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Volker Schlöndorff, maestro di cinema. Bergamo Film Meeting lo omaggia con una ricca retrospettiva

L'autore tedesco è il protagonista di un doveroso omaggio del Festival, in streaming su MYmovies dal 24 aprile al 2 maggio. NOLEGGIA UN FILM A € 5,00 OPPURE ABBONATI »
di Pino Farinotti

lunedì 19 aprile 2021 - mymovieslive

MYmovies propone in streaming, dal 24 aprile al 2 maggio, nel quadro del Bergamo Film Meeting, una retrospettiva dedicata a Volker Schlöndorff. Iniziativa benemerita e doverosa. Perché l’artista tedesco, classe 1939, è uno dei maestri assoluti di cinema. Fa parte dello straordinario momento  che nei decenni 70/80  ha ri-dettato le regole del cinema. Un movimento che si ispirava alla scuola tedesca che molte regole le inventò. Trattasi dell’espressionismo, figlio dell’Istituto di arti e mestieri del Bauhaus (1919-1933) che, durante la Repubblica di Weimar, riscrisse i termini dell’arte evolvendola verso l’applicazione pratica e rifondando molte discipline: l’architettura, l’arte figurativa, la grafica, il design. E il cinema.

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Dopo il 1933 con l’arrivo del nazismo il cinema venne murato dal regime e dalla guerra, ma la vitalità di quella cultura rimase in apnea, si mimetizzò in un letargo vigile e poi, dopo la debita preparazione sbucò come un torrente carsico. Erano gli anni Settanta, appunto.

I nomi, oltre a Schlöndorff, vanno fatti: Wim Wenders, Werner Fassbinder, Alexander Kluge, Werner Herzog.

L’attitudine artistica di Schlöndorff nasce dunque da quella radice, ma la sua bussola giovanile punta altrove, guarda ai francesi. Si iscrive a Parigi all’Idhec, Institut des hautes études cinématographiques. È una scuola di eccellenza, ma la scuola non basta, è decisivo l’incontro con Tavernier, che introduce il futuro regista negli ambienti della Nouvelle Vague. Da quel momento Schlöndorff, firmerà una serie di titoli che fanno parte della spina dorsale del cinema. Il Bergamo Film Meeting ne propone ventidue, quasi tutti. Ma lo spazio mi costringe a una selezione.

Ritengo che meriti un focus il registro libro-film. Perché Schlöndorff ha mostrato una vocazione vera a esprimere la sua poetica affrontando alcune delle letterature prevalenti.

Nel ’65, a 26 anni, si applica a un progetto ambizioso, non facile: fare un film da uno dei più importanti romanzi della prima parte del novecento, I turbamenti del giovane Törless, di Robert Musil, il grande scrittore austriaco. La vicenda dello studente figlio di rigorosa famiglia borghese, che scopre che la realtà non è quella “sepolta” che credeva di conoscere, ma è cattiva e ambigua, così come può esserlo l’animo umano, è un tema perfetto in cui muoversi e magari “sporcarsi”.

L’attitudine letteraria di  Schlöndorff riemerge nel 1979 quando firma il suo capolavoro e uno dei titoli assoluti di quel Nuovo cinema tedesco e di tutto il cinema: Il tamburo di latta. Lo scrittore è Günter Grass, altro maestro di letteratura, che ha pubblicato il romanzo nel 1959. Si racconta di Oskar che, rinchiuso in manicomio, ricorda la propria vita. Arrivato all’adolescenza decide di non crescere più. Si oppone al nazismo, poi lo accetta, intorno ai trent’anni decide di riprendere a crescere e diventa un compositore, agendo dentro e fuori dal manicomio. Una somma di simboli che ancora una volta partono dalla zona scura del nazismo. Il tamburo di latta è uno dei titoli più riconosciuti e… titolati. A Grass è valso niente meno che il premio Nobel, a Schlöndorff la Palma d’oro e l’Oscar. I più grandi riconoscimenti del mondo, semplicemente.


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