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Archivio aperto, il cinema che racconta l’intimità. Guarda i film su MYmovies fino al 7 novembre

Disponibili gratuitamente fino al 7 novembre i 35 film del festival del cinema privato, amatoriale e sperimentale curato dall’associazione Home Movies, tra le realtà cinematografiche più belle in Italia. ACCEDI | SCOPRI IL PROGRAMMA COMPLETO »
di Roberto Manassero

martedì 26 ottobre 2021 - mymovieslive

Il cinema privato così come abbiamo imparato a conoscerlo e ad amarlo, inteso cioè come sguardo intimo su una quotidianità fragile e inafferrabile, spesso origine di film propriamente sperimentali, non è semplice un genere cinematografico: è un’altra forma di cinema; un pezzo fondamentale della storia di un’arte che le inclinazioni spettacolari, romanzesche e commerciali hanno reso narrativa ma che in realtà ha un’infinita gamma di possibilità espressive.

Archivio aperto, festival del cinema privato, amatoriale e sperimentale curato dall’associazione Home Movies, una delle realtà cinematografiche più belle in Italia, ha come obiettivo proprio quello di riscoprire, mostrare e promuovere il cinema privato, raccogliendo film amatoriali, sperimentali, indipendenti e documentari, in pellicola e nei suoi vari formati ridotti (Super8, 8mm, 9,5mm, 16mm). 

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La sezione online della XIV edizione del festival presenta un’ampia selezione di opere. Un modo per ritrovare alcuni grandi film della storia del cinema e scoprirne di assolutamente inediti o sconosciuti. 

Due gli omaggi assolutamente imperdibili per ogni cinefilo. Il primo a Maya Deren (titolo: Amateur Is a Lover), figura fondamentale dell’avanguardia americana, autrice del capolavoro Meshes of the Afternoon (caposaldo del femminismo e in generale fonte d’ispirazione per molti film sperimentali) e anche poetessa, fotografa e coreografa dai molteplici volti mai del tutto studiati. Il programma presenta due documentari sull’opera di Maya Deren (Invocation: Maya Deren, 1987, e In the mirror of Maya Deren, 2001), oltre a una ricca selezione di lavori (The Witch Cradle, 1943; At Land, 1944; Ritual in Transfigured Time, 1946; The Private Life of a Cat, 1947; Divine Horsemen. The Living God of Haiti, 1947-54, unico suo documentario, una ricerca sulla danza e sui riti voodoo della cultura haitiana), quasi sempre di breve durata, a metà fra ricerca visiva, flusso di coscienza e istanze psicanalitiche, ancora oggi esempi di un cinema straordinaria moderno.

Il secondo omaggio è al regista ungherese Péter Forgács (titolo: Hidden Histories), maestro del found footage, tra i primi ad archiviare documenti storici e film amatoriali per costruire una monumentale storia privata e pubblica del ’900. La guerra di Spagna (El perro negro, 2005); le diaspore nell’Europa centrale tra le due guerre (The Danube Exodus, 1998); l’emigrazione ungherese negli Stati Uniti (Hunky Blues - The American Dream, 2009); la resistenza greca all’occupazione nazista (Angelos’ Film, 1999); la persecuzione nazista di una famiglia ebraica olandese (The Maelstrom - A Family Chronic, 1997), ma anche le vicende private di un uomo segretamente innamorato della cugina (Miss Universe 1929 - Lisl Goldarbeiter - A Queen in Wien, 2006) o ancora la vita di un rampollo di una famiglia ebrea ungherese (Free Fall, 1997) o le riflessione del filosofo Wittgenstein (Wittgenstein Tractatus, 1992)…: Storia e storie del secolo passato rivivono nei film di montaggio di Forgacs, che nelle immagini ritrovate degli archivi cerca il respiro di una vita lontana, sempre presente. 

Le altre sezioni disponili di Archivio aperto presentano inoltre altri frammenti di cinema meno noto e meno compiuto, ma proprio per questo da scoprire e dal quale lasciarsi affascinare. È il caso dei lavori del cineasta “privato” Luca Ferro, autore di home movies in Super8 risalenti principalmente agli anni ’70, che raccolgono attimi di vita nel loro naturale “trascorrere”, in un continuo confronto fra passato e presente, infanzia ed età adulta.

Appartengono invece a stagioni lontane ma indimenticata della storia italiana sia Comitati politici (sezione Art and Experimental Film), straordinario documento di cinema militante che racconta le lotte operaie della primavera del ’71, con interviste ai rappresentanti dei sindacati, a impiegati e operai delle fabbriche del tempo, e il bellissimo L’incanto di Chiara Caterina (sezione Recycled Cinema), premiato all’ultima Settimana internazionale della critica, mirabile montaggio di immagini in 16mm e Super8 e di voci che raccontano alcuni casi di cronaca nera italiana. 

Sospesi infine tra pubblico e privato restano altri film in programma, tutti concentrati a usare la pellicola per indagare, recuperare e ridefinire storie familiari. È il caso ad esempio di Le grand viveur di Perla Sardella e di Castelli di sabbia di Lilian Sassanelli, entrambi capaci di scorgere nell’immagine privata l’impronta di sentimenti universali.


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