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River to River 2020, il meglio del cinema indiano in streaming su MYmovies

Dal 3 all'8 dicembre un’ampia proposta di corti e lungometraggi, documentari e incontri con gli autori. ACQUISTA UN ACCREDITO

lunedì 23 novembre 2020 - mymovieslive

È stato presentato oggi il programma della ventesima edizione del festival River to River, da sempre appuntamento dedicato al cinema indiano in quel di Firenze. Quest’anno l’evento si svolgerà online sulla piattaforma streaming di MYmovies, e pur non potendo affollare il cinema fiorentino La Compagnia come di consueto, continuerà a proporre il meglio del florido mondo indiano attraverso una proposta di lungo e cortometraggi, documentari, serie tv e incontri con i registi.

“Il cinema indiano ha quella natura effervescente che ci aiuta a ‘sporcare’ le nostre convenzioni e convinzioni” dice Iacopo Di Passio, presidente di Fondazione Sistema Toscana, citando il valore di testimonianza sociale che un evento del genere può offrire. Gli fa eco Cristina Giachi, presidente della Commissione beni e attività culturali della regione, che rivendica “una scena di riflessione sul nostro profilo culturale, che ci dà la possibilità di ritrovare ogni anno la novità di una cultura millenaria e al tempo stesso in grande fermento”.

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River to River si aprirà il 3 dicembre con Kadakh di Rajat Kapoor, film ambientato durante i festeggiamenti del Diwali, la famosa festa delle luci che simboleggia la vittoria del bene sul male. Il giusto punto di ingresso sul mondo indiano, raccontato in una dark comedy, come la definiscono gli organizzatori, su un gruppo di amici coinvolti nei festeggiamenti. A salutare il festival sarà invece un film romantico come The two lovers di Ranjan Ghosh, in cui l’unione sentimentale è scandita dal linguaggio del cibo.

Nel mezzo, gli altri lungometraggi includono Cargo di Arati Kadav, che è un’incursione nella fantascienza e immagina un servizio spaziale post mortem a bordo di un’astronave come via verso la reincarnazione. Selvaggia Velo, direttrice del festival, lo definisce “ironico e intelligente nel parlare di mondi interconnessi, rispecchiando la complessità dei tempi che stiamo vivendo.” Altro titolo sorprendente che non risponde agli stereotipi più immediati di Bollywood è Manny, una coproduzione tra India e Lettonia che si avventura in “territorio Black mirror” con la storia di un’intelligenza artificiale che rischia di prendere il sopravvento anche nell’amore. E per finire Without string di Atanu Ghosh, in cui i protagonisti Kajal e Sraboni danno il via a una relazione attraverso le prove di un reality show a Calcutta.

Ulteriori titoli faranno parte di una sezione speciale con grandi successi delle passate edizioni del festival, a partire da Manmarziyaan per la regia di Anurag Kashyap che soddisferà il palato degli spettatori in cerca della piena esperienza bollywood: rivalità e corteggiamenti con canti e balli punjabi. Altro grande successo è Sir, una storia d’amore delicata tra una donna di servizio e il suo datore di lavoro.

Non va dimenticato poi l’omaggio a Irrfan Khan, grande attore indiano scomparso quest’anno, conosciuto anche a livello internazionale per aver partecipato a film come Vita di Pi. Il festival River to River, che lo aveva avuto come ospite nel 2014, lo celebra con delle proiezioni speciali di Lunchbox, forse il suo più grande successo in patria, e Karwaan, commedia on the road che rimarrà tra le sue ultime interpretazioni.

Oltre all’incursione nel panorama seriale contemporaneo del paese, che vedrà la prima e la seconda stagione di Four more shots please! - “un Sex and the city all’indiana con un linguaggio giovanile e attuale” -  piuttosto corposa sarà l’offerta di documentari, tutti accomunati dal tema del viaggio. Berlin to Bombay racconta il percorso di un giovane attore desideroso di sfondare a Bollywood e al tempo stesso ri-catturare le sue origini indiane, mentre The Ashram children di Jonathan Ofek è una riflessione su ciò che è stato, e su un’infanzia trascorsa tra Gerusalemme e l’India.

Il viaggio è anche quello che avvicinerà il pubblico alle meraviglie dell’Himalaya, con ben due titoli - Indian Himalaya e Buddha of the Chadar - incentrati sulla scoperta di una terra lontana, che verrà poi integrata durante gli incontri dal vivo (chiamati “Chai time” in onore della bevanda che rappresenta la convivialità) con esperti di viaggio e autori delle opere.


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