Interviste & Cinema

Interviste e dichiarazioni dai personaggi dal mondo del cinema, dello spettacolo e delle arti visive.

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Stanley Tucci: «Il mio prossimo film sarà tutto al femminile»

Ieri a Roma l'artista ha presentato Final Portrait, il suo quinto film da regista. Dall'8 febbraio al cinema.

Stanley Tucci: «Il mio prossimo film sarà tutto al femminile»

martedì 6 febbraio 2018 - Claudia Catalli

Il segreto per diventare un buon regista è imparare a dire almeno due cose: "Non mi piace per niente" e "Non lo so". Lo racconta Stanley Tucci, ieri a Roma per presentare il suo quinto film da regista Final Portrait. Ha deciso di non farne parte, come attore, anche se in un primo momento era nell'aria una sua presenza anche davanti alla macchina da presa. "Ho capito che era meglio che mi concentrassi del tutto sulla regia, lasciando pieno spazio ai miei interpreti, Geoffrey Rush e Armie Hammer. L'unico consiglio che mi sono permesso di dare agli attori protagonisti è stato: 'Per favore non recitate'. La verità nel nostro mestiere è tutto. Stanley Tucci Ha già in mente un nuovo film da regista, questa volta tutto al femminile: "Sento che è arrivato il momento di raccontare una figura di donna a tutto tondo, sto lavorando su una storia con una protagonista assoluta e accanto a lei altri ruoli femminili importanti. Spero di iniziare a girarlo il prossimo anno, sarà ambientato a Berlino durante alla seconda guerra mondiale. È tratto dal libro "La città delle donne", non c'entra nulla con il film di Federico Fellini, mi riferisco al romanzo di David R. Gillham. Al centro della narrazione c'è Berlino come città delle donne alla fine della guerra: voglio raccontare come un drammatico evento di quella portata possa aver segnato per sempre relazioni e carattere della protagonista".
Distribuito da Bim Distribuzione, Final Portrait esce al cinema dall'8 febbraio.

   

Intervista a regista e protagonisti di A casa tutti bene, opera corale sulle fragilità e le contraddizioni di una famiglia allargata. Al cinema dal 14 febbraio.

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa»

lunedì 5 febbraio 2018 - Alessandra Vitali
Intervista a:
Gabriele Muccino (50 anni)
da mercoledì 14 febbraio al cinema con il film A casa tutti bene

Gabriele Muccino: «mai provata un'esperienza così epica e intensa» A casa tutti bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull'isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti,  paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine. "Al di là del risultato, perchè nessuno poteva immaginare fino in fondo come il film sarebbe apparso una volta finito, già durante la lavorazione sentivamo che c'era un motivo forte per fare questo film e per farlo con uno spirito fortemente motivato". Gabriele Muccino, regista In attesa dell'uscita al cinema del 14 febbraio, Gabriele Muccino, insieme ad alcuni degli interpreti del film - Stefania Sandrelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore (qui in veste anche di co-sceneggiatrice), racconta il lavoro sul set, le caratterizzazioni di personaggi dalle mille sfumature, il modo in cui ciascuno di questi personaggi è pensato e messo in scena per ricreare la quotidianità, la verosimiglianza, le difficoltà affrontate ogni giorno dalla gente comune.


Massimo Popolizio e Frank Matano raccontano l'immaginario ritorno di Mussolini in Sono tornato.

Sono tornato, dov'è finito l'Impero?

venerdì 2 febbraio 2018 - Alessandra Vitali
Intervista a:
Massimo Popolizio (57 anni)
da giovedì 1 febbraio al cinema nel film di Luca Miniero

Sono tornato, dov'è finito l'Impero? Remake del film rivelazione tedesco Lui è tornato, la versione italiana di Luca Miniero, Sono tornato, immagina il ritorno ai nostri tempi di Benito Mussolini. Nel bel mezzo di Piazza Vittorio, e proprio nel giorno della sua morte, il 28 aprile, il Duce (Massimo Popolizio) si materializza. L'uomo non apprezza lo scenario multietnico della piazza, né comprende l'attaccamento morboso al "telefonino". Convinti che si tratti dell'ennesima attrazione per turisti, i passanti continuano a ignorarlo finché, Andrea Canaletti (Frank Matano), un aspirante documentarista che lo crede un attore comico, non gli propone di diventare protagonista di un film documentario. Per Mussolini è l'occasione di riconquistare le masse.

In occasione dell'uscita al cinema di Sono tornato, Massimo Popolizio e Frank Matano raccontano ad Alessandra Vitali la loro esperienza sul set.

   


In Sono tornato il regista immagina il ritorno di Mussolini nella Roma odierna. Da domani al cinema.

