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lunedì 13 luglio 2020

Alfred Hitchcock

Nome: Alfred Joseph Hitchcock
Data nascita: 13 Agosto 1899 (Leone), Londra (Gran Bretagna)

Data morte: 29 Aprile 1980 (80 anni), Los Angeles (California - USA)
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Il Mattino

Valerio Caprara

Scadranno giusto venerdì i venticinque anni dalla morte. Ma c'è proprio bisogno del protocollo per ricordare degnamente Sir Alfred Hitchcock o per sottolinearne l'autorevolezza, incrementata anziché affievolita dall'evolversi della storia (del cinema)? Ormai la bonaria figura del - cosiddetto con formula alquanto sbrigativa - maestro del brivido, una volta scavalcati certi ridicoli niet della «critica di papà», viene pacificamente e abbondantemente evocata ogni qual volta si torna a parlare non solo del genere thrilling, ma anche e soprattutto degli snodi epocali e delle mutazioni cruciali del linguaggio filmico in assoluto. È anche il caso di osservare che ogni stagione riesce a evidenziare un Hitchcock diverso, nel senso che tra i tanti lati della sua poliedrica personalità ce n'è sempre uno che sembra inventato apposta per illuminare «quel momento». [...] »

Avvenire

Francesco Bolzoni

A 25 anni esatti dalla sua morte, avvenuta il 29 aprile 1980, quel che sta succedendo a sir Alfred Hitchcock ha qualcosa di insolito. Altri registi di fama, una volta preso congedo da noi, prima o dopo vengono dimenticati. Non così capita a due hollywoodiani un tempo non sempre osannati nella capitale del cinema mondiale: Orson Welles e Alfred Hitchcock. Su di loro si scrivono di continuo libri e le rassegne che dedicano loro richiamano giovani spettatori. Quarto potere del primo, nella struttura narrativa e nell'elaborazione delle forme, segnò un passaggio epocale, anche se le opere che lo seguirono non ebbero tutte la medesima forza innovativa. Hitchcock sembrava, al contrario, non violare mai le consuetudini dello spettacolo e in apparenza si accontentava di costruire prodotti riportabili al thriller. [...] »

Il Sole-24 Ore

Emanuela Martini

Era un uomo tranquillo. Origine piccolo-borghese benestante, educazione rigorosa dai Gesuiti (la sua famiglia è cattolica), studi di Ingegneria, una passione per la geografia e il disegno (grazie alla quale supera la timidezza e, nel 1919, si presenta alla Famous Players-Lasky di Londra come bozzettista). Una moglie sola, la ragazza con la quale si fidanza poco più che ventenne sul set di un mélo, Woman to Woman, del quale è cosceneggiatore, scenografo e aiutoregista, mentre lei, Alma Reville, è montatrice e script-girl. Una figlia, Pat, che, occhialuta e tondeggiante, appare in piccole parti un po’ pettegole, in Paura in palcoscenico, Delitto per delitto, Psyco, e che non rinnega mai questo padre certamente bizzarro. [...] »

Film TV

Enrico Magrelli

Uno dei saggi più appassionanti su Alfred Hitchcock resta quello scritto da due grandi critici-registi: Eric Rohmer e Claude Chabrol. Entrambi, prima da critici e poi da cineasti, attenti nei film degli altri e in quelli diretti da loro stessi alla “messa in scena“. Le storie sono tutte uguali. Forse. Quello che le rende diverse è lo stile, il tocco, la grana dell’immagine, il linguaggio, le coordinate figurative, la presenza di corpi che la Storia, l’evoluzione del costume e delle mode trasforma e al-lontana nel tempo. E non sembra scelta casualmente la citazione hitchcockiana messa come esergo del saggio: “Io sono, diciamo, come un pittore che dipinge fiori. È la maniera di trattare le cose che mi interessa”. [...] »

Pietro Bianchi

I modelli letterari del regista inglese Alfred Hitchcock non sono gli scrittori misurati, controllati, sensibili al suono della frase o all’importanza delle virgole come Gustave Flaubert o Joseph Conrad: piuttosto dei tipi spregiudicati e dal sangue generoso come Balzac e Dickens, veri faticoni da scrivania, autentici forzati della penna. E soprattutto, un tantino visionari, che è ciò che conta per il nostro. Non è, intendiamoci, che Hitchcock non sappia «scrivere», come sarebbe assurdo sostenerlo per Balzac e Dickens. La differenza tra il modo di essere scrittori di un Flaubert e di un Balzac consiste in una diversa concezione dell’arte: per l’autore di «Salammbò», l’espressione è tutto, per il romanziere della «Comédie humaine» la lingua non deve essere che il docile strumento di un’originale concezione della società, di una suprema riflessione sul destino dell’uomo. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Della sua vita va sottolineata l'educazione cattolica (presso il St. Ignatius College dei gesuiti). li resto è senza influenza: figlio di un commerciante di pollame e importatore di frutta e verdura, studia presso un istituto professionale (tecniche e strumenti della navigazione), trova impiego nella società del telegrafo, è assunto dalla filiale britannica della Famous Players-Lasky come estensore delle didascalie. Comincia una avventura che lo porta quasi di colpo - a 26 anni - alla regia di un film (The Pleasure Garden, 1925) e gli consente di lasciare un segno preciso nella produzione britannica fra muto e sonoro (il muto Il pensatore,1926, i sonori Blackmail,1929, e Il club dei trentanove, 1935, sono giudicati i più interessanti). [...] »

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