Looping the Loop

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Le giornate del cinema muto

Si potrebbe scrivere una buona tesi sul motivo ricorrente del clown nel teatro e nel cinema degli anni ’20. Per quale ragione spuntarono così tanti Pagliacci perennemente votati al tormento di amori non corrisposti nei drammi di ambientazione circense di mezzo mondo, dall’America alla Scandinavia, dalla Germania alla Russia; da Lon Chaney in He Who Gets Slapped (Quello che prende gli schiaffi, 1925) al film di produzione Nordisk Klovnen? Looping the Loop, (Il cerchio della morte, 1928) di Arthur Robison, uno fra i tanti del folto contingente tedesco dell’epoca, non dà una risposta adeguata all’enigma di fondo, pur dispiegando tutti gli ingredienti che avevano contribuito al costante successo dei drammi sul circo. Si tratta infatti di uno spettacolare film di pura evasione, denso di situazioni pericolose ed emozionanti, che convergono tutte nel “cerchio della morte”, una delle attrazione acrobatiche del circo – così chiamata per motivi che appariranno subito evidenti. Ma ecco annunciarsi il tintinnio del vecchio triangolo amoroso, qui composto da Jenny Jugo, la ragazza carina, da Werner Krauss nel ruolo del clown frustrato, e dall’avvenente Warwick Ward in quello dell’acrobata rivale. Da notare, inoltre, la fatale attrazione per il pathos da parte degli attori, massimamente evidente nel Botto di Werner Krauss – un personaggio così convinto lui stesso che ai clown sia preclusa ogni felicità in amore da spacciarsi a Jenny Jugo per un ingegnere elettrico che lavora solo di notte. E lei ci crede. Quando Robison e il suo team si accinsero a realizzare questa produzione per la Ufa, l’introspezione psicologica e la recitazione sfumata del loro capolavoro del 1923, Schatten – Eine nachtliche Halluzination (Ombre ammonitrici) non erano certamente all’ordine del giorno; il loro scopo primario era quello di ottenere un travolgente successo commerciale.Che però tale non fu; il film non riuscì infatti a bissare il successo internazionale di Varieté (id. 1925) di Dupont (alla cui sceneggiatura peraltro chiaramente si ispirava). Paul Rotha, nel suo “The Film Till Now” del 1930, attribuiva parte delle sue debolezze alla presunta perdita del negativo originale in un incendio, che avrebbe costretto Robison all’assemblaggio di una seconda versione di fortuna con l’utilizzo di materiali di scarto. Debolezze a parte, rimangono pur sempre l’elegante fotografia di Carl Hoffmann, uno script che non ha alcuna paura di sfidare l’assurdo e una gamma recitativa che spazia dallo sguardo malinconico di Krauss alla stravaganza di Warwick Ward – capace di strizzare l’occhio all’amata perfino dopo essersi spezzato l’osso del collo. – GEOFF BROWNArthur Robison (Chicago, 1888-1935, Berlino), un professionista di consumata abilità nell’esplorare i generi più vari, nacque negli Stati Uniti, da una famiglia americana di origine tedesca, ma si trasferì in Germania all’età di sette anni. Dapprima si laureò in medicina ed esercitò la professione; ma nel 1914, dopo una esperienza teatrale da attore in Germania e America, si accostò al cinema. Nel 1916 diresse il suo primo film, Nächte des Grauens, con Werner Krauss e Emil Jannings. Zwischen Abend und Morgen (1921) segnò l’inizio della sua collaborazione con il direttore della fotografia Fritz Arno Wagner, che molto contribuirà a creare la paurosa, claustrofobica atmosfera di Schatten (1923), l’opera più famosa di Robison. Il film, con Fritz Kortner nel ruolo di un marito geloso le cui violente fantasie trovano espressione in un teatrino di ombre cinesi, rimane un classico dello “schermo diabolico” del cinema di Weimar. Petro, der Korsar (1925) e Manon Lescaut (1926), due sontuosi drammi in costume prodotti da Erich Pommer per la Ufa, confermarono la reputazione di Robison. Dopo Looping the Loop, parzialmente girato a Londra, realizzò The Informer per la British International Pictures, un suggestivo adattamento dal romanzo di Liam O’Flaherty, impreziosito dal sapiente gioco di luci ed ombre della fotografia di Werner Brandes e dalla performance naturalistica di Lya de Putti nel ruolo della fidanzata di un informatore dell’IRA. Nei primi anni ’30, a Hollywood, Robison diresse le versioni in lingua straniera di svariate produzioni MGM, per poi tornare in Germania, e alla Ufa, nel 1933. Il suo ultimo film fu un remake di Der Student von Prag (Lo studente di Praga, 1935), con Adolf Wohlbrück [Anton Walbrook] nel ruolo del titolo. (Estratto da Concise CineGraph)

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