergman diventano la stessa cosa nello stesso frullatore. È come in una macedonia: distingui la pera dalla mela, ma la frutta è tutta insieme e i sapori si confondono. Difficile mantenere una propria cifra, uno stile. Io farei volentieri più tv di quella che faccio, ma riesco ad andare solo in quei programmi dove mi sembra di saper far qualcosa. E in alcuni posti, come i talkshow, non ci vado anche perché farei una figuraccia.

Tornerà nel programma di Serena Dandini?
Non so niente della prossima stagione. Ho incontrato il suo regista, mi ha detto: «Che ci inventiamo»? Non ho altre informazioni rispetto a quelle che leggo sui giornali. So che ci sono delle difficoltà.

Qual è il mezzo perfetto per comunicare artisticamente?
Meno girano i soldi, più autonomia hai e meno persone determinano quel che devi fare. Che poi anche in tv non ci sono mai persone che ti dicono esattamente che una cosa è giusta e l'altra da censurare. Cioè, te lo dicono pure. Ma la faccenda ricorda un po' quelle situazioni in cui magari uno va in ufficio, ed è l'unico a non avere la cravatta. Nessuno gli dice di mettersela, però quello si chiede perché mai dovrebbe fare "lo strano". E allora il giorno dopo se la mette, magari ne sceglie una con Topolino e Paperino, ma intanto la cravatta l'ha indossata...ecco. In tv può darsi che non ti taglino l'intervento, ma magari capita che non vada in onda subito. O che lo montino in maniera diversa, e chi lo fa forse lo fa solo perché non vuole cercare la polemica... e allora ti dici che sarebbe stato meglio proprio non farlo, quel pezzo, che poi ti tocca difenderti, e passi giorni a difenderti quando invece vorresti occuparti di tutt'altro. Discutere è molto faticoso.

Qual è il suo giudizio sul pubblico dei giovani?
La categoria dei giovani non esiste. In questo paese siamo giovani a 45 anni, e a me scoccia che si parli a mio nome. Non ci sono "i giovani", ci sono gruppi di persone e movimenti, spesso con età diverse. In Val di Susa per esempio ci sono i giovani dei centri sociali insieme all'anziano professore in pensione, e quel gruppo apparentemente disomogeneo comunica e scambia. I giovani tutti uguali, che dicono le stesse cose, con lo stesso gergo, nello stesso posto, mi fanno paura. Sono come soldati lobotomizzati che parlano per slogan. Non pensano, tifano.

Le hanno mai chiesto di entrare in un partito?
Si. Ma per me la politica è una cosa più ampia che entrare in un partito. I partiti ti chiedono tante cose, di fare campagna o di partecipare a una festa, ma io ho cominciato ad andarci sempre di meno perché mi è capitato di finire in contenitori che hanno perso il loro significato iniziale. Alla Festa dell'Unità di Roma, per esempio, non vado. A quella di Bagnacavallo sì. Spero di non cadere mai nella tentazione di candidarmi. E pensare che i partiti sono frutto di un lavoro straordinario fatto nell'800 da gente come Mazzini, Garibaldi, Cavour. Oggi il popolo non governa più e delega, mentre i poteri forti sono fuori dai partiti, sono lobby e multinazionali. Credo tuttavia che il nostro paese si stia lentamente dirigendo verso una nuova direzione. Le rivoluzioni interessanti del resto durano tanto tempo, mentre quelle improvvise creano solo un gran casino.

Che ne pensa dei comici capipopolo alla Grillo?
Grillo dice quel che pensa, e come i politici dei partiti è diventato un personaggio. La maggior parte delle persone non lo conosce direttamente, ma solo attraverso la rete e la tv. Detto ciò, io non credo che sia questo il pericolo, ma semmai quello di una mancanza di ideologia e di prospettive. Dobbiamo cercare di viaggiare verso un mondo migliore, e invece finiamo per parlare spesso senza nemmeno avere una visione del mondo. Parliamo solo per tappare dei buchi Questo è ciò che mi fa paura.

   

L'attrice a Giffoni racconta il suo prossimo personaggio.

