I figli di Ingmar

Un film di Victor Sjöström. Con Victor Sjöström, Harriet Bosse, Tore Svennberg, Hildur Carlberg, Hjalmar Peters Titolo originale Ingmarssönerna. Drammatico, durata 109' min. - Svezia 1919.
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Rappresentazione del mondo rurale dell'Ottocento con le sue tradizioni e il folklore che fanno da filo conduttore delle vicende della famiglia di Ingmar. Il film č tratto dal primo capitolo di Jerusalem di Selma Lagerlöf.
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Le giornate del cinema muto

Il romanzo Jerusalem di Selma Lagerlöf, pubblicato in due parti nel 1901 e 1903, impose il nome della scrittrice a livello internazionale e contribuė in modo determinante a farle vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1909. Jerusalem narra la storia di una comunitā rurale i cui abitanti, divisi dall'apparizione di un predicatore evangelista itinerante, decidono in buona parte di abbandonare la dimora degli avi per partire alla volta della Terra Santa dove, affrontando fatiche estenuanti, troveranno solo amare delusioni. Victor Sjöström, che nel 1917 aveva portato sullo schermo con grande successo un'altra storia della Lagerlöf, Tösen från Stormyr torpet (La ragazza della fattoria di Stormyr), concepė per Jerusalem un piano ambiziosissimo che prevedeva la realizzazione di una serie di 4 o 5 lungometraggi. In realtā, perō, giā il primo di questi, Ingmarssönerna, tratto dal primo capitolo del primo volume del romanzo (pubblicato in precedenza come racconto a sé) raggiunse una lunghezza tale che originariamente venne distribuito diviso in due parti. La vicenda narra la storia di Ingmar, figlio di Ingmar, discendente di un'antica progenie di Ingmar Ingmarsson. Per tradizione, il rampollo di ogni nuova generazione deve misurarsi con la propria figura paterna prima di diventare a sua volta un patriarca e non essere pių considerato (da se stesso e dagli altri) come Lill-Ingmar ("Piccolo Ingmar") ma Stor-Ingmar ("Grande Ingmar"). Il titolo, che non si trasmette automaticamente di padre in figlio, deve essere conquistato. All'inizio della storia, il Lill-Ingmar di Ingmarssönerna vive ancora nell'ombra del padre defunto, e l'intera vicenda verte sulla scelta morale attraverso la quale egli otterrā la propria emancipazione. Nel romanzo della Lagerlöf, il primo capitolo, anch'esso intitolato Ingmarssönerna, č narrato attraverso i pensieri di Lill-Ingmar. Mentre ara i campi, egli pensa a come avrebbe parlato al padre della difficile scelta che lo aspetta; anche nella versione cinematografica di Sjöström la storia č raccontata in flashback ma, nella scena analoga, vediamo Lill-Ingmar (interpretato dallo stesso Sjöström) cadere addormentato nel campo e salire una scala che lo conduce verso il Paradiso, dove incontra i suoi antenati l'antica stirpe degli Ingmar che lo hanno preceduto fin dai tempi dei Vichinghi. Il modo semplice e diretto in cui il soprannaturale viene introdotto nella storia coglie con molta efficacia lo spirito arcaico e tradizionalista del mondo descritto dalla Lagerlöf e il rapporto altrettanto semplice e istintivo che la maggioranza dei suoi abitanti intrattiene con il proprio dio. Il dilemma morale che Lill-Ingmar deve risolvere riguarda i suoi rapporti con Brita, la sua ex fidanzata. Quattro anni prima, la ragazza, dopo le pubblicazioni matrimoniali di rito, era andata a vivere con lui. Le nozze erano state annunciate ufficialmente dal pulpito della chiesa (in modo da consentire, a chi fosse venuto a conoscenza di eventuali impedimenti al matrimonio, di intervenire per tempo) e a quel punto, secondo l'usanza, alle coppie di fidanzati era consentita la convivenza. Ingmar, tuttavia, aveva deciso di rinviare la data delle nozze per motivi economici. Questa decisione, insieme con la tensione accumulata in una relazione senza amore, aveva riempito Brita di tale disperazione che la donna, in un momento di rabbiosa follia, aveva ucciso il proprio bambino appena nato. Ora Brita sta per uscire di prigione e Lill-Ingmar non sa come comportarsi. Brita, per il suo delitto, č stata messa al bando dalla comunitā, e Lill-Ingmar teme che, riprendendola con sé, possa anch'egli incorrere nel pubblico ostracismo. Dopo essersi accorto che tra loro č rinato l'amore, ma anche e soprattutto perché ritiene sia la cosa giusta, Lill-Ingmar riprende Brita e, alla fine, il suo fermo coraggio morale gli varrā il rispetto della comunitā e anche degli antenati.Jerusalem era stato ispirato a Selma Lagerlöf da una vicenda reale: l'emigrazione di massa di 37 persone dal villaggio di Nås, nel luglio del 1896, guidate da un fanatico predicatore evangelista di nome Larsson. Gli emigranti, giunti a Gerusalemme, si erano uniti a una colonia cristiana i cui membri erano in attesa della seconda venuta del Cristo, da loro ritenuta imminente. La maggior parte erano americani, molti dei quali di origine svedese, mentre il leader della comunitā era Mrs Spafford, un'americana di origine norvegese che aveva dedicato l'esistenza a Dio dopo essersi miracolosamente salvata dal terribile disastro della nave di linea Ville du Havre del 1873, nel quale erano perite pių di 200 persone, tra le quali la figlia. Nella descrizione del naufragio dell'Univers (come viene chiamata la nave maledetta nel romanzo della Lagerlöf), l'autrice attinse anche dai resoconti sul naufragio del Bourgogne, avvenuto nel 1898, uno dei pių terribili disastri navali prima dell'affondamento del Titanic, nel quale morirono 550 persone. La Lagerlöf viaggiō in Palestina, dove andō a visitare la colonia di Mrs Spafford e, in seguito, fece delle accurate ricerche anche in Svezia. Grazie a questi sopralluoghi, la scrittrice seppe dare al suo romanzo quel carattere di autenticitā che Sjöström e Molander cercarono di ricreare realizzando gli esterni dei loro film negli stessi luoghi da lei descritti: la Palestina e il Dalarna, la regione a 200 Km a Nord Ovest di Stoccolma dove č ambientata la parte svedese della vicenda. Forse sarebbe stimolante approfondire se l'immagine degli Ingmarsson del romanzo in realtā non sia pių vicina alle tradizioni della regione del Värmland, dove la scrittrice stessa era cresciuta, che non a quelle del Dalarna. E sarebbe altresė interessante rintracciare un'analogia tra la fattoria atavica degli Ingmar e la tenuta della famiglia Lagerlöf, Mårbacka, che il padre dissipatore della scrittrice era stato costretto a vendere e che lei riuscė a ricomprare nel 1908 e dove, nel 1926, venne filmata in un breve documentario intitolato Ett besök hos Selma Lagerlöf (Una visita a Selma Lagerlöf). La storia di Jerusalem ha tuttora una forza straordinaria, come si puō giudicare anche dalla recente e imponente versione di Bille August. Sjöström e Molander trassero, dalla stessa materia, una serie di film che mantengono intatto il loro grande impatto epico, malgrado i tempi e i modi diversi in cui essi vennero realizzati (e nonostante l'incompletezza del materiale sopravvissuto). Ma le caratteristiche che nell'insieme colpiscono di pių sono l'intensitā psicologica e la serietā morale, l'enfasi sulle responsabilitā personali e il rifiuto delle soluzioni facili per scelte difficili. -CT

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