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giovedì 9 luglio 2020

Stanley Kubrick

Data nascita: 26 Luglio 1928 (Leone), New York City (New York - USA)
Data morte: 7 Marzo 1999 (70 anni), Harpenden (Gran Bretagna)
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La Stampa

Lietta Tornabuoni

Stanley Kubrick è stato uno dei registi più originali, immaginifici ed esigenti del nostro tempo, leggenda vivente di mistero, ardore e rigore. E di autoesclusione, solitudine, controllo. Non andava mai da nessuna parte, non compariva alla tv, non concedeva interviste altro che a critici amici e seri come Michel Ciment, non presenziava a premiazioni, non faceva dichiarazioni, non partecipava a dibattiti. Nel 1961, quando a causa delle pressioni delle leghe americane per la salvaguardia della morale risultò impossibile realizzare Lolita negli Stati Uniti, andò a girarlo in Inghilterra e rimase lì. Per oltre trent'anni non ha messo piede nel suo Paese. Si era stabilito a trenta chilometri da Londra, nell'Hertfordshire, in una specie di castello, con molti animali e tra le donne: ha tre figlie, una terza moglie che è la pittrice tedesca Susanne Christiane (la prima moglie Toba Metz, sposata a diciotto anni, era una compagna di scuola; la seconda si chiamava Ruth Sobotka). [...] »

La Stampa

Lietta Tornabuoni

Le carezze, i baci, i languori e gli assalti, l'intimità profonda, le strette, l'oscenità e la febbre dell'amore carnale, al cinema non sono certo una novità: nell'ultimo tempo in particolare, alla solita cinepornografia s'é aggiunto l'Eros d'autore, e s'é avuta l'impressione che sessualmente non ci fosse più nulla di non-visto, nulla di non esplorato, non raccontato, non illustrato. Questo non vuol dire che Stanely Kubrick arrivi per ultimo né che arrivi troppo tardi. Da almeno trent'anni nelle storie di sesso Kubrick ha sempre cercato l'estremo, quella che era al momento la trasgressione massima: a parte i libertinaggi e l'erotismo di Barry Lindon, lo stupro orrendo e ironico di Arancia meccanica, l'uomo maturo innamorato d'una ragazzina in Lolita suscitarono scandalo come potranno forse suscitarlo la sessualità immaginata, l'ostinazione a inseguire il demone dentro di sé, la passione ambigua di Eyes Wide Shut. [...] »

La Repubblica

Maria Pia Fusco

Il museo statale di Francoforte espone invece una prima scelta di materiali di Stanley Kubrick, forniti dalla famiglia. Le casse di appunti e relitti sarebbero centinaia: ma si sa che le mostre sui registi appaiono povere e patetìche. Tante pagine di sceneggiature e di memo , mappe, note, mucchi di foto e ritagli di giornale, chilometri di scotch tape in-giallito. E i residui dell'attività: molte fotocamere, assortimenti di obiettivi, bacheche di story boards anche minimali. Oltre le numerose pagine della rivista Look, con l'abbondante produzione di Kubrick fotoreporter giovanissimo e dotatissimo, attratto dalle bizzarre immagini di un'America amara e profonda. Pugili, gangster, vetrine di giocattoli, maschere di gomma, gruppi e riti sconcertati, chioschi, jazz, strip-tease, stazioncine sperdute, i giovani Frank Sinatra e Montgomery Clift. [...] »

Il Sole-24 Ore

Luigi Paini

"Kubrick, basta la parola". Quando nasce, il cinema è per tutti: fenomeno popolare, che coinvolge le masse nell'avventura fantastica delle cose che prendono vita proprio li davanti, sullo schermo bianco. Con Kubrick l'avventura continua e si esalta: spettacolo per tutti, ancora una volta, ma con un messaggio diverso per ciascuno degli spettatori. L'illetterato e il genio, il bambino e l'anziano, l'uomo e la donna, ciascuno è coinvolto dal cinema di questo mago, che mai tradisce l'anima spettacolare del mezzo con cui si esprime e, insieme, mai dimentica di essere, semplicemente, un genio.
Come sottolinea Michel Chion nel suo corposo Stanley Kubrick -L'umano, né più né meno, che ripercorre tutta l'immensa carriera del cineasta americano scomparso nel '99, siamo di fronte a «un cinema sovraesposto: la sua scelta consiste nel conservare il linguaggio classico del cinema esponendo però il suo meccanismo, i suoi elementi a una luce cruda e viva. [...] »

Edoardo Bruno

Come in un Atlante della Filosofia i film di Kubrick tracciano un viaggio nello spazio e nel tempo muovendosi in un territorio vastissimo, inseguendo una idea di laicismo, imperniato in quel gesto di sfida che l'uomo primitivo di 2001 Odissea nello spazio compie lanciando l'osso contro il cielo. In questa dissacrazione l'homo sapiens si forma fuori dalla preistoria del mito, dal fantasioso mondo degli dei, materialisticamente legato alle leggi della sopravvivenza, drammaticamente alla scoperta dell'altro.
Kubrick converge sul piano di una psicologia storica e non solo naturalistica, corrispondente a una fase di passaggio dalla psicologia alla ideologia, inventandosi luoghi-non-luoghi, dove il set costruisce le epoche e gli spazi, creando attorno ai personaggi itinerari solo mentali. [...] »

Ugo Casiraghi

«Questo è il mio fucile. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio. Il mio fucile è il mio migliore amico. È la mia vita. Io debbo dominarlo come domino la mia vita. Senza di me, il mio fucile è niente. Senza il mio fucile, io sono niente. Debbo saper colpire il bersaglio: debbo sparare meglio del mio nemico, che cerca di ammazzare me. Debbo sparare io prima che lui spari a me. E lo farò. Al cospetto di Dio giuro su questo "credo". Il mio fucile e io siamo i difensori della nostra patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita: e così sia».
È preghiera del marine, del marine «nato per uccidere», del marine d'acciaio come la corazza che avvolge le sue pallottole (Full Metal Jacket). [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Incoraggiato dal padre medico nel Bronx ad occuparsi di fotografia, lavora a 17 anni per Look e a 22 realizza il primo cortometraggio (Day of the Fight,1950). Per il primo lungometraggio - Fear and Desire,1953 - si sobbarca tutti i mestieri meno la recitazione, ed è soltanto con il successivo Rapina a mano armata (1956), che si può muovere in scioltezza, mentre sarà con Orizzonti di gloria (1957), aspro pamphlet antimilitarista, che s'imporrà all'attenzione generale. Il cinema industriale lo accoglierà per caso, con Spartacus (1960), che il protagonista Kirk Douglas, insoddisfatto di Anthony Mann, gli fa affidare.

Umor nero, sarcasmo, inclinazione al macabro, disprezzo per la fragilità e la credulità dell'uomo, gusto della crudeltà - le caratteristiche già in parte evidenti sin qui - esplodono con forza maggiore in Lolita (1962), da Nabokov, in Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), satira del paventato olocausto nucleare, in: 2001Odissea nello spazio (1968), epopea fantascientifica di raffinata costruzione (e profusione perfino eccessiva di effetti speciali), di contorto significato, ma di intatta suggestione, soprattutto nella fiabesca fantasmagoria. [...] »

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