Vittoria Puccini sarà Violetta

mercoledì 20 luglio 2011 - Giovanni Bogani

Vittoria Puccini sarà Violetta Bellissima, con gli occhi verdi luminosi e appena un po’ di abbronzatura, uno scintillio di lentiggini e nuances di colore. Vittoria Puccini, al Giffoni film festival, racconta il suo prossimo personaggio. Violetta. Proprio lei. La protagonista della “Traviata”. Violetta sarà una miniserie in onda in autunno su Raiuno, con la regia di Antonio Frazzi. Antonio Frazzi, insieme con il fratello Andrea, aveva diretto il film Il cielo cade con Isabella Rossellini e la serie Il priore di Barbiana su don Milani con Sergio Castellitto.
Girato ad Alessandria, Piombino e Torino, Violetta prende le mosse proprio dal libretto dell’opera verdiana, andata in scena nel 1853, e interpretata fra le altre da Maria Callas. Mentre “La signora delle camelie”, l’opera teatrale a cui “La traviata” si ispira, era stata portata a teatro anche da Eleonora Duse.

Vittoria, come è la tua Violetta? Chi è davvero?
È una donna che racchiude in sé tante donne diverse. È inafferrabile, è splendida, è piena di passione per la vita, per la bella vita! Ma sa anche di essere una donna malata, di una malattia molto grave. Ha avuto tanti uomini, ma si abbandona – forse per la prima volta – ad un amore puro, fanciullesco.

Quello che vorremmo tutti, a un certo punto della vita…
Esatto. Lei riesce a ritrovare quella parte di sé bambina, che aveva messo da parte.

Hai recitato con Rodrigo Guirao Diaz, il protagonista di Terra ribelle di Cinzia Th. Torrini. Come è stata l’alchimia tra di voi?
All’inizio avevo un po’ di timore, di diffidenza. Soprattutto perché lui è argentino, e avrebbe recitato in spagnolo. Poi mi sono accorta che la differenza linguistica non era affatto un problema. Lui è molto spontaneo, molto vero, molto sincero: è perfetto per questo personaggio, che è quello di un uomo che si innamora in modo diretto, senza mediazioni, senza compromessi, in modo totale.

Per la sceneggiatura vi siete attenuti più al testo teatrale o al libretto dell’opera?
Abbiamo preso le mosse soprattutto dal libretto dell’opera. Anche se non ci saranno scene cantate. Non è un’opera, ma un vero e proprio dramma.

Invece, insieme a Marco Turco state lavorando al progetto di un film televisivo sulle “case chiuse”. Di che cosa si tratta?
Vogliamo raccontare gli ultimi momenti, gli ultimi mesi prima della chiusura delle case di tolleranza, con la legge Merlin. La sceneggiatura è ancora in fase di scrittura: però sì, posso dire che sarò una delle ragazze che fanno parte di una di quelle ‘case’ in cui si fermavano tanti italiani. Racconteremo come si viveva in questi posti, qual era la vera realtà delle case di tolleranza.

Muccino non ti ha chiesto di lavorare anche nel suo film americano, dopo che gli hai regalato un personaggio così intenso in Baciami ancora?
No, purtroppo no!, ride. Mi dicono che sta girando con Gerard Butler… Eh, sarebbe stato bello….

L'artista è la madrina di Grease, anteprima-evento dell'estate.

