O fatalista

Consigliato assolutamente no!
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * - - -
 critican.d.
 pubblicon.d.
Rogério Samora
Rogério Samora (60 anni) 28 Ottobre 1959 Interpreta Tiago
André Gomes
André Gomes (69 anni) 18 Settembre 1951 Interpreta Il padrone
Rita Blanco
Rita Blanco (57 anni) 11 Gennaio 1963 Interpreta La signora D.
Suzana Borges
Suzana Borges   Interpreta L'albergatrice
Patrícia Guerreiro
Patrícia Guerreiro   Interpreta Barbara
José Wallenstein
José Wallenstein   Interpreta Il marchese
Tiago, durante un viaggio in Portogallo ripercorre le proprie imprese erotiche.
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primo piano
Se vuol ballare, signor contino.
Marzia Gandolfi     * * - - -

Ci sono film da guardare e film, per chi ne ha voglia, tutti da leggere come il fatalista di Botelho. Un invito, il suo, a riscoprire i classici per lo schermo. Come già aveva fatto tanto bene Robert Bresson con Le Dammes du bois de Boulogne(Perfidia in italiano) ispirato a un episodio di "Jaques, Le Fataliste" di Diderot, anche il regista portoghese trascrive per il cinema le intuizioni rivoluzionarie dell'illuminato pensatore francese. Adeguando il testo al nostro tempo, Botelho conduce Tiago, autista di classe e di professione, e il suo padrone lungo le strade di un Portogallo surreale: uno spazio, l'auto e un tempo, quello del viaggio, in cui raccontare e filosofeggiare sulle avventure del corpo e dello spirito. Con questo film al lido approda la filosofia con annessa dialettica servo-padrone perché Tiago, come il Figaro mozartiano, è un servitore che "batte" i panni appesi del suo "contino". Intelligente, acuto e terribilmente logorroico Tiago racconta al suo incapace e goffo padrone la propria visione del mondo attraverso le proprie imprese erotiche dentro le quali c'è già tutto il suo giudizio sociale. Al suo signore non resterà che accettare di perdere i diritti che in fondo ha già perso. Con la "fatale", nel senso di letale, trasposizione visiva del pensiero di Diderot, il regista ci ricorda che "gli uomini dovrebbero nascere liberi e uguali". Prendiamo atto.

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di Lietta Tornabuoni La Stampa

Joao Botelho, 56 anni, portoghese, regista molto bravo (Tempi difficili, La donna che credeva di essere il Presidente degli Stati Uniti) ha tratto «O fatalista» (in concorso) da Jacques il fatalista in cui il filosofo illuminista Denis Diderot sosteneva nel 1771-'73 che «dal fanatismo alla barbarie il passo è breve» e che la verità non può venir ridotta a una forma unica. Un altro pensiero è alla base del film: «Tutto il bene o il male che accade quaggiù è scritto lassù». Una serie di storie si intrecciano in ammirevole stile impassibile nel film di parola: un autista racconta al padrone durante un viaggio in auto le proprie avventure erotiche, un'albergatrice racconta ai due la vendetta di una donna non amata che induce un marchese suo amico a sposare una ragazza indegna, le narrazioni si inseguono alla maniera di Bunuel o de Oliveira. »

di Maurizio Cabona Il Giornale

L’altro film in concorso ieri era il portoghese Il fatalista di Jofto Botelho. Ispirandosi alle pagine di Diderot, usate anche da Bresson per il suo primo film, Perfidia (1944), Botelho mette in viaggio su un’auto padrone e servo, I rapporti fra loro apparentemente si capovolgono: Il secondo parla dei suoi amori, il primo ascolta. Parlare non significa però dire la verità. Sentiamo descrizioni difatti e ne vediamo verificarsi altri. La tesi esistenziale ostentata dell’autista è che il destino decide per noi: «Fata volentem ducunt, nolentem trahunt». »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Nel cinema portoghese, da anni, spiccano due figure di prestigio, Manoel de Oliveira, il decano, il glorioso, e João Bothelo, dedito, fin dai suoi esordi, a un cinema intelligente (e intellettuale) che se non è stato ben recepito dal mercato (qui da noi si son visti solo due suoi film, «Conversazione interrotta» e «Tempi difficili»), i vari festival gli vedono sempre ottenere stima e consensi. Come ieri sera qui a Venezia dove si è visto O fatalista (Il fatalista), abile rielaborazione in chiave moderna del tanto celebrato «Jacques, le Fataliste» di Denis Diderot. »

di Mariuccia Ciotta Il Manifesto

La scrittura perfetta di João Botelho ricalca il classico rivoluzionario di Diderot Jaques, le fataliste (1771-73) in un ritorno al futuro del pensiero illuminista in tempi in cui «pensare è un delitto, in cui i potenti cercano di avvilire la dignità umana agitando lo spettro dello scontro tra civiltà, o la sporca e sinistra guerra tra religioni. Lo scopo è nascondere l'unica cosa che fa muovere il mondo: la lotta di classe». Premessa del regista portoghese, classe `49, al suo O Fatalista (concorso) che, come Manoel de Oliveira, sa coniugare il passato, il suo decor da monasteri di Coimbra, con le tentazioni moderne del Portogallo europeista. »

O fatalista | Indice

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