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Il Cinema Ritrovato, dove ogni anno la settima arte ritrova senso e pubblico

A Bologna in questi giorni, e fino al 3 luglio, si sta svolgendo la 36.ma edizione del grande miracolo cinefilo.
di Marianna Cappi

martedì 28 giugno 2022 - Festival

Secondo Henri Langlois, storico direttore della Cinémathèque di Parigi, che ha formato generazioni di cineasti tra i più amati al mondo, la programmazione di una sala è una forma di scrittura, perché capace di dare senso ai film per il solo fatto di accostarli. Se questo è vero -e lo è eccome- allora non c’è in Italia una realtà che dia maggior senso ai film della Cineteca di Bologna. 

Tutto l’anno e, in particolare, durante la decina di giorni dedicati al festival del “Cinema Ritrovato” (25 giugno – 3 luglio 2022). Basta infatti scorrere il programma di questa 36esima edizione per ritrovarsi dentro una casa degli specchi da vecchio luna park, dove ogni immagine si duplica, si scompone, si deforma o riecheggia in un’altra, lontana nel tempo e nella geografia. Ma la magia più grande è un’altra, e si ripete ogni anno, come il miracolo di un santo. 


È la magia per cui il cinema del passato appare ogni volta più moderno, avanguardistico, geniale, fantasioso del cinema di oggi. Illusione o verità? Difficile dirlo dall’interno della casa degli specchi. Di certo, come in ogni magia, gli elementi della scena giocano un ruolo fondamentale.

Rivedere il primo incontro della Loren con Mastroianni su grande schermo, farsi abbagliare dalla luce delle strade attorno al Circo Massimo d’estate, udire distintamente, grazie ad un suono perfettamente ricostruito, con quale eloquio diabolico e meraviglioso De Sica raggira non uno ma dieci e più personaggi in una stanza (Peccato che sia una canaglia, A. Blasetti, 1954) può lasciare piacevolmente travolti. Così come può lasciare stupefatti rivivere le due ore in musica di Tommy (Ken Russell, 1975), delirante opera rock degli Who che vortica attorno ad una bugia che paralizza e ad un flipper che libera i sensi, tra le grida dell’acid queen Tina Turner, un Elton John che pare uscito dal fumetto di Batman, e l’alzata di sopracciglio sorniona e inconfondibile di Jack Nicholson

Per non parlare di quando si fa buio in piazza Maggiore e lo schermo e il pubblico raggiungono dimensioni irreali: è allora che Dominique Sanda e Stefania Sandrelli si avvinghiano di nuovo in un tango, sotto gli occhi di Trintignant, che non è più morto ma vive per sempre, nel Conformista di Bernardo Bertolucci.


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