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giovedì 12 dicembre 2019

Andrzej Wajda

Data nascita: 6 Marzo 1926 (Pesci), Suwalki (Polonia)
Data morte: 9 Ottobre 2016 (90 anni), Varsavia (Polonia)
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The New York Times

Terrence Rafferty

SOMETHING ominous and indeterminate — smoke or mist — swirls behind the opening credits of “Katyn,” the most recent movie directed by the Polish filmmaker Andrzej Wajda, who turned 82 this year. The numinous stuff carries over, briefly, to the film’s first shot, where it disperses to reveal a crowd of anxious-looking people on a bridge, most of them milling aimlessly, not knowing which way to go.
It is, we’re told, Sept. 17, 1939: the German army approaches from one side of the bridge, the Russians advance from the other direction, and the refugees are caught in the middle with no good choices, nowhere to turn. The scene is in some way emblematic of this great, elusive, underappreciated artist’s long career. [...] »

Pressbook

Regista (anche teatrale) e sceneggiatore, Andrzej Wajda è uno dei principali esponenti del cinema polacco. Insignito nel 2000 dell’Oscar alla Carriera per “cinque decadi di straordinarie regie” (ma quattro suoi titoli sono stati anche candidati per il miglior film straniero: La terra della grande promessa, Le signorine di Wilko, L'uomo di ferro e Katyn), l’autore ha vinto nel 1981 la Palma d'oro al Festival di Cannes per L'uomo di ferro. Tra gli altri riconoscimenti vinti, segnaliamo l’Orso d’oro alla carriera e quello d’argento “per il suo contributo all’arte cinematografica”, il BAFTA e il César per Danton nel 1983.
Molti i suoi film entrati nell’immaginario collettivo di generazioni di spettatori, da Cenere e diamanti a I dannati di Varsavia. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Polacco nel profondo, polemico contro lo spirito polacco e la sua tendenza all'inutile martirio (il padre, ufficiale di cavalleria, muore in guerra), partigiano a 16 anni, allievo nella classe di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Cracovia, diplomato alla scuola di cinema di Lodz, assistente dell'ottimo Aleksander Ford, assume i film come una catena di confessioni pubbliche sui dolori e gli errori dell'umanità nazionale, devastata dalla guerra e imprigionata nei suoi pregiudizi secolari. Generazione (1955), I dannati di Varsavia (1957) e Ceneri e diamanti (1958) denunciano non solo le immani brutalità dell'occupazione nazista ma anche le debolezze e il coraggio sprecato di coloro che, soffrendo atrocemente (la fuga nelle fogne in I dannati di Varsavia è esemplare), li hanno combattuti per costruire un futuro diverso. [...] »

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