Il grande Autore ci parla dei suoi 20 anni con Fellini e dei suoi tanti film, da La Dolce Vita a Amici Miei

Tullio Pinelli: La voce delle immagini

Giovanni Menicocci

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Tullio Pinelli: La voce delle immagini
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Arrivo in un viale fuori Roma,

Arrivo in un viale fuori Roma, in una mattina fredda ma di sole. Dopo vari tentativi tra i palazzi, su un campanello leggo: "Avv. Tullio Pinelli". Sara lui?
Mi fa entrare, con occhio vispo e passo celere mi accompagna in una stanza superiore foderata di libri. Su un angolo c' una scrivania con dietro un'alta poltrona. In mezzo alla stanza c' un piccolo scrittoio, che prende tutta la scena, pi basso. Sopra posata una macchina da scrivere, con lo spazio libero intorno. D proprio l'impressione che sia importante, il centro di un lavoro, come fosse una vera signora.
Ci sediamo uno di fronte all'altro, Pinelli ansioso di ricevere domande e io un po' impreparato di fronte ad una persona che ha scritto cos tanti film, da quelli di Fellini a Germi, da Lattuada a Monicelli; alcuni di essi hanno vinto l'Oscar come "La strada", "Le notti di Cabiria", "8 e " e "Il giardino dei Finzi Contini".
Eppure avevo preparato una scaletta


Ho preso da internet l'elenco di tutti i suoi film. Ne ho contati sessantaquattro, possibile?
Credo che siano di pi. Ma ci sono anche gli sceneggiati televisivi?

S, forse qualcuno non stato inserito. Qui riporta che l'ultimo stato "L'inganno", del 2003. Si tratta di un film per la tv.
"L'inganno" s. Per avevo scritto tutta un'altra sceneggiatura. Non ne parliamo perch l hanno fatto un macello.

Il primo risulta "In cerca di felicit", del 1944. possibile?
S, possibilissimo. Nel 1944 ero a Roma, sono venuto gi subito dopo la guerra.

Lei di Torino.
S. Ci sono anche altri film che ho scritto in quegli anni. Nel '45 ho sceneggiato anche per Mario Soldati, "Le miserie del signor Travet".

Ah, questo non inserito.
Poi c' il film tratto da Puskin, di Mario Camerini, "La figlia del capitano" del 1947. Invece "Le miserie del signor Travet" tratto dalla commedia piemontese di Vittorio Bersezio (del 1863, N.d.R.), l'ho scritto insieme ad Aldo de Benedetti e Carlo Musso. Tra gli attori c'era Carlo Campanini e un Alberto Sordi giovane, esordiente. Poi dopo la guerra scrissi "Come persi la guerra" per la regia di Carlo Borghesio, con Macario come protagonista, nel '44.

Questi film li ha scritti a Torino o a Roma?
"Le miserie del signor Travet" qui a Roma, anche quello per Camerini. Il film di Borghesio invece l'ho scritto a Torino.

Quindi ha cominciato l come sceneggiatore?
No, io ho cominciato qui a Roma, nel '41. A quell'epoca la Lux film mi ha fatto il primo contratto, subito dopo che c'era stato il grosso successo di quella mia commedia, "I padri etruschi" che ha avuto un'enorme risonanza. per il teatro, quando io ho cominciato a scrivere per il cinema aveva gi rappresentato cinque o sei commedie (tra cui "'L Sof d'la Marchesa 'd Mmbarn", "La pulce d'oro", "I padri etruschi", "Lotta con l'angelo", N.d.R.).

Quindi da Torino venuto a Roma nel '41.
S, anche se dopo siamo tornati in Piemonte, per la guerra. Poi appena finita, il produttore Coletti mi ha richiamato qui per sceneggiare "I padri etruschi" con il titolo "L'adultera", nel '46 con Clara Calamai che ha avuto il primo Nastro d'Argento della sua carriera, e anche l'unico.

Quindi il primo film con Fellini
Adesso cominciamo, ho tanta roba da raccontare.

"Il miracolo", episodio de "L'amore" del '48?
S, ma il film l'ha fatto Rossellini.

Fellini era attore?
Attore e co-sceneggiatore. Io e lui nei primi anni abbiamo fatto coppia di sceneggiatori.

Con Fellini come vi siete conosciuti?
una storia lunga, se lei ha tempo.
Quando ho cominciato come sceneggiatore avevo alle spalle tutta una vita, venivo da una famiglia borghese, a Torino, con studi classici di legge, alla facolt di giurisprudenza, ho praticato per dieci anni l'avvocatura militate, da civilista. Intanto scrivevo per il teatro, ho steso quattro o cinque testi prima rappresentati dal Teatro Sperimentale di Firenze poi da Sergio Tofano e Salvo Randone. Avevo riscosso grande successo con "I padri etruschi" qui al Quirino di Roma. Avevo anche ricevuto nel '40-'41 il premio teatrale dell'Accademia d'Italia. Quindi ero gi un autore, giovane e promettente questo lo dico non per raccontare di me ma per rimarcare la stranezza del mio rapporto con Fellini. Cio quando io ho conosciuto Fellini avevo gi alle spalle una grande esperienza di vita, con la frequenza di una scuola di cavalleria, ero ufficiale di cavalleria, avevo ricevuto due richiami di guerra, riportato una ferita che mi aveva condotto in punto di morte ed avevo anche una famiglia con quattro figli. Ero un padre di famiglia. Quindi se io fossi morto allora - per modo di dire - si poteva affermare che avevo avuto una vita piena e anche abbastanza insolita.
A quel punto ho incontrato Fellini. Ebbi una prima richiesta nel '40-'41 dalla Lux Film, sono venuto a Roma con la famiglia, siamo tornati in Piemonte con la guerra e nel '46 Coletti mi ha richiamato; stavo lavorando con lui per "L'adultera" e per altri film quando ho incontrato Fellini. Lui in quel periodo era un ragazzo che aveva alle spalle poche cose, aveva fatto qualcosa con Aldo Fabrizi, per la radio, come bozzettista. Lui aveva tutta la vita davanti, io l'avevo alle spalle. Ci che strano che malgrado esistesse questa differenza per cui a me dicevano: "Cosa ci fai tu con Fellini?" e a lui: "Cosa ci fai tu con Pinelli?", qualcosa ci univa. A parte il fatto esteriore che entrambi lavoravamo per il cinema, era proprio un'affinit elettiva nel vedere la vita ci che ci accomunava.

Continua a pag.2

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