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Nuovo Armenia su MYmovies ONE. Sei film per l’Ucraina, per non rimanere in silenzio

Una rassegna di cortometraggi in streaming selezionati dalla direttrice della fotografia ucraina Nastya Roshuk, fuggita dal paese e rifugiata a Milano. Dal 19 maggio.
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di Ilaria Ravarino

mercoledì 18 maggio 2022 - mymoviesone

Sei piccoli, grandi film, per raccontare la guerra e spiegare al mondo che la cultura ucraina è ricca di creatività e – soprattutto – è ancora viva. Succede il 19 maggio, all’interno della rassegna ibrida “Non così lontano, cinema d’Africa, Asia e America Latina” organizzata nell’arena estiva del Nuovo Armenia di Milano e ospitata - dal 18 maggio al 3 ottobre, e per un periodo limitato di tempo - anche su MYmovies.

La giornata dedicata al cinema ucraino, battezzata “Ucraina 2014-2022 - Ritratto di una generazione senza paura”, e ispirata all’evento benefico già realizzato con successo a Berlino, prevede la proiezione di sei cortometraggi, con l'intento di raccogliere fondi da devolvere all'associazione Poryad Ukraine, costituita dalla produttrice cinematografica di Kiev Katerina Zavlovskaya (QUI per donare con PayPal all’associazione). A selezionare le opere c’è la direttrice della fotografia ucraina Nastya Roshuk, fuggita dal paese e rifugiata, finché sarà necessario, a Milano. 
 

«Tutti i film selezionati sono legati all'invasione russa dell'Ucraina e uno in particolare tratta il tema dell'immigrazione – spiega Roshuk, raggiunta al telefono da MYmovies - È noto che l'invasione russa della Crimea ucraina e del Donbass non è iniziata il 24 febbraio, ma molto prima, nel 2014. Tutti i film in programma sono stati girati in questo lasso di tempo: tra il 2014 e il 2022, dalla rivoluzione di Maidan ai giorni nostri. E sono stati realizzati da giovani registi. Il punto di vista è quello delle nuove generazioni, che riflettono attraverso il cinema su ciò che sta accadendo ora nel paese».

Il film più lontano nel tempo è After a Fire di Andranik Berberyan, del 2014, ambientato a pochi giorni dalla fuga del presidente ucraino Viktor Yanukovich, eletto nel 2010 e costretto a riparare in Russia dopo essere stato rovesciato dalle proteste popolari di piazza Indipendenza a Kiev (le cosiddette proteste di piazza Maidan. In realtà “maidan” è il nome ucraino per “piazza”).

Segue, temporalmente, Kyiv Story di Mykhailo Masloboishchykov, del 2018: la storia è quella di Tioma, che sbarca il lunario consegnando pacchi con la sua bicicletta, illudendosi che la guerra, che infuria nell'est del paese, non sia che un’esagerazione dei media. Questo, almeno, finché un rifugiato non gli ruba la bicicletta cambiando per sempre la sua vita. Del 2018 è Tera di Nikon Romanchenko, che segue il viaggio di una madre disperata, partita dall’ovest dell’Ucraina, alla ricerca del figlio disperso sul fronte orientale.

Due i cortometraggi firmati da registe: Carpet, del 2019, di Natalia Kiselyova, sulla dura vita dei civili di Mariupol che provano a tornare alla normalità nonostante la guerra, e Julia di Catherine Lemeshynska, del 2021, su una giovane ragazza alla ricerca di un posto nel mondo. «Per Julia ho diretto io stessa la fotografia. Ci sono molte donne registe in Ucraina, e i loro film entrano spesso nell’orbita di festival importanti come il Sundance o la Berlinale. Il gender gap pesa più per noi direttori della fotografia: in Ucraina solo il 20% della categoria è rappresentato da donne».

Chiude la giornata il film più recente, girato quest’anno, Mariupol di Nikita Kazmiruk: la storia, vera, è quella di Mikhail Puryshev, uomo d'affari e blogger di Mariupol riuscito a consegnare un carico umanitario a 180 donne e bambini rinchiusi in un rifugio antiaereo. «In questo momento mostrare la nostra cultura è molto importante, perché è ciò che ci unisce agli altri paesi. Senza cultura non c'è nazione e non c’è futuro.

Grazie al cinema, alla musica, al teatro, a ogni forma d’arte, possiamo comunicare in un linguaggio universale e farci ascoltare». A Milano ancora per i prossimi due mesi («Voglio tornare a casa, ma qui posso fare di più per il mio paese, diffondendo informazioni sull'Ucraina»), per Kiselyova «la cosa migliore che si può fare per aiutarci è non rimanere in silenzio. Le parole hanno un effetto molto forte: anche solo un post su Instagram, su Facebook o Twitter non ci fa sentire soli. Ma è importante anche partecipare a eventi come questo. Non si tratta solo di comprendere la nostra cultura, ma anche di assisterci finanziariamente: i fondi dei biglietti andranno interamente all'organizzazione di volontariato che aiuta gli ucraini. Grazie a chi lo farà. E gloria all'Ucraina».


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