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La storia del cinema è un viaggio. Su MYmovies Il cinema ritrovato ce lo racconta

Un percorso cinefilo tra grandi autori e grandi film, sempre intimamenti liberi. Disponibili in streaming. ACQUISTA UN ACCREDITO. 
di Roy Menarini

Annie Girardot (Annie Suzanne Girardot) 25 ottobre 1931, Parigi (Francia) - 28 Febbraio 2011, Parigi (Francia). Interpreta La moglie Maria nel film di Marco Ferreri La donna scimmia.
giovedì 31 dicembre 2020 - mymovieslive

La Netflix della cultura. La Netflix della moda. La Netflix del teatro. Ne abbiamo sentite tante, in questi mesi, spesso ispirate alla più famosa piattaforma streaming del mondo. Qualche tempo fa si è anche cominciato a pensare alla storia del cinema: come fare per vedere quel che vogliamo di quell’incredibile patrimonio di film e geografie in movimento? Una possibilità è recarsi ogni anno al Cinema Ritrovato, festival bolognese definito il paradiso dei cinefili perché in una settimana estiva si vedono più di 300 opere provenienti dai 125 anni di storia della settima arte.
E del resto il festival aveva inaugurato una sezione di serial delle origini definendola ironicamente “Mutiflix”. Ed è proprio la Cineteca di Bologna che, dopo aver cominciato a distribuire nelle sale di tutta Italia i capolavori del passato restaurati, ha fatto il grande salto verso la piattaforma streaming Il Cinema ritrovato – Fuori sala, finalmente dedicata al cinema del secolo scorso (e persino di quello precedente, se si pensa alla selezione dei fratelli Lumière).

Nel cinema è complicatissimo mettere insieme tutti i detentori dei diritti per costruire una Spotify del cinema dove chiunque possa ascoltare quel che vuole, da Beethoven ai Metallica, da Berlioz al rap, dalla musica medievale al country, come fosse un catalogo dell’umana melodia. Ma nel caso di Il Cinema Ritrovato – Fuori Sala ci sono due aspetti che i “supermercati” digitali non possiedono: la dimensione critica e la cura del prodotto, insieme all’attenzione filologica. Le scelte di un’offerta cinematografica, in questo caso, non seguono le logiche dell’accumulo ma della scelta, non dell’archivio purchessia ma del percorso cinefilo, non della perdita di contesto storico ma della curiosità scientifica. E la singola versione è tutto.

Per esempio, vedere La donna scimmia di Marco Ferreri e scoprire i tre diversi finali che, tra le oscillazioni dell’autore e le imposizioni di censura, hanno modificato la percezione del film a seconda del Paese dov’era distribuito, ci conduce a una consapevolezza analitica impossibile in altri contesti. Così come confrontare i due grandi film-rivali Vita da cani di Steno/Monicelli e Luci del varietà di Fellini/Lattuada, entrambi del 1950, entrambi dedicati al teatro leggero, entrambi diretti da una coppia di registi, all’insaputa gli uni degli altri, permette di conoscere un pezzo di storia della produzione italiana e un brandello di immaginario nazionale – il rapporto tra cinema e varietà nell’Italia del dopoguerra – impagabili. C’è tanto cinema italiano nel pacchetto, e molto (come Due soldi di speranza) ci parla delle aspirazioni e dei sentimenti del popolo italiano in una fase di rinnovamento e liberazione che potrebbe somigliare a quella che la nazione vivrà dopo la fine della pandemia.

Il cinema, del resto, è sempre stato anche un mezzo per immaginare il futuro, per conoscere il presente, per esplorare il mondo, per liberarsi la testa e pensare secondo nuovi schemi culturali. I rarissimi film di Konrad Wolf (cronache dalla Germania Est degli anni Sessanta), i film di Mohammad Reza Aslani (cronache dall’Iran anni Settanta), i film di Vittorio De Seta (cronache da Sicilia, Calabria e Sardegna negli anni Cinquanta, un’Italia ancora pre-moderna e naturale) non fanno altro che ricordarci quanta differenza c’è stata nel destino delle persone e delle comunità nella storia del secolo scorso, e quanto bisogno abbiamo di conoscerla attraverso azioni poetiche o documentarie che solo i ricercatori hanno saputo riportare alla luce: non c’è abbonamento alle multinazionali digitali che possa assicurare una macchina del tempo e un lavoro archeologico come questo.


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