The Girl Who Stayed At Home

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Le giornate del cinema muto

Questo film di propaganda fu l’ultimo dei film bellici di Griffith, che lo girò a sostegno dell’emendamento sulla registrazione per il servizio militare. Il governo assicurò la massima collaborazione: scene e sequenze del film vennero riprese alla Camera dei Rappresentanti, nella sede di una commissione di leva californiana e nei campi di addestramento. Il ministro della guerra Newton D. Baker, il capo della polizia militare Enoch H. Crowder e altri funzionari pubblici posarono davanti alla cinepresa. La lavorazione iniziò nell’autunno del 1918, quando il regista si recò a Washington D.C. per filmare una sessione della Camera dei Rappresentanti per il film di propaganda propostogli dal governo, ma è poco probabile che si siano protratte per tutto l’inverno dato che nel frattempo era già iniziata la produzione di Broken Blossoms. Le note di produzione descrivono The Girl Who Stayed at Home come “il film di guerra governativo”, anche se la copia esistente non accredita alcun aiuto ufficiale da parte del governo. Ciò nondimeno, ne venne organizzata una proiezione speciale per i membri del Congresso, nel marzo del 1919, a pochi giorni di distanza dalla “première” newyorchese. Ma già molto prima che la produzione si mettesse effettivamente in moto, era stato dichiarato l’armistizio. Ancora una volta, gli sforzi propagandistici di Griffith, come era già accaduto con Hearts of the World, furono superati dagli eventi. Nel settembre del 1918, Griffith aveva prodotto anche un film di un rullo per promuovere il prestito della libertà con Lillian Gish, Carol Dempster e Kate Bruce. Le atrocità, gli orrori e l’odio di Hearts of the World sono notevolmente sfumati in The Girl Who Stayed at Home, che è un film dal tono più leggero, malgrado la sua violenza. Qui, per la prima volta, viene presentato anche un “tedesco buono” di nome Johann August Kant. Che risulta simpatico già alla sua prima apparizione, quando, in procinto di partire per la battaglia, lo vediamo salutare l’amata e anziana genitrice. Nell’accezione culturale del cinema muto, nessun giovanotto che ami l’anziana madre può essere del tutto cattivo. In seguito, seriamente ferito, Johann giunge al castello, dove M.lle France si prende cura di lui. E quando il capitano tedesco minaccia di violentare la ragazza, Johann si solleva dal suo letto di morte intimandogli: “COMBATTETE GLI UOMINI – NON LE DONNE!” e poiché l’altro ignora il suo monito, gli spara. Ritrarre un tedesco simpatico significava già guardare alla riconciliazione e alla pace, anche se quel personaggio attirò a Griffith non poche critiche da parte di un pubblico inasprito dalla guerra. Un’ulteriore volontà di riconciliazione è simboleggiata da Monsieur France, il cocciuto sudista americano, che, incapace di accettare la disfatta degli Stati del Sud nella guerra di secessione, si è trasferito nel castello francese di suo padre, dove fa sventolare la bandiera sudista e continua a dichiararsi cittadino confederato. Solo in seguito, Monsieur France, commosso dall’eroico intervento delle truppe americane contro l’invasore tedesco, capitolerà e innalzerà la bandiera degli Stati Uniti. La prima guerra mondiale sana così anche le fratture della guerra civile americana.Altri tre personaggi escono trasformati dalla guerra. Il padre della famiglia americana, che è un pacifista, dopo aver visto il primogenito arruolarsi senza il suo assenso, cerca di evitare gli obblighi militari al figlio minore. Davanti alla commissione di leva, l’uomo sostiene che il suo ragazzo, lavorando in un cantiere navale, è essenziale per il buon andamento della guerra (in realtà, noi lo vediamo solo mischiare a vuoto i cartellini di presenza). Ciò nonostante, pure il secondogenito viene arruolato. Alla fine del film, l’anziano genitore potrà vantarsi orgoglioso dei suoi due eroici figli: “LO DICEVO IO CHE VENIAMO DA UNA STIRPE DI GUERRIERI!”