Luca Miniero: «L'Italia non ha più memoria del fascismo»

mercoledì 31 gennaio 2018 - Alessandra Vitali
Intervista a:
Luca Miniero (51 anni)
da giovedì 1 febbraio al cinema con il film Sono tornato

Luca Miniero: «L'Italia non ha più memoria del fascismo» 28 aprile 2017. Nel bel mezzo di Piazza Vittorio, cuore multietnico della Capitale, si materializza il Duce in persona, risorto proprio nel giorno della sua morte. Dopo un breve smarrimento iniziale ("Sono a Roma o ad Addis Abeba?") Mussolini decide di riprendere in mano le redini del Paese, e invece di venire rinchiuso in un ospedale psichiatrico accanto al matto che si crede Napoleone viene "scoperto" da un aspirante documentarista, Andrea Canaletti, che lo crede un attore perfettamente in parte. Andrea presenta il Duce ai dirigenti del canale televisivo con cui collabora da eterno precario, i quali creano un programma ad personam: un nuovo balcone dal quale Mussolini potrà affacciarsi per parlare alle masse. Ma gli italiani di oggi saranno pronti a seguirlo?In Sono tornato Luca Miniero riprende la trama della commedia tedesca Lui è tornato, a sua volta adattamento cinematografico dell'omonimo best seller, sostituendo il Duce al Fuhrer. In occasione dell'uscita di Sono tornato al cinema, il 1° febbraio, il regista racconta ad Alessandra Vitali il suo film e la reazione della gente al "ritorno del Duce".

   


Regista e protagonisti raccontano Chiamami col tuo nome, tra aspettative, soddisfazioni e un complimento più inatteso di altri. Al cinema.

Luca Guadagnino: «il mio film? Non è una storia d'amore gay»

venerdì 26 gennaio 2018 - Paola Casella
Intervista a:
Luca Guadagnino da giovedì 25 gennaio al cinema con il film Chiamami col tuo nome

Luca Guadagnino: «il mio film? Non è una storia d'amore gay» "Che effetto fanno quattro candidature agli Oscar? Provo grande felicità e orgoglio. Ma sono già nel mezzo dei lavori per il prossimo film (Rio con Jake Gyllenhaal, Michelle Williams e Benedict Cumberbatch, mentre è in post produzione il remake di Suspiria con Chloe Grace Moretz, Dakota Johnson e Tilda Swinton), dunque riesco a mantenere le cose in prospettiva". All'indomani delle nomination per Chiamami col tuo nome - Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Canzone - Luca Guadagnino si schernisce. "Non ci sarà un discorso di accettazione, ne sono convinto, siamo già contenti così", e ringrazia la squadra che ha reso tutto possibile, in primis Armie Hammer e Timothée Chalamet, accanto a lui in questo incontro con la stampa. Come è nato Chiamami col tuo nome?
Guadagnino: In maniera inusuale. Un produttore americano mi ha fatto leggere il romanzo da cui è tratto il film che è ambientato in Liguria. Io mi trovavo proprio in quella regione quando mi è stato chiesto di dare un mio parere. Da lì sono entrato a far parte della produzione, abbiamo cercato un regista - fra i nomi possibili c'era Gabriele Muccino - e ho finito per girarlo io con un budget minimale.

Come è avvenuto l'incontro con gli attori?
Guadagnino: Timothée aveva 17 anni, ma era già un veterano dopo Homeland e la parte di Casey Affleck giovane in Interstellar. La nostra prima conversazione è stata un'epifania: sapevo di aver incontrato Elio e insieme una voce straordinaria. Armie invece lo tenevo d'occhio fin dai tempi di The Social Network.
Hammer: Luca ed io ci siamo incontrati nel 2010 a casa sua. Di solito questi meeting durano una quarantina di minuti, invece noi abbiamo passato quasi quattro ore a parlare di libri, filosofia e arte, mangiando e bevendo caffè. Da attore presuntuoso ero convinto di essere già scritturato. Invece sono passati sei anni di silenzio assoluto prima di ricevere la telefonata che mi chiedeva se ero interessato alla sceneggiatura del prossimo film di Luca. Ho risposto: "Ci sto!" prima di averla letta, e dopo ho detto: "Wow!" e ho firmato. Se volevo considerarmi un artista dovevo mettermi alla prova e superare i miei limiti, ed è proprio quello che è successo. Chiamami col tuo nome ha cambiato la traiettoria della mia vita e il modo in cui intendo continuare a fare cinema.
Chalamet: Per me ci sono voluto tre anni di attesa, e finalmente a vent'anni ho avuto la parte. Mi è sembrata un'occasione unica: quando si è giovani è raro poter recitare ruoli che non siano quelli del fidanzatino o dello studentello. Elio invece è un personaggio ricco, complesso e articolato, di grande intelligenza e fluidità intellettuale. La parte più difficile è stato imparare a parlare l'italiano e a suonare il piano: l'"improvvisazione" al pianoforte che appare nel film era il frutto di un mese e mezzo di prove.


