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FESCAAAL 2021, la zebra dorata fa da guida a un programma da 50 titoli

Il Cinema Africano, Asia e America Latina trova spazio in una rassegna ricchissima dal 20 marzo in streaming su MYmovies.
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di Tommaso Tocci

martedì 16 marzo 2021 - mymovieslive

Arriverà dal 20 al 28 marzo la trentesima edizione del Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina che prevede un programma di 50 film rappresentanti le migliori proposte cinematografiche di queste aree e culture così spesso sotto-rappresentate. Tutti i film in programma saranno visibili attraverso la sottoscrizione di un abbonamento sulla piattaforma online di MYmovies, e includeranno nove giorni di proiezioni, incontri con gli autori e approfondimenti.
 

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Annamaria Gallone, una delle organizzatrici, annuncia un festival “che dia spazio ai giovani, ai nuovi linguaggi, alle nuove offerte del cinema. Ci guiderà la nostra zebra dorata.” Il riferimento è al simbolo dell’evento, che per l’occasione dei trent’anni figura anche nel claim “From A to Zebra” per rimarcare la ricchezza culturale che attraversa i tre continenti.

Sono tre le sezioni competitive del FESCAAAL. Innanzitutto il Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo, con opere di finzione e documentari dai tre continenti in anteprima nazionale. Poi un Concorso Cortometraggi Africani, con opere di giovani registi dal continente africano, e infine il Concorso Extr’A, riservato a registi italiani che girano in Africa, Asia o America Latina e con uno sguardo sull’attualità del nostro paese. In più, la sezione Flash con dei titoli di primo piano di registi affermati (tra cui lo statunitense MLK/FBI sulla sorveglianza federale di Martin Luther King, per la regia di Sam Pollard, montatore di Spike Lee), e quella intitolata Donne sull’orlo di cambiare il mondo, che nelle parole di Alessandra Speciale è necessaria “per meglio rappresentare le nuove tendenze cinematografiche e la realtà della condizione della donna”.

Un vasto programma tutto da scoprire, con alcune segnalazioni partendo dall’Africa: la prima è La nuit des rois di Philippe Lacôte, titolo di prestigio sul circuito festivaliero che dalla Costa d’Avorio presenta un’evocativa storia di una prigione sovraffollata e strutturata secondo una rigida organizzazione di potere. L’ultimo arrivato verrà incaricato dal boss di intrattenere i detenuti raccontando delle storie, tra gli echi de "Le mille e una notte". Molto apprezzato al festival di Rotterdam è stato anche l’angolano Air Conditioner, di Fradique, che attraverso l’immagine potente dei condizionatori che cadono dai palazzi lega insieme le traiettorie della città di Luanda e i vari personaggi che la abitano.

Softie, premiato per il miglior montaggio al Sundance, è invece un documentario dal grande impatto emotivo, che dal Kenya racconta dieci anni di lotta politica di un attivista che ha sfidato i poteri forti. In The great green wall (titolo che il festival propone in forma gratuita) si parla invece di desertificazione, e delle contromisure come la barriera di alberi che viene progettata per coprire 8000 chilometri attraverso i territori africani, in un documentario on the road da Dakar a Gibuti insieme alla musicista maliana Inna Modja.

Vanno citati anche due registi italiani con lo sguardo all’Africa: Chiara Delva con il suo Aboy (in prima mondiale), storia di un giovane del Gambia che prova a emigrare ma è costretto a tornare in patria, e Bruno Rocchi con Talking Dreams, ambientato in un villaggio in cui gli abitanti raccontano i loro sogni a una radio locale.

Per quanto riguarda l’America latina, da segnalare il cileno Lina from Lima, film arioso e singolare diretto da Marìa Paz Gonzàlez. Protagonista una donna peruviana in Cile, separata dal figlio per lavoro. Tra emancipazione e adattamento, pieno di inserti musicali che giocano con l’iconografia cattolica. Nuestras Madres di César Diaz porta invece gli spettatori in Guatemala, per uno sguardo autoriale sui postumi della guerra civile e su un giovane antropologo forense alla ricerca del padre desparecido come molti, troppi altri. Più leggero è Three summers, commedia amara sulla corruzione nel Brasile contemporaneo, scandito dalle tre estati difficili di una famiglia ricca caduta in disgrazia.

Nomi importanti nella rappresentanza asiatica, a partire dal cinese Wang Xiaoshuai, il cui So long, my son era stato tra i film migliori del concorso al festival di Berlino, un’opera fiume e generazionale sulla Cina che cambia. E Kiyoshi Kurosawa, uno dei maestri del cinema giapponese contemporaneo, sorprendentemente alle prese con l’Uzbekistan in To the end of the earth al seguito di una reporter giapponese che cerca un pesce magico. Una menzione anche per l’animazione di White Snake, grosso film cinese tra fantasy e musical.


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