Giffoni, Lorella Cuccarini protagonista del Festival

mercoledì 20 luglio 2011 - Luca Volpe

Giffoni, Lorella Cuccarini protagonista del Festival Lorella Cuccarini protagonista e madrina al Giffoni Film Festival il 21 luglio per l'attesa anteprima-evento di Grease - Sing a Long. L'artista è stata la prima Sandy italiana con il musical tratto dall'omonima pellicola, spettacolo che ha riscosso un enorme successo di critica e di pubblico. A Giffoni, dopo 33 anni dall'uscita nelle sale, Nexo Digital propone Grease finalmente sul grande schermo in una versione ancora inedita in Italia (al cinema dal 12 agosto) con un karaoke vivace e mai invasivo che invita tutti i fan a cantare assieme a Sandy e a Danny nei momenti più appassionanti del film.
L'anteprima-evento del 21 luglio al Giffoni Film Festival permetterà ai più giovani di riscoprire un cult mai passato di moda, un inno alla gioia di vivere, alla grinta, alla passione, alla fiducia in se stessi.
Grease, dal musical di Jim Jacobs e Warren Casey, e diretto da Randal Kleiser, vede protagonisti John Travolta nei panni di Danny ZuKo e Olivia Newton-John nel ruolo di Sandy Olsson. Ambientato durante l'estate del '58, Danny Zuko, leader dei T-Birds, una banda di studenti della Rydell High School, incontra Sandy Olsson, un'innocente ragazza australiana, e i due si innamorano.
L'evento di Grease – Sing a Long nasce in collaborazione con MYmovies.it, Radio Deejay e Studio Universal, la TV del cinema da chi fa cinema.

I guai di un giovane e poco convinto anti-ebreo

Kaddish for a Friend

Regia di Leo Khasin con Sanam Afrashteh, Neil Malik Abdullah, Ryszard Ronczewski, Neil Belakhdar, Anna Böttcher, Heinz W. Krückeberg. Genere Drammatico produzione Germania, 2011. Durata 93 minuti circa.

Ali Messalam, 14 anni, crescendo in un campo profughi palestinesi, ha cominciato presto a odiare gli ebrei. Il ragazzo e la sua famiglia, emigrati dal Libano, sono arrivati a Berlino. Qui Ali cerca in tutti i modi di integrarsi, e non desidera altro che essere accettato dagli altri ragazzi arabi. Ma per riuscirci deve mettersi alla prova. Decide così di dimostrare il suo coraggio entrando nell'appartamento del suo vicino, il russo Alexander Zamskoy, 84 anni, veterano ebreo della seconda guerra mondiale. Ma gli altri ragazzi seguono Ali nell'appartamento e lo sfasciano. Rincasato prima del previsto, Alexander riconosce solo Ali e lo denuncia alla polizia. Per evitare di essere condannato e rimpatriato, Ali dovrà avvicinarsi al suo nemico...

Recensione »
 Chiudi Cast Scrivi

Il suicidio ai tempi di internet

La stanza dei suicidi

Regia di Jan Komasa con Jakub Gierszal, Roma Gasiorowska, Agata Kulesza, Krzysztof Pieczynski, Bartosz Gelner, Danuta Borsuk, Piotr Nowak, Filip Bobek, Kinga Preis. Genere Drammatico produzione Polonia, 2011. Durata 110 minuti circa.

Dominik è figlio di un matrimonio basato sull'ambizione e sulla ricerca del successo, quello tra l'imprenditore Andrzej e Beata. Mancano solo cento giorni prima che Dominik consegua il diploma e lasci la più rinomata scuola locale, ma una serie di esperienze umilianti con un altro studente sconvolge la sua vita. Quando poi Dominik legge i commenti su di lui, che i compagni di classe hanno postato su un social network, perde autostima, motivazioni e concentrazione. Non sopporta l'idea di tornare in classe, e si rifugia nel mondo virtuale di internet. In rete, nascosto dietro uno pseudonimo, fa la conoscenza di Sylwia, che gli confida di volersi togliere la vita e lo presenta agli amici della "suicide room", una chat per persone che hanno la sua stessa tendenza autodistruttiva. Dominik si fa trascinare da Sylwia in un gioco che si rivelerà molto pericoloso.

Recensione » Locandina »
 Chiudi Cast Scrivi

Love Story struggente e schematica, vittima di una versione edulcorata delle pulsioni di vita e di morte

Almeno tu nell'universo

* * - - -
(mymonetro: 2,13)

Regia di Andrea Biglione con Giulia Elettra Gorietti, Giuseppe Maggio, Chiara Gensini, Mauro Meconi, Agnese Nano, Andrea Roncato, Enzo Salvi, Mariano D’angelo, Maurizio Mattioli. Genere Drammatico produzione Italia, 2011. Durata minuti circa.

