Una pagina di follia

Un film di Teinosuke Kinugasa. Con Masuo Inoue, Yoshie Nakagawa, Ayako Iijima Titolo originale Kurutta ippeiji. Muto, durata 59' min. - Giappone 1926.
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Un marinaio lavora come volontario in un manicomio dove è rinchiusa sua moglie per aver cercato di uccidere suo figlio molti anni fa, durante un accesso di follia.
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Le giornate del cinema muto
Locandina Una pagina di follia

In una terra tanto lontana quanto il Giappone una ricerca simile per gli elementi fondamentali dell'arte cinematografica sfociò nel sorprendente film Kurutta Ippeiji (Una pagina folle). Nasce spontaneo supporre che il gruppo di giovani scrittori e cineasti che produssero questa pellicola avessero un poco di familiarità, grazie a riviste specializzate, con alcune delle nuove teorie cinematografiche. Kurutta Ippeiji era così diverso dal cinema giapponese che fu distribuito nei cinematografi specializzati in film stranieri. Ciò nonostante, questo film rappresenta una sorta di punta massima della tendenza verso forme più libere introdotta con l'importazione di film americani dopo la [prima] guerra mondiale, esattamente come era successo in Europa. Teinosuke Kinugasa, che aveva debuttato come attore teatrale e cinematografico di ruoli femminili (una tradizione giapponese per certi tipi di teatro), fu il protagonista di Ikeru Shikabane (Il cadavere vivente) di Eizo Tanaka, il film che è stato definito uno dei primi "tentativi di integrare nel cinema giapponese tecniche cinematografiche di origine straniera" (Robert Cohen, "A Japanese Romantic, Teinosuke Kinugasa", Sight and Sound, estate 1976). In un'intervista (con Hubert Niogret apparsa su Positif, maggio 1973) successiva alla riscoperta di Kurutta Ippeiji, Kinusaga affermò che i film americani furono la massima fonte di ispirazione dell'industria giapponese di quel tempo. "Adoravo i film di Rupert Julian, che era regista, soggettista, attore, ed egli mi ha influenzato." Egli ammise (in Sight and Sound, estate 1976) che all'inizio fu influenzato dai film Bluebird della Universal perché "dimostravano che si poteva rappresentare in maniera visiva la psicologia umana elementare".Kinugasa era conscio della difficoltà di impersonare ruoli femminili sullo schermo, quando, in particolar modo durante le scene in esterno, l'artificio contrastava troppo con la realtà, e così divenne regista. Kurutta Ippeiji è il frutto del lavoro di un circolo di letterati riuniti attorno al periodico Bungei Jidai (L'età delle lettere). Essi costituirono un gruppo di produzione cinematografica indipendente, che più tardi sarebbe diventato la Kinugasa Film Federation. Tra i tanti film, la Kinugasa Film Federation produsse anche Jujiro di Kinugasa (1928), il film che lo fece conoscere all'estero trent'anni prima di Gigoku-mon. Come regista di film commerciali, Kinugasa riscosse molto successo in Giappone; era il più importante regista di riduzioni cinematografiche di romanzi romantici e godeva fama di creatore di stati d'animo e di romanticismo. La sua opera prima, Kurutta Ippeiji, rimase quasi del tutto sconosciuta; si erano perse le tracce del positivo fino a quando nel 1971 lo stesso Kinugasa lo ritrovò nel capanno degli attrezzi nel suo giardino.Il film venne girato nello studio Shimokama della Shochiku Film Production, approfittando di un momento in cui lo studio non era attivo. Poiché sia i mezzi tecnici che le finanze a disposizione del gruppo di produzione del film erano decisamente limitati, si sopperì a questi svantaggi con la creatività: i set vennero dipinti d'argento per aumentare la luce e questo diede alle immagini una luminosità misteriosa; angolazioni insolite della macchina da presa permisero di utilizzare al meglio lo spazio ristretto, offrendo allo stesso tempo punti di osservazione imprevedibili. Kinugasa credeva nell'improv-visazione. Girava per lo studio raccogliendo tutto quello che trovava, visto che non aveva denaro per acquistare materiale nuovo. In seguito affermò (nell'intervista con Hubert Niogret, Positif, maggio 1973): "Sono fermamente convinto che la creazione inizi solo quando si è girato il film. Giorno dopo giorno, si accumula negativo ed è solo dopo le riprese che diventa creativo. Io tuttora credo nella necessità di improvvisare, ma questo non è più possibile con i film sonori." Di Kurutta Ippeiji Kinugasa disse che durante le riprese non si era reso conto che la vera creazione del film sarebbe arrivata solo durante le fasi di montaggio. Egli sviluppò un montaggio connotativoche sotto certi aspetti si avvicina a quello che stavano facendo i cineasti sovietici in quel momento. L'esplorazione del mondo distorto dei malati di mente si ricollega a Das Cabinet des Dr. Caligari (Il gabinetto del dottor Caligari) e all'espressionismo tedesco, le carrellate in soggettiva della macchina da presa ricordano Der letzte Mann (L'ultima risata) e l'uso di primi piani e di sovrimpressioni evocano l'impressionismo francese. Eppure, nonostante tutto questo, Kinugasa non aveva mai visto nemmeno uno di questi film. Nel 1928, dopo Jujiro, si recò prima in Unione Sovietica, dove incontrò Ejzenstejn e vide i nuovi film sovietici, e poi in Germania e in Francia, dove vide il lavoro dell'avanguardia e fece vedere Jujiro. Di ritorno in Giappone, scrisse degli articoli sul suo viaggio e presentò alcune delle nuove idee ai suoi colleghi.La caratteristica d'avanguardia di Kurutta Ippeiji deriva in parte dalla natura insolita del tema e dallo sforzo per esprimerlo. Il filo narrativo è costituito dagli stati del subconscio, tra cui non solo ci sono le visioni pazze ma anche flashback e sogni a occhiaperti. A turno, viene utilizzato il punto di vista particolare di ciascun personaggio. Un povero, che si guadagna di che vivere facendo lavori saltuari, diventa il portinaio di un ospedale psichiatrico per stare vicino alla moglie ammalata. Persino la sua mente, presumibilmente razionale, viene descritta in modo soggettivo e le sue fantasie appaiono tangibili come quelle degli ammalati di mente. é un film molto strano e molto bello. Chissà che reazione avrebbe suscitato se Kinugasa l'avesse portato con sé in Europa negli anni venti insieme a Jujiro. (Eileen Bowser, dalla scheda per la rassegna "Art of the Twenties: Films from the Archives", The Museum of Modern Art, 1980.)

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Premi e nomination Una pagina di follia Giornate del cinema muto
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di Georges Sadoul

Secondo la traccia riferita da Donald Richie e joseph Anderson, il film racconta la storia d'un marinaio, che s'impiega come infermiere in un manicomio dove è internata sua moglie; i vari episodi sono visti attraverso lo spirito dei pazzi. Essi ritengono innegabile nel film l'influenza del cinema europeo in genere e in particolare di Caligari. Ma, a quanto dice l'autore, non si può invece parlare d'influenza' sovietica, perché i film russi erano al tempo ancora sconosciuti in Giappone. Questo film sperimentale, finanziato dall'autore stesso, ebbe una grande influenza sul cinema giapponese. »

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