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mercoledì 5 agosto 2020

Elia Kazan

Altri nomi: Elia 'Gadget' Kazan
Data nascita: 7 Settembre 1909 (Vergine), Istanbul (Turchia)

Data morte: 28 Settembre 2003 (94 anni), New York City (New York - USA)
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a cura della redazione

Regista americano d'origine armena (Costantinopoli 1909). Vero nome E. Kazanjoglous. Fra i più importanti realizzatori contemporanei negli Stati Uniti, ma costantemente caratterizzato da un'ambiguità di fondo, avvertibile nelle impostazioni tematiche come nelle predilezioni tecnico-formali da lui mostrate. Appartenente prima del periodo maccartista - cioè nell'immediato dopoguerra - al gruppo dei più avanzati cineasti americani, attraversò in seguito una specie di crisi psicoideologica che lo portò a trattare ancora, in una serie di opere, argomenti di notevole rilievo sociale, realizzati in forme sempre più contraddittorie, pessimistiche, angosciate: finché, più recentemente, si rivolse a tematiche di altra natura, trattate con talento formalistico spesso involuto ed estetizzante. [...] »

La Repubblica

Roberto Nepoti

Elia Kazan fu un genio indiscusso del cinema e del teatro. Fu tra i fondatori dell'Actors Studio, firmò film che sono rimasti nella storia del cinema, da Viva Zapata, a La valle dell'Eden a Splendore nell'erba. Ma Kazan amava molto anche il teatro. Nel 1949 fu acclamato per la messa in scena di Morte di un commesso viaggiatore, di Arthur Miller. Una fama, la sua però, segnata anche da grandi polemiche. Venne criticato per avere denunciato alla Commissione per le attività antiamericane del senatore Joe McCarthy alcuni suoi compagni del partito comunista, in cui aveva militato negli anni Trenta. La deposizione davanti alla Commissione, che negli anni Cinquanta guidò la crociata anticomunista negli Stati Uniti, permise al regista di continuare a lavorare, ma lo bollò a vita e quando nel 1999 gli fu attribuito l'Oscar alla carriera a Hollywood non mancarono le polemiche e alla serata di consegna della statuetta, molti in sala non applaudirono il regista. [...] »

L'Unità

Alberto Crespi

Il sorriso di Elia Kazan è «il sorriso di tutti coloro nati in Anatolia», il sorriso mellifluo e ingannatore di chi arriva in America deciso a farcela anche a costo di essere falso e servile, finché serve. Il sorriso che Kazan descrive nella sua autobiografia A Life, uscita nell’88, uno dei più straordinari libri di cinema e di vita mai pubblicati (era un grande scrittore, ancor prima che un bravo regista). Il sorriso di chi sorride solo con i denti e non con gli occhi. Il suo film autobiografico del 1963, America America, doveva intitolarsi The Anatolian Smile, il sorriso dell’Anatolia. Da noi alla fine lo chiamarono America America - Il ribelle dell’Anatolia. Era bellissimo. [...] »

Il Sole-24 Ore

Luigi Paini

Era consapevole dei suoi limiti, forse troppo severo con se stesso: «Non ho una vasta gamma, non vado bene con la musica, i classici sono oltre la mia portata ... sono un mediocre regista, tranne quando una piece teatrale o un film tocca una parte delle mia esperienza di vita», diceva Elia Kazan. Ma, aggiungeva, «ho coraggio, qualche volta anche un pò di temerarietà. Sono capace di parlare agli attori, di farli lavorare al meglio». E, come regista, Kazan ha scoperto o lanciato attori quali Marlon Brando, James Dean, Jack Palance. Warren Beatty, Lee Remick, Jo Van Fleet. Sette dei film di Kazan - ricorda il New York Times nel suo sito Internet - hanno conquistato in totale, nelle diverse categorie, 20 premi Oscar. [...] »

Quotidiano.net

Silvio Danese

Elia Kazan, figlio di un venditore di tappeti greco emigrato in America, è il regista che chiese a un certo Brando di fare a pugni a sangue al porto di New York e poi salire in soffitta a occuparsi degli uccellini dell’adolescente Eva Marie Saint. Era il 1947. Su Fronte del porto piovverò sette Oscar e un Leone d’oro. Inventando, con lo sceneggiatore Budd Schuiberg, un selvaggio gentile e coraggioso destinato alla sconfitta degli eroi maledetti, Kazan lanciò Marion Brando al cinema, il giovanotto scontroso e irrequieto a cui aveva affidato la parte dello stupratore in cannottiera nella versione teatrale di Un tram che si chiama desiderio, diretto al cinema quattro anni dopo. Cineasta di denuncia sociale dei cinema americano dei dopoguerra, straordinario ottimizzatore dei genere noir in chiave di critica sociale, tra Dassin e Dmytryck: ma così, oggi, la sua opera finisce per sembrare un po’ morta. [...] »

Film TV

Emanuela Martini

Venti Oscar, una ventina di film, una decina di libri tra romanzi e autobiografie, una miriade di allestimenti teatrali che tra gli anni Quaranta e Cinquanta fecero epoca, la paternità di quella che è stata la più famosa scuola di recitazione del XX secolo, l’Actors Stadio, che fondò nel 1947 insieme a Lee Strasberg. Una vita artistica e creativa ricchissima, quella di Elia Kazan. Kazan era greco, veniva dall’Anatolia, che ricorderà in un suo romanzo, Il ribelle dell’Anatolia, dal quale nel 1963 trasse un film molto bello, America, America. Da bambino era appartenuto a una minoranza in Turchia e si sarebbe ritrovato “alieno” nel melting pot newyorkese: lavorava come sguattero per pagarsi la scuola, assimilava, e “studiava da americano”. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Figlio di un mercante greco di tappeti, arriva in USA a quattro anni. Studia a New York, si diploma al Williams College, trova lavoro al Group Theater e rivela un talento eccezionale. Sarà presto regista, fonderà nel 1948 l’Actor's Studio con Strasberg e Crawford, dopo aver diretto il suo primo, patetico film ( Un albero cresce a Brooklyn, 1945), iniziando una carriera cinematografica ricca di successi che si affiancherà a quella, altrettanto fortunata, del teatro. Americano, progressista, combattivo, rimarrà sempre con il cuore legato a una patria e a una cultura che non conosce se non attraverso suo padre. E il conflitto agirà sempre, dentro e fuori di lui.
Girerà vigorosi, un po' rigidi, film democratici, contro le discriminazioni razziali ( Barriera invisibile, 1947, Pinky, la negra bianca, 1948) e addirittura a favore della rivoluzione (Viva Zapata! ,1952), ma a poco a poco rivelerà una incertezza - e infine una ambiguità - che l'indurranno a confondere le acque, sia nella vita pubblica (confesserà al Comitato delle attività antiamericane di aver appartenuto al partito comunista e denuncerà amici e colleghi) sia nella struttura dei film, nel significato e nello stile (a un ondeggiante Fronte del porto ,1954, concitata storia sindacale che porta al regista due Oscar e uno lo dà all'intenso Marlon Brando, contrappone una tormentata storia familiare che rivela il conflitto non risolto tra un padre e un figlio adolescente, interpretato con grande slancio da James Dean: La valle dell'Eden, 1955. [...] »

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