Marco ha vent'anni ed è un ragazzo schivo e solitario, afflitto da un brutto rapporto con un padre che gli ha sempre concesso case e viaggi, ma mai alcuna attenzione. Anziché vivere in uno dei lussuosi immobili di sua proprietà, Marco preferisce condividere un appartamento con Andrea, un ragazzo un po' più grande di lui ma decisamente più estroverso, interessato a dare voti alle ragazze o vendere bambole gonfiabili su internet piuttosto che a cercarsi un lavoro. Le prospettive di entrambi cambiano nel momento in cui entrano nella loro vita due ragazze.

Recensione » Critica » Locandina »
 Chiudi Cast Scrivi Trailer

Il rapporto tra due giovani fratelli in un film non solo per ragazzini

Diario di una schiappa 2

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,82)

Regia di David Bowers con Zachary Gordon, Devon Bostick, Rachael Harris, Steve Zahn, Peyton R. List, Robert Capron, Connor Fielding, Owen Fielding, Karan Brar, Laine MacNeil, Grayson Russell, Terence Kelly, Fran Kranz, Bryce Hodgson, Andrew McNee, John Shaw, Alfred E. Humphreys, Teryl Rothery, Serge Houde, Dalila Bela, Peyton List. Genere Commedia produzione USA, 2011. Durata 99 minuti circa.

E' ora di tornare a scuola dopo le vacanze estive per Greg e Rowley. Ora non sono più i nuovi arrivati anche se Patty continua a comandare. C'è una nuova ragazza nella scuola: la bionda e bella Holly Hills di cui Greg si innamora all'istante. Intanto i rapporti con il fratello maggiore Rodrick sono sempre molto tesi anche se i genitori (la madre in particolare) fanno di tutto perché i due collaborino. Li lasceranno anche soli a casa per un weekend e Greg finirà chiuso in cantina. Ma non è che l'ìnizio.

Recensione » Dvd » Locandina »
 Chiudi Cast Scrivi Trailer

Una freschezza narrativa e visiva che offre il respiro di una 'speranza'

I baci mai dati

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,80)

Regia di Roberta Torre con Donatella Finocchiaro, Pino Micol, Beppe Fiorello, Carla Marchese, Piera Degli Esposti, Valentina Giordanella, Martina Galletta, Alessio Vassallo, Tony Palazzo, Gabriella Saitta, Lucia Sardo. Genere Commedia produzione Italia, 2010. Durata 80 minuti circa.

Estate. Catania. Librino, quartiere satellite. Manuela ha tredici anni, una sorella maggiore che si sta infilando in giri pericolosi,una madre che non sa bene che fare della propria vita e un padre che c'è e non c'è. E' un'esistenza come tante la sua fino a che un giorno la statua della Madonna che è stata eretta nello spiazzo antistante la sua abitazione diventa qualcosa di più di un monumento. Le parla o, almeno, così sembra. Da quel momento la vita di Manuela e di chi la circonda si trasforma radicalmente. La voce si diffonde e la sua abitazione diviene meta di persone che chiedono di ricevere una grazia. Diviene anche occasione di arricchimento per sua madre e di stress per lei. Finché un giorno...

Recensione » Critica » Dvd » Locandina »
 Chiudi Cast Scrivi Trailer
INVIATI
GIFFONI EXPERIENCE 2011 - GIORNATA DI MERCOLEDÌ 20 LUGLIO 2011 I NUMERI
POPULARTAGS
Direttore Responsabile
Giancarlo Zappoli
Redazione
Fiorella Taddeo
Ilaria Ravarino
Giovanni Bogani


ANNI PRECEDENTI
-
prossimamente al cinema Film al cinema Novità in dvd Film in tv
Altri film » Altri film » Altri film » Altri film »
home | cinema | database | film | uscite | dvd | tv | box office | prossimamente | colonne sonore | MYmovies Club | trailer | download film | mygames |
Copyright© 2000 - 2018 MYmovies® // Mo-Net All rights reserved. P.IVA: 05056400483 - Licenza Siae n. 2792/I/2742 - credits | contatti | redazione@mymovies.it
XHTML | CSS | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso
pubblicità