Lavorare con lentezza

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Un film di Guido Chiesa. Con Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea, Tommaso Ramenghi, Marco Luisi, Valerio Binasco.
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Titolo originale Lavorare con lentezza. Radio Alice 100.6 MHZ. Drammatico, durata 111 min. - Italia 2004. uscita venerdì 1 ottobre 2004. MYMONETRO Lavorare con lentezza * * 1/2 - - valutazione media: 2,74 su 41 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,74/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * - - -
 critican.d.
 pubblico * * * - -
Claudia Pandolfi
Claudia Pandolfi (45 anni) 17 Novembre 1974 Interpreta Marta
Valerio Mastandrea
Valerio Mastandrea (48 anni) 14 Febbraio 1972 Interpreta Il tenente Lippolis
Tommaso Ramenghi
Tommaso Ramenghi (36 anni) 20 Novembre 1983 Interpreta Sgualo
Marco Luisi
Marco Luisi   Interpreta Pelo
Valerio Binasco
Valerio Binasco (56 anni) 20 Giugno 1964 Interpreta Marangon
Massimo Coppola
Massimo Coppola (48 anni) 6 Giugno 1972 Interpreta Umberto
Una storia che procede su più binari nel rappresentare il tumulto degli anni '70 a Bologna è al centro del film di Chiesa, che lo ha scritto assieme a Wu Ming, autore collettivo di libri di grande successo.
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«Lavorare con lentezza», un verso della canzone Gioia e rivoluzione degli Area, chiosa la visione anarcooperaista del film. Il regista Chiesa, anche autore della sceneggiatura insieme con il gruppo di scrittura Wu Ming, afferma che la pellicola vuole essere una «messa in scena degli anni Settanta come liberazione oltre i cliché delle P38, delle stragi e del terrorismo». Chiesa dichiara di aver voluto riportare «l’attenzione sulla felicità, qualcosa di cui nessuno parla più, perché cancellata dall’orizzonte del profitto». Il film, però, alternando dramma e commedia, ha toni vetustamente sovversivi dal punto di vista ideologico; toni del tutto confusi, e sbagliati, poi, per quanto concerne il tema della miglior destinazione dell’esistenza umana. Lavorare con lentezza fa così un triste balzo all’indietro rispetto alle più meditate posizioni dell’ultimo cinema italiano sugli anni della contestazione – La meglio gioventù e Buongiorno notte –. Anche a prescindere dal confronto con questi titoli, comunque, trattasi di un’opera superficiale.
Il 12 marzo 1977, a Bologna, le forze dell’ordine irrompono nella sede di Radio Alice. Autogestita dalla gioventù della sinistra extraparlamentare, tra un disco e l’altro, l’emittente, fieramente priva di un palinsesto, dà voce a chiunque voglia, al collettivo, all’utopismo iperegualitarista antisistema. L’irruzione si deve al fatto che il giorno precedente, l’11 di marzo, dopo che il Movimento di cui Radio Alice è espressione aveva interrotto un’assemblea di Comunione e Liberazione, il capoluogo emiliano è stato travolto dalla protesta studentesca autonoma, esterna a sindacati confederali e Pci. Scattata l’azione di forza dello Stato, lo studente di Lotta Continua Pier Francesco Lorusso resta ucciso, colpito alle spalle da un carabiniere. Il film mette in scena questi tragici fatti storici, traendo ispirazione dal volume che Franco Berardi detto «Bifo», protagonista dei disordini, vi ha dedicato.
Sugli eventi bolognesi la pellicola fa convergere molteplici punti di vista. I protagonisti sono Sgualo (Tommaso Ramenghi) e Pelo (Marco Luisi), due giovani disoccupati della periferia operaia più povera. La notte lavorano al soldo di un ricettatore (Valerio Binasco), scavando un tunnel per poter rapinare una banca. Sottoterra riescono comunque a captare l’emittente sovversiva, ne sono affascinati, e di giorno frequentano la sua comunità fuori dagli schemi. La loro è un’iniziazione alle cose importanti. Sgualo e Pelo aprono gli occhi sull’oppressione della società e sull’alternativa auspicabile: un mondo in cui ognuno possa esprimere le proprie inclinazioni in anarchica libertà.
