Scarlet Days

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Le giornate del cinema muto

Considerato a lungo perduto, Scarlet Days venne recuperato dal Museum of Modern Art dagli archivi del Gosfilmofond sovietico agli inizi degli anni Settanta. Le didascalie originali inglesi furono ricostruite sulla base delle liste “corrette in data 19 settembre 1919” (conservate presso la D.W. Griffith Collection del MoMA) ma vennero stampate con l’occhio sbagliato e troppo piccole di formato. Il restauro di Scarlet Days rimane tuttora incompleto. Alcune delle fonti di Scarlet Days emergono dalla didascalia introduttiva: “Questa storia conferma il vecchio detto che la realtà è più bizzarra della fantasia – gli episodi si riferiscono a fatti realmente accaduti in quei giorni emozionanti, così come ci sono stati tramandati da Horace Bell in “Reminescences of a Ranger”, da H.C. Merwin in “Bret Harte” e da Hittel nel suo “History of California”. Benché i credits non ne facciano menzione, la storia è parzialmente basata sulle avventure, mitiche e reali a un tempo, di un vero fuorilegge, conosciuto all’epoca come una sorta di Robin Hood del West, di nome Joaquin Murieta. In replica a uno dei frequenti contenziosi per plagio che turbano costantemente l’industria cinematografica, l’autore della sceneggiatura di Scarlet Days, Stanner E.V. Taylor, scrisse una lettera (datata dicembre 1919) che aiuta a gettare un po’ di luce sulla genesi degli script griffithiani: “Circa un anno fa, Mr. Griffith mi chiese una storia western, senza ulteriori suggerimenti su trama, ambientazione o personaggi. Due settimane dopo… gli raccontai a voce la trama che avevo in mente… che è rimasta grossomodo quella che vediamo nel film, con alcune eccezioni: la località prescelta non fu la California, ma l’Arizona, e la data degli avvenimenti slittò dal 1849 al 1875… In seguito, quando Mr. Griffith cominciò la preparazione del film, i luoghi e i tempi della vicenda mutarono, il personaggio del bandito fu trasformato per farlo somigliare a Joaquin Murietta [sic] e vennero aggiunti tre o quattro eventi storici… se [lo sceneggiatore dello studio] ha suggerito alcuni dettagli su Murietta e sulla California delle origini, questi sono nati nella sua testa e sono il frutto dei suoi studi e interessi personali sulla storia californiana”. Le didascalie di Scarlet Days identificano l’epopea romantica del vecchio West con il medioevo cavalleresco (cosa che spiega anche alcuni dei fantasiosi nomi dei protagonisti del film, quali The Wandering Knight, Lady Fair e Sir Whiteheart). Una delle didascalie annuncia: “QUESTI NOBILI CAVALIERI DEL DORATO WEST”. Ma molte cose sono cambiate dai tempi degli arditi melodrammi western di un solo rullo girati da Griffith per la Biograph, in film quali The Last Drop of Water (1911), Under Burning Skies (1912), The Female of the Species (1912) o Man’s Lust for Gold (1912), per menzionarne solo alcuni. Questi descrivevano aspetti autentici della dura esistenza dei cercatori d’oro e le sofferenze dei primi colonizzatori del West – la polvere, il sole rovente, la grandiosità del paesaggio – mentre in Scarlet Days il western è diventato un esercizio nostalgico e romantico. Frances Agnew, nella sua recensione apparsa sul Morning Telegraph (16 novembre 1919) rimase molto colpita dalla performance di Eugenie Besserer (Rosie Nell), che definì “una interpretazione drammatica come raramente se ne vedono sullo schermo”. Il personaggio incarnava un popolare cliché del melodramma, quello della madre che esercita una professione poco onorevole per garantire un’educazione rispettabile alla propria figlia. L’idea non era certo originale, ma la Rosie Nell di Besserer (che culla tra le braccia un bimbo immaginario e tiene nascosto in fondo a un armadio un tradizionale vestito da madre rispettabile per gli incontri con la figlia) costituiva comunque un cambiamento rispetto all’icona della mamma angelo del focolare dalle candide chiome di tanti film del muto. Rosie Nell lotta fieramente contro una nemica, Spasm Sal, per difendere i risparmi che rappresentano la sola speranza di una vita decorosa per lei e per la figlia. Pur elogiando Besserer, donna perduta dal cuore buono, Agnew stigmatizzava un paio di scene del film con Carol Dempster e Walter Long, che a suo parere sarebbero dovute incappare nelle forbici della censura. Credo di intuire quali scene attirarono gli strali di Agnew: quella in cui Long insinua il suo ginocchio tra le increspature della gonna di Dempster, e quella della violenza carnale, che ci mostra Dempster col vestito calato sulle spalle e Long che comincia a sfilarle la gonna, due gesti decisamente troppo espliciti e crudamente realistici per il 1919. Ma il personaggio della prostituta Rosie Nell (o meglio della “dance-hall girl”, nell’eufemismo del 1919) non fornì appiglio a critiche di sorta. Nel corpus griffithiano, Scarlet Days rappresenta senza meno un’opera minore. E probabilmente venne realizzato in gran fretta, dato che nel 1919 Griffith era molto occupato su più fronti. Scarlet Days fu il suo ultimo impegno per la Artcraft, mentre Griffith era già proiettato verso la sua nuova iniziativa, la partnership nella United Artists, che sperava gli avrebbe assicurato l’indipendenza, anche se prima doveva realizzare altri tre film per la First National, coi proventi dei quali sperava di finanziare il suo studio di Mamaroneck. Griffith, riferendosi a Scarlet Days, lo descriveva a Adolph Zukor (nei D.W. Griffith Papers) come “un imponente dramma con molti momenti comici, pieno di grandi scenari naturali e di grandi scene d’azione”. Io lo definirei un piccolo dramma con un po’ di comicità, poco paesaggio e molta azione. – Eileen Bowser [DWG Project # 589]

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