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'Extraliscio e Qui rido io: due capolavori italiani'. Pino e Rossella Farinotti presentano il libro e dialogano con Elisabetta Sgarbi e Mario Martone

Appuntamento giovedì 6 ottobre alle 18.30 a Casa Manzoni, a Milano.

lunedì 3 ottobre 2022 - Evento

Giovedì 6 ottobre a Casa Manzoni, a Milano, verrà presentato il libro firmato da Pino Farinotti e Rossella Farinotti Extraliscio e Qui rido io, due capolavori italiani, (ed. Book Time) film diretti da Elisabetta Sgarbi e Mario Martone.

Farinotti dichiara subito che trattasi di titoli di alta qualità, accomunati da certe affinità: un’estetica visionaria, un folclore prezioso, la musica, seppure “diversa”: classici napoletani e “liscio” emiliano; e poi la pittura e il teatro. I due titoli formano un dittico di cinema d’arte. Il libro contiene una serie di immagini concesse dalle produzioni.

È notorio: Elisabetta Sgarbi ha fondato la Nave di Teseo, che si è posta sullo stesso piano delle major consolidate che comandano l’editoria. Gestisce quella macchina imponente che è la Milanesiana. Dirige film. Mario Martone fa un film all’anno sempre presente nei premi di vertice e dirige un’opera all’anno spesso alla Scala. L’ ANICA (l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali) composta da giornalisti, produttori, distributori e addetti ai lavori, ha scelto l’ultimo lavoro di Martone, Nostalgia per rappresentare l’Italia per l’Oscar come titolo straniero. Scelta perfetta. Anche questo film è un è un capolavoro, senza dubbio il film di maggiore qualità della stagione. Sgarbi e Martone sono attori protagonisti, essenziali, della cultura italiana. Sono amici, hanno collaborato. Nel libro l’uno racconta l’altra.

Il volume contiene due interviste alla Sgarbi realizzate da Francesco Specchia. E un breve editoriale di Eugenio Lio, editor della “Nave”.
L’incipit del libro: “Chi mi sconosce è al corrente della mia posizione rispetto al cinema italiano dei decenni recenti. E conosce anche il mio ...dolore, espresso con questo concetto: “Un tempo eravamo i più bravi del mondo, mentre adesso...” Dico, e l’ho rilevato più volte, che le nelle ultime stagioni è tattile un’evoluzione positiva, con opere di qualità, riconosciute, finalmente, anche oltreconfine. Comunque continuiamo a rimanere ... fuori dal podio. Anzi, continuavamo, perché fra il 2020 e il 2021 sono arrivati nelle sale due titoli che ci hanno portati su quel podio. Per quanto mi riguarda, dopo tanto tempo, sul “Farinotti”, attribuisco quattro stellette a due titoli italiani, che ritengo anche i migliori film nelle due stagioni in assoluto. Trattasi di Extraliscio – Punk da balera di Elisabetta Sgarbi e di Qui rido io, di Mario Martone. Dunque, vanno raccontati.”

…“ Extraliscio. “Ognuno di noi è tutte le somme che non ha contato: se venissimo sottratti e portati di nuovo nella nudità e nella notte, vedremmo cominciare a Creta, quattromila anni fa, l’amore che è finito ieri in Texas.”
Sono parole del romanzo di Thomas Wolfe Angelo guarda il passato. La portata di quel viaggio, per analogia visionaria mia personale, mi rimanda a una ragazzina che balla il liscio in una balera del ferrarese. È di quelle parti, si diverte. È un flashback da cinema. Poi la ragazza, diventata donna e sottratta a quella provincia e a quell’esercizio, ha fatto cose importanti nello scenario più vasto, la grande città, dove non è facile anche se sei un uomo dotato. Elisabetta Sgarbi ha prima pensato, poi sognato, poi si è impegnata, poi ha realizzato qualcosa che appartiene solo a lei. Da quel valzer in balera –o forse era una mazurca- ha operato nella cultura, quella della scrittura, e l’ha estesa a tutte le parentele. Anche al cinema, dove col suo “Extraliscio” ha reinventato un genere…”

Qui rido io: l’irresistibile antropologia napoletana di Martone.
È come se il regista avesse predisposto un museo, non classico o normale, ma ideato da un genio visionario come Antoni Gaudì. Disponendo gli ambienti per ospitare la Commedia, che non sarà divina, ma non è neppure del tutto terrena, è napoletana, con tutto ciò che può significare se esplori in profondità quella foresta. E Mario non ha neppure bisogno di un Virgilio accompagnatore, gli basta Martone, perché nessuno conosce quel mondo come lui. Nella vicenda di Eduardo Scarpetta, avvolta nella napoletanità più completa, il regista ha potuto esprimere tutte le sue attitudini, che sono, oltre al cinema, il teatro, la scrittura, e una visione estetica che ha espresso in un sortilegio che accorpa la Napoli dei rioni, delle magioni borghesi, degli sprazzi di mare, degli interni urlanti, soprattutto dei palcoscenici delle stagioni incantate del divo Scarpetta, all’inizio del novecento.

Martone si concede un promemoria quasi completo, proprio all’inizio, quando rappresenta Miseria e nobiltà, il titolo-mito del comico, nei panni di Felice Sciosciammocca, il suo alter ego.

Un ambiente del museo Gaudì può ospitare la famiglia di Scarpetta, mogli, amanti, figliolanza più che allargata: da neonati a giovanotti. Tutti tenuti d’occhio e indirizzati. Scarpetta era il padre dei De Filippo, che comunque non riconobbe mai. I 133 minuti del film danno molte possibilità all’autore. Il tema centrale è il famoso processo che D’Annunzio intentò a Scarpetta per il plagio della sua opera "La figlia di Iorio". Il processo diventa un caso-pretesto per contrapporre due culture opposte. Si schierano “contro” giganti dello spettacolo e della scrittura come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio e Roberto Bracco, fautori di un’arte napoletana popolana ma seria, mentre Scarpetta è solo un attore che fa ridere. Ma col comico si schiera Benedetto Croce, nientemeno, che proprio perché Scarpetta fa ridere su un testo nato drammatico, non è dunque condannabile. L’imputato, in tribunale, si difende alla sua maniera, da attore comico, è intelligente e travolgente. Fa ridere tutti i presenti, giudice compreso, riuscendo persino a mettere in ridicolo il grande vate D’Annunzio. E viene assolto”.


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