Good Night, and Good Luck.

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Un film di George Clooney. Con David Strathairn, Frank Langella, Robert Downey Jr., Patricia Clarkson, George Clooney.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 90 min. - USA 2005. uscita venerdì 16 settembre 2005. MYMONETRO Good Night, and Good Luck. * * * - - valutazione media: 3,21 su 46 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Natalia Aspesi

La Repubblica

Lo scapolo definito il più sexy del mondo, il rapinatore pasticcione e sfortunato di Ocean’s eleven, l’avvocato vanesio che specchia la nuova dentatura nella lama del coltello di Prima ti sposo. Poi ti rovino, l’attore dalla voce carnale e dal sorriso luccicante, la perfetta star del cinema hollywoodiano, George Clooney, porta alla Mostra, come regista, cosceneggiatore, interprete in una parte secondaria, in prima assoluta mondiale, uno di quei film ben fatti, eleganti e appassionatamente democratici che, parlando del passato, ci richiamano ai malesseri assopiti, alle inquietudini accantonate del presente. Good night and good luck, secondo film come regista del finto buontempone Clooney, in concorso alla 62esima Mostra, racconta dei tempi leggendari o addirittura fiabeschi, gli anni 50 americani, in cui il giornalismo, in questo caso quello televisivo, non era al servizio di nessuno se non della verità, svolgeva la sua funzione di vigilanza e opposizione al governo, resisteva alle intimidazioni dei potenti, non conosceva la faziosità, ed era orgoglioso del suo ruolo di sentinella in difesa della Costituzione, dei diritti civili e della giustizia.
In sole cinque puntate sulla rete televisiva CBS, negli anni drammatici e cupi tra il 1953 e il 1954, Edward R. Murrow, conduttore di un popolare programma giornalistico, con la collaborazione entusiasta del suo staff e l’appoggio del capo della rete, riuscì a rivelare le pratiche intimidatorie, bugiarde e illegali con cui il senatore Joseph McCarthy, presidente del Comitato Parlamentare per le Attività Antiamericane, tentò di incastrare senza prove, presunti colpevoli di comunismo. Quando si parla di maccartismo, anche nei film, (Il prestanome con Woody Allen, Indiziato di reato con De Niro), è sempre alla famosa lista nera di Hollywood che ci si riferisce, ai registi, agli attori che persero il lavoro e talvolta la vita perché sospettati di simpatie bolsceviche o perché rifiutarono di denunciare i colleghi, e dei colleghi che invece scelsero di salvarsi con la delazione.
Clooney, 44 anni,figlioli un giornalista televisivo che ha fatto politica con il partito democratico, con una zia, la celebre cantante d’epoca Rosemary Clooney, che rischiò di finire nella lista nera dei nemici dell’America, ha scelto di ricordare quei tempi eroici e pericolosi attraverso la breve stagione di una star dell’informazione televisiva, «perché è la televisione che soprattutto informa o disinforma, forma o deforma le coscienze. Il senatore McCarthy fu i! primo a sfruttare la paura per fini politici; allora il nemico era il comunismo, oggi è il terrorismo. Vorrei chiarire che sono un patriota sincero, come lo fu Murrow, che non era comunista; non voglio attaccare l’attuale amministrazione del mio paese, ma solo ricordare un momento magico del mestiere d’informare. E ricordarlo adesso in un paese, gli Stati Uniti, che, con il Patriot Act, in nome della sicurezza, si sta disumanizzando e viene tenuto all’oscuro della realtà con sempre nuove limitazioni, censure, minacce all’informazione».
In quel meraviglioso, lucente bianco e nero che misteriosamente rende il cinema tanto più vivo e emozionante, in 90 minuti che si rincorrono veloci e ansiosi come in una geniale, nervosa, concitata trasmissione in diretta, in Good night and good luck,(la frase con cui Murrow concludeva la sua trasmissione), Clooney intreccia documentari d’epoca e ricostruzione di quel che avvenne nella redazione televisiva, in quei mesi cruciali.
Murrow, indagando su un fatto di persecuzione politica, non attaccò mai personalmente McCarthy ma si limitò a trasmettere i fumati delle sue dichiarazioni e le cassette registrate piene d’insulti che, rifiutando il confronto, lui gli mandava. Dice Clooney: «Anche nel mio film il senatore parla solo attraverso i filmati d’epoca, perché nessun attore avrebbe reso credibile la sua doppiezza e fanatismo». Murrow è interpretato da un attore fantastico, Davìd Strathairn, magro, severo, impeccabile, elegantissimo, malinconici occhi chiari, gesti bruschi, l’eterna sigaretta accesa (il vero conduttore è morto di cancro a 57 anni, nel ‘65), che sa rendere il carisma televisivo del personaggio quando brusco, dice: «La linea tra indagine doverosa e pericolosa persecuzione è molto sottile. Il senatore ha oltrepassato quella linea troppe volte. Non ci lasceremo trascinare dalla paura in un’era d’irrazionalità. Non possiamo difendere la libertà all’estero se ci rinunciamo nel nostro paese», Dice Clooney, «Non esistono più giornalisti come Murrow, o come Cronkite, che indicando sulla cartageografica il Vietnam, dichiarò, questa guerra è un errore, o come Woodward e Berstein che rivelarono il Watergate. Chi informa non ha più fiducia nel suo mestiere, non osa o non può più porre domande scomode, è ossequioso coi potenti, ha perso coraggio, si barcamena, chiude gli occhi, si adatta all’informazione spettacolo e all’impegno della pubblicità. Quando gli inserzionisti impauriti si ritirarono dalla sua trasmissione, Murrow pagò gli spazi di tasca sua. Oggi la gente è meno informata di l5, 20 anni fa perché legge poco: in più negli Stati Uniti i canali televisivi sono centinaia e la frammentazione dell’informazione, il suo accumulo, la cancellano, la omologano, impedendo alla gente di formarsi un’opinione, stordendola, alla fine disgustandola». Vedesse la televisione italiana, signor Clooney’~ di reti ne abbiamo meno, ma quasi tutte padronali-governative vedesse il giornalismo d’opposizione di Vespa, la ricerca accanita della verità dei direttori di testata Mimun o Rossella, le domande sferzanti al premier o ai suoi ministri, le rivelazioni coraggiose sugli scandali finanziari: e ricordando l’ormai dimenticato senatore Joseph McCarthy, sapesse quanti discorsi in cassetta già registrati arrivano in video, e di quanto pericolo comunista sentiremo parlare, nei prossimi mesi di propaganda elettorale!
Da La Repubblica, 2 settembre 2005


di Natalia Aspesi, 2 settembre 2005

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