Il regista racconta il secondo capitolo di una saga senza eguali nel cinema italiano. Dal 4 gennaio al cinema.

Salvatores: «con Il ragazzo invisibile 2 il mio cinema torna alla poesia»

venerdì 22 dicembre 2017 - Paola Casella
Intervista a:
Gabriele Salvatores (67 anni)
da giovedì 4 gennaio al cinema con il film Il ragazzo invisibile - Seconda generazione

Salvatores: «con Il ragazzo invisibile 2 il mio cinema torna alla poesia» Michele Silenzi è cresciuto: ora ha 16 anni e il temperamento tipico dell'adolescente scontroso, anche perché, oltre alla crisi di crescita comune a tutti i teenager, ha gravi problemi da affrontare. Il primo è un lutto, di cui è impossibile parlare senza fare spoiler. Il secondo è il dono dell'invisibilità, abbinato a quella forza incontrollata che gli ha permesso, al termine de Il ragazzo invisibile, di distruggere un sottomarino. Il terzo è un passato scomodo del quale fanno parte una madre biologica russa e una gemella cresciuta in Marocco della quale non sospettava l'esistenza. Ora Michele dovrà capire se essere uno "speciale" sia davvero un dono o una dannazione, scoprire chi vuole essere davvero, e fare i conti con il suo lato oscuro - "si chiama diventare adulti", in un universo in cui "l'evoluzione della specie non è mai indolore". "A 16 o 17 anni si cambia: è un'età difficile, un'età piena di problemi, paura, malinconie. Seguendo la crescita di questo ragazzo, è ovvio che il film diventasse un film più scuro, più dark, ma anche più pieno di azione". Gabriele Salvatores, regista In attesa dell'uscita al cinema del 4 gennaio, Gabriele Salvatores ci ha raccontato la genesi de Il ragazzo invisibile - Seconda generazione, il lavoro con il giovane cast, le novità rispetto al primo fortunato capitolo e il futuro di una saga che continua a non avere eguali sul panorama cinematografico italiano.

   


   
   
   

Prossimo mese
Red Sparrow
Eric Clapton: Life in 12 Bars
Lady Bird
Royal Opera House: Il racconto d'inverno
Metti la nonna in freezer
Red Sparrow
Prossima settimana
Caravaggio - L'anima e il sangue
Il filo nascosto
Figlia mia
Omicidio al Cairo
La vedova Winchester
Caravaggio - L'anima e il sangue
Questa settimana
La forma dell'acqua - The Shape of Water
A casa tutti bene
Black Panther
Hannah
San Valentino Stories
La forma dell'acqua - The Shape of Water
Scorsa settimana
Cinquanta sfumature di rosso
Ore 15:17 - Attacco al treno
The Party
Final Portrait - L'Arte di essere Amici
L'Ultima Discesa
Cinquanta sfumature di rosso
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Weekend del 09/02/2018
Cinquanta sfumature di rosso
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The post
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2
Ore 15:17 - Attacco al treno
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3
Maze runner - la rivelazione
Euro 609.000
4
Sono tornato
Euro 548.000
5
L'uomo sul treno - The Commuter
Euro 403.000
6
I primitivi
Euro 388.000
7
Chiamami col tuo nome
Euro 311.000
8
Made in italy
Euro 215.000
9
L'ora più buia
Euro 203.000
10

21/12/2017 14:40:00
Happy Winter, «Palermo alla fine dell'estate? Un'Italia in piccolo»
Il regista Giovanni Totaro ci racconta il film che ha girato a Mondello, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e ora in anteprima al cinema La Compagnia di Firenze.
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22/12/2017 09:50:00
Napoli velata, «un film intenso e straziante»
Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi raccontano la loro esperienza sul set del film del film di Ozpetek. Dal 28 dicembre al cinema.
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Joe Wright: «vi spiego come Churchill è entrato nella Storia»
Il regista racconta il suo L'ora più buia, resoconto della clamorosa vittoria britannica contro la Germania nazista. Dal 18 gennaio al cinema.
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Ferzan Ozpetek: «Napoli mi ha tenuto lo specchio»
Il regista racconta il suo ultimo film, Napoli velata, e il suo rapporto con la città. Dal 28 dicembre al cinema.
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Incontro con la protagonista di 50 primavere, commedia su un tappa della vita delle donne ancora oggi considerata tabù. Dal 21 dicembre al cinema.
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Ziad Doueiri, un regista per due mondi
Incontro con l'autore de L'insulto, film premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, molto apprezzato in Libano e dal 6 dicembre nelle sale italiane.
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L'attrice racconta la sua esperienza sul set di Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini. Ora al cinema.
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