Un manoscritto redatto dallo scrittore horror Lovecraft. Una ricerca che conduce a scoperte inquietanti. Paure che affondando in decenni.

Il mistero di Lovecraft - Intervista a Federico Greco e Roberto Leggio

Giovanni Menicocci

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È uscito in dvd Il mistero

È uscito in dvd Il mistero di Lovecraft - Road To L., un film italiano che racconta in maniera ambigua del ritrovamento di un manoscritto forse steso dall’autore americano Howard Phillips Lovecraft. Lo scrittore nato nel 1890 a Providence è famoso per i racconti pervasi di horror ultraterreno dove la paura non nasce più da eventi quotidiani ma da forze cosmiche. Lovecraft inserì in un saggio le riflessioni sull’argomento, “Supernatural Horror in Literature” cui lavorò dal 1920 fino alla sua morte, nel 1937. Cosa lega lo scrittore ad una bancarella di Montecatini?
Nel 1999 Roberto Leggio - giornalista cinematografico - scoprì in un’antiquaria un libro che sembrava scritto proprio da Lovecraft. “Il pretesto nasce dal ritrovamento di un manoscritto anonimo”, ci bisbiglia in un caffè di Roma, mentre il sole filtra a fatica tra i vetri opachi. “In esso si descrive un viaggio dagli Stati Uniti, ossia dal New England passando per la Biblioteca Marciana di Venezia ed arrivando al Delta del Po, nel periodo dal maggio al luglio del 1926. Il manoscritto è il resoconto di questo viaggio che ha come finalità la ricerca di suggestioni per una serie di racconti dell’orrore. Per noi questo libricino, composto di 40 fogli non rilegati e scritti a mano con inchiostro blu è olografo di Lovecraft. Lo scrittore infatti non ha mai parlato di un viaggio simile, sembra che non si sia mai spostato dagli Stati Uniti. Eppure del periodo segnato nel manoscritto non si sa quasi nulla. C’è un buco ‘biografico’ di tre mesi in cui esistono solo notizie frammentarie. Da qui la persuasione che Lovecraft sia venuto in Italia”.
Era normale realizzarne un film, anche se poi l’idea si è sviluppata come documentario: “Nel 2004 abbiamo realizzato un documentario di 26 minuti, H.P. Lovecraft - ipotesi di un viaggio in Italia”, interviene Federico Greco che insieme a Roberto ha diretto il lungometraggio. “Ci piacerebbe che tutte le informazioni che diamo nel film stimolino una ricerca individuale. È già successo che alcune persone che hanno visto il documentario di 26 minuti si siano recate nei luoghi dove il film è ambientato e abbiano posto domande per capire cosa accadde veramente nel Polesine. Se Lovecraft è arrivato veramente in Italia, è probabile che abbia visto cose ambigue e che non siano state solo le oscure “fole” dei vecchi pescatori della zona a ispirarlo, ma anche incontri particolari e fatti concreti strani. Questa riflessione scaturisce dall’osservazione dei numerosi disegni di esseri fantastici sparsi per il diario” (le pagine del manoscritto sono visibili al sito http://www.federicogreco.com/manoscritto.htm).
Il mistero di Lovecraft - Road To L., girato in digitale è il racconto delle rivelazioni continue attorno al segreto manoscritto. Lo scrittore compose racconti come “Il colore venuto dallo spazio” (“The Color Out of Space”) dove un giovane ospite della fidanzata in Inghilterra scopre che le radiazioni di una meteorite trasformano piante e persone in mostri, oppure “L’orrore di Dunwich” (“The Dunwich Horror”) in cui una bella assistente universitaria s'innamora di un nobile con antenati dediti alla stregoneria.
L’uso del MiniDv per le riprese non è una minorazione dovuta alla scarsezza di mezzi, bensì rappresenta una malleabilità del mezzo. In questa maniera il motivo stilistico è legato a quello sostanziale perché “raccontavamo la vicenda di una troupe di sei persone che gira un documentario in digitale. Ogni scelta era un’imposizioni dettata dalla storia e questo, secondo noi è uno dei punti di forza dell’intero progetto”.

Andiamo più in profondità. Perché proprio Lovecraft come argomento, in un cinema italiano che il massimo azzardo che compie e raccontare la storia del ballerino che sfonda nelle tv commerciali?
“È stato da incoscienti, ma ci pareva l’unico modo per non tradire l’impianto letterario di uno degli scrittori di genere più complessi che la narrativa abbia regalato. Lovecraft non è fruibile come Stephen King”, continua Federico. “Più facevamo ricerche e più ci decidevamo che l’unico modo per portare Lovecraft sul grande schermo era raccontare la storia di qualcuno che cerca di afferrare cosa ci sia dietro la scoperta di un libro misterioso. E questo è proprio lo schema di una serie di racconti di Lovecraft. Abbiamo traslato i meccanismi più frequenti dello scrittore in un linguaggio non più letterario. La domanda che ci siamo posti era: ‘Se Lovecraft avesse scritto una storia per il cinema, cosa avrebbe raccontato’?”.

Roberto s’infervora quando chiediamo dettagli sul prezioso manoscritto.
“Non è mistero che Alfred Galpin, uno dei più grandi amici di Lovecraft sia vissuto per più di cinquant’anni a Montecatini assieme alla moglie Isabella Panzini. Ad ogni modo, il motore di tutta la storia non è stato il manoscritto stesso, ma la cartolina allegata ad esso sulla quale è riportato l’epitaffio: ‘In qualche modo questa cosa preziosa torna a casa. Tempus Fugit’ firmata Granpa’ Theo, uno dei numerosi pseudonimi utilizzati da Lovecraft nelle sue innumerevoli corrispondenze con parenti ed amici. Con Sebastiano Fusco - esperto dello scrittore, N.d.R. - abbiamo cercato di analizzare questa frase di per sé criptica ma molto intrigante. Alla fine abbiamo ipotizzato che Lovecraft prima di morire abbia voluto far sapere a Galpin del suo viaggio in Italia inviandogli il plico. I motivi per cui il manoscritto sia finito su un banchetto di antiquaria e del silenzio di Galpin sull’esistenza dello stesso, restano un mistero”. Veramente ermetico.

Il manoscritto sembrerebbe quindi scritto da Lovecraft: se fosse così i ‘Racconti del Filò’ - antichissima tradizione orale del Delta del Po - l’avrebbero ispirato per le narrazioni che l’hanno reso celebre, tutte tra l’altro scritte dopo il 1926, anno in cui si presume sia arrivato in Italia. Il mistero però s’infittisce: nel 1997 uno studente di tradizioni popolari, Andrea Roberti stava compilando una tesi di laurea su Lovecraft e quando si recò in questi luoghi del Polesine scomparì, senza lasciare tracce. La sua vettura fu rinvenuta sulla riva del fiume, vuota. Sarà vero? “Perché svelarlo?” buffoneggia Federico. “Il nostro è uno pseudo-documentario”, parte da premesse reali… La maggior parte di ciò che raccontiamo è vero, come personaggi, scenari tanto che i ‘fradei’ di L., una confraternita sulla quale pesa un’ambigua cappa di omertà esistono. Una delle cose affascinanti sta proprio nel non sapere ciò che è vero e ciò che non lo è”.

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