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Quando il cinema affrontò l'Inferno di Dante

Una filmografia ricchissima che omaggia lo scrittore. Dal primo film milanese nel 1911 alla mini-serie di Peter Greenaway.
di Pino Farinotti

lunedì 13 settembre 2021 - Focus

Nella notte fra il 13 e il 14 settembre del 1321 moriva Dante Alighieri. Credo che nessun maestro, nessun gigante sia mai stato tanto ricordato, e non solo da noi. É da più di un anno che tutte le piattaforme, le testate, gli studiosi, gli dedicano spazi, grandi. E a chi se non a lui?
In questo contesto dove prevale il cinema, ritengo opportuno evocarlo in quel senso, ricordando un film, magari poco conosciuto, ma che non può non far parte dell’antologia dei titoli preziosi.

Nel 1911 al Teatro Filodrammatici, la Milano Films produzione e Gustavo Lombardo distributore, presentarono Inferno, firmato da Francesco Bertolini, Giuseppe De Liguoro e Adolfo Padovan. Il film può vantare molti primati. É il primo lungometraggio italiano: 5 bobine per 68 minuti. É il primo titolo iscritto al Pubblico Registro delle Opere Protette. Gustavo Lombardo lo distribuì in Italia e oltreconfine.

Il montaggio è ancora allo stadio primitivo, ma qualche tentativo creativo è riscontrabile: Eisenstein, il profeta del “montaggio delle attrazioni” ha... 13 anni. Le inquadrature sono curate, con la macchina che non assiste statica, ma si muove, tallonando i personaggi, cercando di coglierne da vicino le espressioni. Gli autori non si fecero mancare gli effetti speciali, e quelli teatrali: Beatrice, in una delle prime sequenze discende dal paradiso al limbo e prega Virgilio di aiutare Dante nella sua ...missione impossibile. Lo convince fra lacrime e gesti di passione, poi scompare richiamata dall’alto. Un trucco inedito, ritenuto allora un miracolo di tecnica, è quello che fa apparire Lucifero enorme, minaccioso e incombente, grazie a una doppia esposizione della pellicola. La fase letteraria è organizzata secondo il cinema, dove le immagini, per disciplina, prevalgono sulla parola. Ma la parola dell’Alighieri è troppo importante per essere relegata. Così una serie di cartelli riportano alcuni versi fondamentali che introducono le scene. Ma è legittimo dire che là dove mancano gli endecasillabi, il cinema, quel cinema, cerca di integrare con la sua funzione, e con la dovuta passione. Certo, non è facile, stare al passo con Dante. Comunque quell’Inferno ha fatto scuola, ed è un’opera che dopo tanto tempo, mantiene una sua suggestione.

La filmografia dantesca è ricchissima. Esempi. L’epoca del muto segnala una Beatrice ma solo di ispirazione, del 1919, per la regia di Herbert Brenon. Protagonista la diva di allora Francesca Bertini.  Nessuno ha mai osato impegnarsi in un’edizione integrale delle tre cantiche e così Dante offriva soprattutto spunti e ispirazioni. Soprattutto nel contesto dell’Inferno: Purgatorio e Paradiso venivano considerati meno interessanti.

Un monologo “sperimentale” desunto dalla Commedia lo si deve al geniale teatrante Samuel Beckett. C’è una miniserie inglese ATV Dante firmata da Peter Greenaway, che affronta i primi otto canti dell’inferno secondo la sua “pazzia creativa”. Il risultato fu quasi un disastro: non è semplice adattare quella poesia, soprattutto se la vuoi applicare a una vocazione visionaria e morbosa.
Non si può non ricordare lo sceneggiato della Rai del 1965, di Cottafavi con Giorgio Albertazzi.
Ma a fare testo è ancora quel film di inizio novecento. Milanese
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