. Il figlio minore – un CASCAMORTO fresco di college conosciuto come “L’UNTUOSA INSIDIA” – con un FARE IRRESISTIBILE e un atteggiamento molto frivolo nei confronti del gentil sesso, diventa un vero uomo, alto, diritto, disciplinato e seriamente innamorato della ragazza con cui flirtava prima di tornare trasformato dall’addestramento militare (addestramento che viene esemplificato mostrando un gruppo di giovani intenti a fare esercizi ginnici in un campo militare). Il giovane Bobby Harron è assolutamente irresistibile, se non del tutto credibile, nel ruolo del cascamorto dalle spalle cadenti e senza spina dorsale che pare perennemente afflitto da un crampo allo stomaco. Nella realtà, dettaglio ironico, l’intervento di Griffith risparmiò il servizio militare a Bobby Harron – perché “impegnato in pellicole di guerra governative”. Il terzo personaggio a subire una metamorfosi è la sua fidanzatina, Cutie Beautiful, interpretata da Clarine Seymour, che pensa solo a danzare e a flirtare finché non s’innamora del nuovo e virile Bobby Harron appena rientrato dal campo d’addestramento, trasformandosi in una donna fedele che aspetta a casa e lavora a maglia per i ragazzi impegnati oltremare. Tutte le scene di commedia sono affidate a Bobby Harron e a Clarine Seymour, e i due attori, di fatto, dominano l’intero film, anche se all’apparenza i veri protagonisti, comparendo per primi, sono Carol Dempster e Richard Barthelmess. Il titolo stesso riconosce un’importanza primaria al personaggio di Seymour, “la ragazza rimasta casa”. M.lle France fu il primo ruolo da protagonista di Carol Dempster per Griffith. Dempster e Barthelmess sono una coppia di innamorati stereotipati e insipidi, e senza grandi scene d’amore (i due sono infatti separati per buona parte del film). Sia Clarine Seymour che Carol Dempster erano ballerine professioniste (avevano entrambe studiato danza con Ruth St. Denis, nella cui compagnia di ballo avevano effettuato anche qualche breve tournée). Seymour e Dempster si esibirono dal vivo in un prologo danzato, insieme con Rodolfo Di Valantina (Rodolfo Valentino), in occasione della presentazione di The Greatest Things in Life di Griffith avvenuta al Clune’s Auditorium di Los Angeles nel dicembre del 1918. Anche in questa occasione, Griffith favorì e seppe sfruttare la rivalità sorta sul set tra le due giovani donne, proprio come era avvenuto con le sue attrici ai tempi della Biograph. La Cutie di Seymour possiede una dirompente vitalità jazz che non riesce a frenare neanche dopo la sua avvenuta metamorfosi. Dempster si produce invece in un artistico assolo di ballo al chiaro di luna, intrattenendo gli ospiti del castello e incantando il primogenito della famiglia sudista. Ma un destino tragico incombeva sui due giovani e promettenti attori di The Girl Who Stayed at Home: l’anno seguente, nella primavera del 1920, dopo aver subito un’operazione di emergenza, moriva Clarine Seymour, mentre, nell’estate dello stesso anno, la sera prima della première newyorchese di Way Down East, Bobby Harron si uccideva con un colpo di pistola (in una stanza dell’Hotel Seymour, strana coincidenza, pur se non si hanno notizie certe di una love story tra Harron e Seymour anche nella vita reale).Nonostante tutto, The Girl Who Stayed at Home, che uscì a guerra ormai finita, non reca affatto i segni del suo frettoloso completamento. Il film serba al contrario un notevole charme, personaggi accattivanti, un’abile sceneggiatura e riesce a cogliere alcuni aspetti documentaristici di vita quotidiana dell’epoca in modo molto convincente. – Eileen Bowser [DWG Project # 580]

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