Double Trouble

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TROVASTREAMING

Anche se la scelta di ingaggiare star teatrali si rivelò fallimentare per la Fine, l’unica eccezione – il lancio della carriera cinematografica di Douglas Fairbanks – fu un tale clamoroso successo da giustificare a posteriori quell’idea. Che l’irrefrenabile Fairbanks, anche senza la Fine Arts, fosse comunque destinato ad apparire sugli schermi lo si intuisce fin dai suoi primi film. Double Trouble riprende lo schema, già introdotto in The Lamb, del contrasto tra il Fairbanks codardo e il suo alter ego di giovane gagliardo. Questa idea dell’effeminatezza contrapposta alla virilità sarà, in effetti, una costante nei film di Fairbanks, e uno dei sui temi prediletti. The Mark of Zorro, con la sua divertente contrapposizione tra il frivolo Don Diego e l’impetuoso Zorro, è sicuramente l’esempio più famoso, ma ve ne sono molti altri. Ciò che distingue Double Trouble è il fatto che il suo meccanismo, sulla scia di altri film sullo sdoppiamento di personalità quali The Woman of Mistery e The Case of Becky, è basato su delle premesse psicologiche. I due “io” di Fairbanks (le cui personalità sono suggerite dai nomi stessi: “Florian” e “Brassfield”) sono due esseri distinti, che vivono nello stesso corpo ma sono in guerra l’uno contro l’altro. Naturalmente, Fairbanks si guarda bene dal prendere la faccenda troppo sul serio, e si diverte un mondo a giocare con questa sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde in versione comica. Quando impersona l’effeminato Florian, cerca costantemente di farsi piccolo, alzando le mani e mordicchiandosi nervosamente il mignolo mentre ogni nuova soperchieria lo fa arretrare terrorizzato. Florian starnutisce in continuazione, in particolare quando è vicino alle donne, come se fosse allergico alla loro presenza (sfiorando così l’omosessualità esplicita, perché appare altrettanto terrorizzato dalle avances di un affettato fattorino d’albergo come da qualsiasi altra forma di intimità). Brassfield, viceversa, è il Fairbanks arrogante, ridanciano e smargiasso che tutti conosciamo, ma all’ennesima potenza. Egli affronta con estrema disinvoltura una sfida politica locale, indulgendo allegramente in pratiche che, nel mondo odierno, distruggerebbero una carriera politica in cinque minuti. (In una scena porge un grosso rotolo di banconote a uno dei suoi associati, in mezzo alla pubblica via e in pieno giorno, dandogli disinvoltamente ordine di distribuirle. In un’altra scena, gli scagnozzi di Fairbanks spingono un potenziale informatore in un vicolo buio, e paiono intenzionati a sparargli. La loro manovra è invece più ambigua, e vedendo il film per la prima volta il senso della loro azione può facilmente sfuggire: uno degli scagnozzi spara per terra, poi mette il revolver in tasca alla vittima. I poliziotti intervenuti per sedare la rissa, gli trovano addosso l’arma ancora calda e lo trascinano immediatamente in prigione!) In poche parole, Fairbanks è il film. Passando da un estremo all’altro, ovviamente senza tralasciare la pièce de résistance dell’ubriaco, che qui comincia con il personaggio intraprendente e finisce con quello timido (naturalmente alla sua prima sbronza), Fairbanks padroneggia agilmente l’intero meccanismo narrativo. Louis Reeves Harrison, recensore del Moving Picture World (13 novembre 1915, pp.13-19) trovava che questo fosse un difetto: “Non c’è in tutto il film una sola caratterizzazione che riesca interessante al di là del suo sdoppiamento di personalità e delle sue avventure”. Sia come sia, Double Trouble era stato chiaramente concepito come una vetrina per il talento di Fairbanks, che qui dà il meglio di sé. Tutto questo (come già The Lamb) ha ben poco a che vedere con Griffith. Se in altri film di Christy Cabanne si poteva riconoscere una diretta influenza griffithiana, in Double Trouble non se ne trova traccia se non nell’ultimo rullo, quando la moglie incarcerata senza colpa decide di uccidersi. Lì, d’un tratto, Double Trouble diventa un altro film, con Fairbanks e compagni coinvolti un salvataggio all’ultimo minuto in puro stile Griffith. I giornali dell’epoca scrissero che il sindaco di Santa Ana in California aveva offerto a Cabanne le chiavi della città e l’assistenza delle locali forze di polizia e pompieri, risorse che si rivelarono molto utili per le scene della parata dell’Election Day. Ben più evidente di quella di Griffith è la collaborazione – peraltro non accreditata – di Anita Loos, le cui brillanti didascalie colloquiali colgono perfettamente il tono del film e anticipano i deliziosi testi che la scrittrice continuerà a scrivere per Fairbanks nel biennio successivo. Qualche spettatore noterà che il disturbo mentale di Fairbanks viene diagnosticato nel film come “afasia” – una diagnosi assai vaga, qui come in molte altre pellicole dell’epoca – ma la Loos sembra voler sottolineare quest’approssimazione con una maliziosa didascalia: “L’afasia, come ci garantiscono i nostri migliori romanzieri e drammaturghi, è un disturbo mentale”. Benché la nostra copia di Double Trouble qui presentata risenta della decomposizione dell’originale in nitrato, la struttura della vicenda è ancora chiara e, tutto sommato, possiamo già ritenerci di avere il film a nostra disposizione anche se si tartta di una riedizione. La maggior parte delle didascalie presenta ancora il logo originale della Fine Arts, mentre i due inserti con i giornali, che servono a informare lo spettatore dei cinque anni di amnesia trascorsi da Florian, sono stati sostituiti con giornali del 1915 (dove si parla di una seduta speciale tenuta dal governo di Wilson) e del 1920 (con la notizia dell’elezione del presidente Warren Harding)! Nel 1920 Fairbanks era già diventato un divo con una propria casa di produzione, non c’è affatto da sorprendersi se qualcuno continuava a riproporre i suoi vecchi film. Ma dopo gli eventi accaduti in quei cinque anni, il pubblico del 1920 deve aver visto Double Trouble con occhi diversi. Le scene dell’Election Day in cui Brassfield arringa la folla dei votanti avevano precorso i tempi, sovrapponendosi idealmente alle immagini che avrebbero mostrato il vero Fairbanks arringare le folle durante le tournées promozionali del Liberty Loan (buoni del tesoro governativi) a sostegno dell’intervento americano nella prima guerra mondiale. – J.B. KAUFMAN [DWG Project # 522]

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