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Dal Teatro San Carlo La Grande, la più celebre sinfonia di Schubert

Un'opera che esprime uno sguardo aperto alla meraviglia. Disponibile in streaming su MYmovies dal 19 al 28 febbraio. ACQUISTA LO SPETTACOLO. 
di Giovanni Bogani

martedì 16 febbraio 2021 - mymovieslive

Dalle 20:00 di venerdì 19 febbraio, fino alla fine del mese, sarà possibile accomodarsi virtualmente in un palco del Teatro San Carlo per ascoltare una delle sinfonie più celebri di Franz Schubert, la sinfonia n.9 in Do maggiore D944, detta La Grande. Con l’orchestra del Teatro San Carlo, diretta da Maurizio Agostini.
È, questo, il terzo appuntamento della stagione in streaming del San Carlo, dopo due eventi dedicati alla lirica e al balletto, ancora disponibili fino alla fine del mese: Il pirata di Bellini con il soprano Sondra Radvanovsky e il balletto da Le quattro stagioni di Vivaldi, con coreografia di Giuseppe Picone e costumi di Giusi Giustino.

Siamo a Vienna, nel 1825. Franz Schubert, il figlio del maestro di scuola del villaggio di Lichtental, alle porte di Vienna, aveva già scritto un’infinità di pagine di musica. Quartetti per archi, sonate per pianoforte, Lieder – oltre seicento – e sinfonie. Enfant prodige, precocissimo nell’imparare a suonare il violino e il pianoforte, Schubert aveva già lasciato di stucco il suo maestro Antonio Salieri – sì, proprio quello del film Amadeus: ma forse non era come il film lo dipinge. Schubert sembrava avere una frenesia, una fretta di comporre: come se sentisse di dover morire presto, destino toccato peraltro a nove dei suoi fratelli.

A ventotto anni, nel 1825, compose la sua ultima sinfonia, la Nona. Della quale, come vedremo, non potrà ascoltare una sola nota. Schubert la scrisse in estate, quando fu ospite in montagna, fra Gmunden e Gastein, dall’amico drammaturgo Eduard von Bauernfeld. La tonalità principale era in Do maggiore, così come la sua Sesta sinfonia: perciò, la Sesta – che durava appena mezz’ora – fu chiamata La Piccola, e la Nona diventò, per sempre, La Grande.  

Erano “piccole”, le altre sinfonie, ed era piccolo lui, Schubert. Le prime sei sinfonie le aveva scritte fra i sedici e i ventun anni: più che altro, stava esercitandosi, nella difficile tecnica della scrittura orchestrale. Era già adulto nel creare musica da camera, e nel comporre i suoi Lieder: ma nel genere sinfonico, è La Grande la sua opera della maturità. Insieme alla Sinfonia in Si minore, chiamata “L’incompiuta”, del 1822, l’altro capolavoro sinfonico di Schubert, riscoperta solo nel 1867.

Colpisce, nella “Grande”, la forza del tema iniziale, affidato alla sonorità remota, misteriosa, boscosa dei corni. Un tema continuamente riproposto, variato, sviluppato. Colpisce la dolente intensità del secondo movimento, l’Andante con moto in La minore. E colpisce lo slancio del finale, in forma di sonata.
 

Non tutto fu semplice, nella genesi di quest’opera. Schubert la compose nel 1825, ma il manoscritto finale della partitura reca la data 1828. Ed è in quell’anno che Schubert la propose all’orchestra della Gesellschaft der Musikfreude, la società degli “amici della musica”, nata tredici anni prima a Vienna. La stessa società che aveva rifiutato di accoglierlo fra i suoi membri, come musicista professionista, nel 1818, rifiuto che certamente frenò la sua vita professionale. Sarebbe stata, quella, la prima delle sinfonie di Schubert ad avere un’esecuzione pubblica e ufficiale. Furono effettuate delle prove, ma l’orchestra, alla fine, rifiutò l’incarico, trovando quel lavoro troppo complesso.
 


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