Bakhita

Un film di Giacomo Campiotti. Con Fatou Kine Boye, Fabio Sartor, Stefania Rocca, Sonia Bergamasco, Francesco Salvi.
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Formato Serie TV, Commedia, - Italia 2008. MYMONETRO Bakhita * * - - - valutazione media: 2,00 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato no!
2,00/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * - - -
 critican.d.
 pubblico * * - - -
Fatou Kine Boye
Fatou Kine Boye   Interpreta Bakhita
Fabio Sartor
Fabio Sartor (63 anni) 12 Ottobre 1954 Interpreta Federico Marin
Stefania Rocca
Stefania Rocca (47 anni) 12 Aprile 1971 Interpreta Aurora Marin
Sonia Bergamasco
Sonia Bergamasco (52 anni) 16 Gennaio 1966 Interpreta Angelica Marin
Francesco Salvi
Francesco Salvi (65 anni) 7 Febbraio 1953 Interpreta Padre Antonio
Ettore Bassi
Ettore Bassi (48 anni) 16 Aprile 1970 Interpreta Guido (cugino Marin)
1948. Aurora Marin giunge nel convento delle Canossiane di Schio dove è appena spirata suor Bakhita e rievoca, insieme alle figlie che l'hanno accompagnata, l'incredibile vita della donna che l'ha cresciuta.
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primo piano
Un affresco corale di vita contadina intessuto con mano accurata e rispettosa
Marianna Cappi     * * - - -
Locandina Bakhita

1948. Aurora Marin giunge nel convento delle Canossiane di Schio dove è appena spirata suor Bakhita e rievoca, insieme alle figlie che l'hanno accompagnata, l'incredibile vita della donna che l'ha cresciuta. Nata in un villaggio del Sudan, rapita dai negrieri e venduta al Marin, un mercante di Zianigo, Bakhita - il cui nome significa "fortunata", perché è scampata al leone - diviene la balia di Aurora, che ha perso sua madre al momento della nascita. Violentemente osteggiata dai contadini e dagli altri servi del padrone, Bakhita si avvicina alla fede cattolica, grazie al prete del paese, ma Marin non rinuncia a lei e la perseguita per riaverla. Ne sortirà un processo di grande eco e la decisione di Bakhita di farsi suora. Giovanni Paolo II, nel 2000, ne farà una santa.
Tra una rosa di progetti Rai, Giacomo Campiotti ha deciso di dedicarsi a Bakhita e ha realizzato un racconto su tre piani temporali, lontano dal "santino", ma non abbastanza lontano dalla classica narrazione popolare per il piccolo schermo.
Spiace soprattutto, in questo senso, la presa di distanza marcata della sceneggiatura dalla vita vera del personaggio narrato, in nome di un "romanzo" da inventare che non ha, però, i tratti della novità, né letteraria né cinematografica.
Piace, invece l'adozione del punto di visto di Bakhita, che guarda, stranita e curiosa, alla nostra società e punta involontariamente il riflettore sulla condizione di schiavi dei contadini veneti, la cui sussistenza dipende quotidianamente dai capricci del padrone. Piacciono l'incontro con Cristo, che Bakhita ricollega alla crocifissione di un poveretto che ha visto da bambina nel suo villaggio, e, in generale, le scene africane, per le quali il regista sfodera le tinte forti.
Mentre la cornice al convento, con Stefania Rocca nel ruolo di Aurora adulta, non riesce a mascherare la propria natura posticcia, l'affresco della vita contadina a Zianigo è intessuto con mano accurata e rispettosa: Campiotti, "figlio" di Ipotesi Cinema, qui riprende ed omaggia l'Albero degli zoccoli del suo maestro Ermanno Olmi.
L'esordiente Fatou Kine Boye riempie lo schermo. Punto di colore nel grigio delle valli del Veneto, il suo volto nero riflette più luce di qualsiasi altro e non c'è dubbio che sia l'attrice, ben più che l'azione, a dare al personaggio la forza e la centralità che richiede.
Produttivamente impegnativa, ovvero costosa, la miniserie Bakhita s'inserisce nel filone delle storie di grandi uomini sconosciute al pubblico di massa, mentre si scarta dalle biografie prettamente religiose, poiché non c'è traccia né di miracoli né di apparizioni celesti.
L'insegnamento di Bakhita non passa dai monologhi ma dalla sua stessa presenza di schiava nera nella villa del feudatario bianco: la sua libertà interiore è di per sé critica pungente alla società del possesso.

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Veneti ignoranti?

giovedì 9 aprile 2009 di gabriella

Se per descrivere qualcuno di veramente esistito ci si deve inventare quasi tutta la storia, forse è meglio parlare di un personaggio di fantasia, tutto da guadagnarci. In questa fiction, o il regista è male documentato, o ha preferito focalizzare l'attenzione su alcuni aspetti, primo su tutti, far passare il Veneto come un popolo d'ignoranti e superstiziosi. Premetto che abito a pochissimi km. da Schio, cittadina veneta che ha ospitato Madre Bakhita per oltre cinquant'anni, e dove è morta. L'industria continua »

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