C’è poi la prospettiva di Marta (Claudia Pandolfi), avvocato. La donna condivide il disimpegno rivoluzionario della radio, intanto lotta per tirar fuori di galera un giovane che ha ridotto in fin di vita lo strozzino degli anziani genitori. Marta difenderà anche chi è stato arrestato durante la carica dei carabinieri dell’11 marzo.
Soprattutto, c’è il mondo di Radio Alice, dove si predica e si pratica il libero amore. Vi si discetta di orgasmo; vi si denuncia la castrazione degli operai, causata dalla declinazione capitalistica del tempo di fabbrica. A Radio Alice le corna sono un concetto antiquato. L’unica censura, destinata a venir presto meno, è quella «estetica», che esclude la programmazione di canzoni commerciali. Si respira l’effervescenza materialista delle pareti grigie piene di scritte, dell’accampamento perenne, dove ogni gerarchia è annullata, dove le donne possono finalmente dire la loro contro l’atavico dominio del maschilismo fallocentrico, mentre il turpiloquio è sinonimo di libertà.
Agli antipodi rispetto a Radio Alice, c’è il grigio mondo dei carabinieri. Anche questi sono raccontati durante il periodo di crescente conflittualità che porterà agli scontri. Il tenente Lippolis (Valerio Mastrandrea), sulla pista della rapina di Sgualo e Pelo, è inviato a comandare, obtorto collo, gli assalti ai manifestanti: anch’egli è vittima della politica dell’epoca, che il film dice essere di crudele repressione. Intanto, un ebete soldato di leva trascorre le giornate sorvegliando dalla caserma le trasmissioni di Radio Alice, dal suo apparecchio a transistor. Espugnata l’emittente, proprio lui, ormai affascinato dal verbo e dalla musica ascoltata per mesi, si siederà, non visto, al microfono prigioniero, assaporandone per qualche istante l’ebbrezza. È la fine del film, suggello nostalgico all’avventura di Radio Alice, a quello che, secondo la pellicola, questa avrebbe potuto essere, ma che le hanno impedito, per sempre, di diventare.
Dice Chiesa, «Il maodadaismo di Radio Alice mi ha influenzato. Cosa è il maodadaismo? È mandare in diretta una telefonataburla ad Andreotti, è alzarsi la mattina e non andare a lavorare. È fingersi un attore a un provino improvvisato come ha fatto uno dei nostri protagonisti.». Lo sviluppo di questo ideale fa sì che lo spettatore esca dal cinema pregno di un’antimorale vaga, esclusivamente contro, e di parte. Chiesa e i Wu Ming si dimenticano del brigatismo e dei frutti avvelenati della sinistra visionaria dell’epoca. L’anelito a un sistema economico affrancato dalla legge del profitto è nel film, prima che velleitario, poco chiaro: o.k. far l’amore, o.k. non pagare al ristorante e andare ai concerti, ma poi che si fa? Le premesse, poi, sono pessime: persone che, sia pure per protesta, non lavorano, si danno allo svacco e, addirittura, rubano.
In fondo, strizzando l’occhio ai manifestanti al G8 di Genova, si sposa anche, paradossalmente, l’ideologia giovanilistico pacifista, globalizzante, di MTV. L’erotismo cui il film fa esplicito riferimento in forma sostanzialmente elogiativa, infatti, è una nota comune a Radio Alice e al suo odierno corrispettivo tv. Il punto è toccato di sfuggita, con l’accenno alla censura estetica, e avrebbe meritato ampio sviluppo all’insegna di una riflessione sulla felicità, di ieri e di oggi. Chiesa, evidentemente, non ha visto I Cento Passi: film in cui il regista Marco Tullio Giordana fa dire al suo protagonista Peppino Impastato, fondatore di una radio «contro», che pompare frenesia erotica nella gioventù risponde a una logica funzionale all’imborghesimento consumistico.
Elementi problematici per la visione: scene di sesso e di violenza; turpiloquio frequente. Il film, poi, racconta in chiave positiva, anzi, propositiva, un tentativo di rapina e un furto al ristorante: non lontani dall’istigazione a commettere reato.

