Morte di un amico

Un film di Franco Rossi. Con Didi Perego, Angela Luce, Spiros Focas, Gianni Garko, Fanfulla.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 94 min. - Italia 1959.
Consigliato assolutamente no!
n.d.
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Didi Perego Angela Luce
Angela Luce (81 anni) 3 Dicembre 1938 Interpreta Franca
Spiros Focas
Spiros Focas (83 anni) 17 Agosto 1937 Interpreta Bruno
Gianni Garko
Gianni Garko (85 anni) 15 Luglio 1935 Interpreta Aldo
Fanfulla
Fanfulla 26 Febbraio 1913 Interpreta De Amicis
Olimpia Cavalli
Bruno e Aldo sono amici di lunga data. Il primo si fa mantenere da una ragazza che fa la vita, ben presto imitato dal secondo. Si mettono su una cattiva strada e programmano una rapina che si conclude tragicamente.
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Locandina Morte di un amico

Ancora i "ragazzi di vita" di ispirazione pasoliniana. Protagonisti sono due amici che vivono d'espedienti, facendosi mantenere. Uno però aspira a una vita più pulita con fidanzatine e lavoro come si deve. Sta per concretare il sogno ma non se la sente di abbandonare il compare impegnatosi per un colpo ladresco. Il colpo va male ed è il giovanotto "quasi per bene" a rimetterci la pelle.

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Premi e nomination Morte di un amico MYmovies
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Ancora borgate, ancora prostituzione, ancora cronaca nera: sono i temi, evidentemente di cui si compiace maggiormente il cinema italiano. Questa volta, però, a differenza di quanto abbiamo visto di recente sugli schermi, non c’è vero e proprio compiacimento in queste descrizioni; c’è, semmai, la tendenza a giudicare e a polemizzare. Franco Rossi, infatti, l’autore del film, è un regista serio, concreto, nient’affatto morboso e affrontando a sua volta il miserando mondo di certi scrittori “di vita”, si è messo dalla parte di quelli che, con atteggiamento angosciato, additano una piaga sociale nella speranza di vederla sanata. »

di Pier Paolo Pasolini

Gentile Marotta, mi hanno detto che sull'«Europeo» lei ha scritto bene di Morte di un amico, elogiandone la sceneggiatura. Sono anni che lei non perde occasione di darmi contro, direttamente o indirettamente, in buona fede o in mala fede: io la lascio dire, perché lei è napoletano, e i napoletani bisogna lasciarli dire: in loro parla una secolare storia di amarezze, dolori, digiuni, ingiustizie, umiliazioni... e rivincite. Sarebbe assurdo ragionare con chi, prima di ogni altra cosa, si rifiuta di ragionare. »

di Pier Paolo Pasolini

C'è una profonda scissione, nel nostro mondo culturale, tra la critica letteraria e la critica cinematografica. Sembra strano ma il crocianesimo - abolendo la distinzione dei generi e instaurando la sola possibile distinzione tra poesia e non poesia - ha favorito una critica tecnicistica, che implica necessariamente i generi, magari non come distinzioni retoriche, ma come distinzioni stilistiche. Poiché per i crociani - ossia per i critici borghesi - l'operazione artistica è un dato unico, inimitabile e metastorico, l'esame di un'opera d'arte tende a diventare tutto interno: e quando, con la critica stilistica - che discende per li rami da Croce - l'esame, disperatamente interno, si propone come funzione ultima quella di leggere nell'opera d'arte singola un'intera epoca letteraria, finisce poi per risultare soltanto un contributo a una critica sociologica o marxista. »

di Pier Paolo Pasolini

Caro Marotta, concludo, rispondendo a Lei, la mia meateoritica attività di critico cinematografico, troppo dura per le mie deboli spalle (se permette una lieve «mimesis» delle sue abitudini espressive). Accetto il suo tono, do per concessa la sua sincerità, e incamero la barocchetta lezioncina di modestia (ma guardi, però, non sono un gran frequentatore, come lei sembra credere, di luoghi mondani o almeno la mia frequentazione è quasi del tutto afasica). Stabilita dunque la cordialità della nostra inimicizia, trovo mutile darle una lunga contro-risposta articolata: mentre non sarebbe forse del tutto mutile fare un inarticolato elenco dei punti e delle questioni, che riguardino un poco la nostra «querelle» privata, e soprattutto investano oggetti più generali. »

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