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Premi e nomination Lavorare con lentezza MYmovies
Lavorare con lentezza recensione dal Dizionario Fumagalli - Cotta
Premi e nomination Lavorare con lentezza

premi
nomination
Festival di Venezia
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Gioia e rabbia a bologna sud

mercoledì 19 settembre 2007 di Ornella Castiglione

Guido Chiesa firma questa pellicola dopo aver raggiunto il successo nel 2000 con Il partigiano Johnny, già opera letteraria, tornando all’ideologia ed al mondo popolare. La storia di Lavorare con lentezza è in parte vera, Radio Alice nasce a Bologna negli anni Settanta, tra le prime radio private italiane, con il proposito nobile di “dare voce a chi non ha voce” ma come tutte le esperienze libere e felici viene soffocata. Il pretesto tanto, da una parte o dall’altra si trova. Alle pagine della continua »

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Interpretare con sveltezza

sabato 1 marzo 2008 di Faber

Se fosse statato un film sul sessantotto o i soliti anni settanta, non mi sarebbe piaciuto. Perchè solitamente questi film hanno come obiettivo principale quello della mera contemplazione e del mero encomio. Si gioca, tra la sinistra giovanile, a fare tanto gli anti - tradizionalisti e tanto gli anti - dottrine e accettazione di realtà preconfezionate, poerchè sono retaggi di un epoca trascorsa e ingiusta nella disposizione delle carte, e poi si soffre dei medesimi mlai di cui soffre la religione, continua »

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DVD | Lavorare con lentezza

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 20 febbraio 2018

Cover Dvd Lavorare con lentezza A partire da martedì 20 febbraio 2018 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Lavorare con lentezza di Guido Chiesa con Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea, Tommaso Ramenghi, Marco Luisi. Distribuito da CG Entertainment. Su internet Lavorare con lentezza (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS.

Prezzo: 9,99 €
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SOUNDTRACK | Lavorare con lentezza

La colonna sonora del film

Disponibile on line da venerdì 14 ottobre 2005

Cover CD Lavorare con lentezza A partire da venerdì 14 ottobre 2005 è disponibile on line e in tutti i negozi la colonna sonora del film Lavorare con lentezza del regista. Guido Chiesa Distribuita da Radio Fandango, il cd è composto da musiche di genere Pop e Rock Internazionale, e Pop e Rock Italiano.

di Lietta Tornabuoni La Stampa

E’ bello rivedere i ragazzi rivoltosi, creativi, mao-dadaisti della Bologna infiammata 1976-1977; riascoltare la radio più giovanil-popolare dell'epoca, Radio Alice poi occupata e chiusa dalla polizia; ricordarne le indicazioni («linea casinista») o gli slogan («Il delitto paga, il padrone no»). La ricostruzione storico-esistenzial-politico-culturale del periodo in Lavorare con lentezza. Radio Alice 100 6MHz di Guido Chiesa, primo film italiano in concorso, è molto ben fatta, tanto più che al regista riescono cose che al cinema vengono quasi sempre male: manifestazioni e scontri tra giovani e carabinieri o poliziotti, specie nella parte finale del film; il modo di vestire e di muoversi dei ragazzi fine Settanta (i costumi perfetti sono di Lina Nerli Taviani); il lampeggiare di disegni alla maniera di Andrea Pazienza, di azioni infami come l'aggressione fascista a un vecchio vagabondo, di conflitti accesi tra femminismo e maschilismo (con Claudia Pandolfi specialmente pugnace). »

di Alberto Crespi L'Unità

Che strano cinema, il cinema italiano: i segnali di vitalità si alternano continuamente a quelli di crisi, i film belli a quelli brutti; l’attenzione alla realtà (che è sempre stata la sua forza) lascia a volte il posto all’astrazione più totale. La recente Mostra di Venezia ha confermato questa tendenza, anzi, questa «non-tendenza»: un film riuscito e rubato alla vita come Le chiavi di casa di Gianni Amelio era in concorso assieme ad un’opera completamente «di testa» come Ovunque sei di Michele Placido. »

di Guido Chiesa

«Lavorare con lentezza è un film per tutte e tutti. Quelli che un giorno di ferie in meno è un giorno di fatica in più. Quelli che non gli batte il cuore quando risuona l’Inno di Mameli. Quelli che non vogliono il Potere, ma solo potere. Quelli che hanno perso il filo e il segno eppure vanno avanti. Quelli che pensano che la classe a cui appartieni conta anche dopo la scuola. Quelli che non si vergognano di prendersi sul serio e di ridersi addosso. Quelli che l’aumento del Pil non gli dà mai la felicità. »

di Maurizio Turrioni Famiglia Cristiana

Non scambiatelo per Radiofreccia. Come nel bel film di Ligabue, anche qui c’è il malessere giovanile raccontato con la musica di un’emittente radiofonica alternativa. E attraverso storie di ragazzi di provincia. Ma in Lavorare con lentezza di Guido Chiesa c’è di più. C’è la voglia di analizzare un periodo difficile ma fondamentale per il nostro Paese (antefatto dei disgraziati anni di piombo), di ricordare un’Italia lungi dall’opulenza del craxismo, di capire l’essenza di un movimento (il famigerato Settantasette) che non puntava al potere o alla violenza, ma alla ribellione da legacci e stereotipi perbenisti. »

Lavorare con lentezza | Indice

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