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Isola Edipo 2020, l’impegno sociale prima, durante e dopo la rassegna

La rassegna promossa dalla Edipo Re anche in questa sua 5a edizione ha saputo mantenere i suoi propositi nel cuore di Venezia.

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mercoledì 30 settembre 2020 - Festival

Si è chiusa la quinta edizione di Isola Edipo, la rassegna promossa dalla Edipo Re Impresa Sociale, in collaborazione con le Giornate degli Autori, la partecipazione di MYmovies e il patrocinio della Rete Internazionale dell’Economia Sociale, dedicata a cinema, arti, diritti e attualità all’insegna della sostenibilità, accompagnata dall’annuale Social Food Festival, che si è svolta in occasione della 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. 
 

Nonostante le difficoltà dei tempi in cui ci troviamo, la rassegna, svoltasi nel rispetto delle norme anti Covid vigenti, grazie alla garanzia di sanificazione offerta da Walcam e Unifarco, ha fondato definitivamente la sua presenza nel cuore di Venezia, dando vita a un’esperienza interamente Green e sostenibile, grazie alla partecipazione di imprese quali Container Marino rigenerati, Dimensioni A3, Personal Time, prodotti Ecozema. Isola Edipo a partire da quest’anno è infatti diventata l’isola del “compostabile”, a zero impatto residuo sull’ambiente e a alto impatto culturale sul territorio. 

A confermare l’impegno sociale dell’impresa culturale, sono state le attività, seguite alla chiusura della rassegna, dedicate alla redistribuzione dei prodotti non consumati nel corso del Festival, donati alla CARITAS del Lido. A condividere la mission di Isola Edipo sono state tutte le aziende partner del Social Food Festival come Saorè, Mamma Emma, Nonno Nanni e tutte le aziende agricole e alimentari che hanno fornito i loro prodotti di prima qualità a questa avventura che non si arresta ma continua nella cura delle relazioni con i protagonisti del territorio.

È stato infatti il primo anno di un nuovo spazio di proiezione, L’Isola degli Autori, promosso in collaborazione con le Giornate degli Autori, realizzato grazie alla capacità inclusiva e visionaria di Don Renato, il parroco della Chiesa di S. Antonio, assieme al quale la Edipo Re con le Giornate degli Autori sta progettando un piano di riqualificazione strutturale e sostanziale che si svilupperà nel corso degli anni a venire, ai fini di restituire alla cittadinanza un luogo d’incontro dove poter seguire attività culturali e legate al cinema. 

In tempi di pandemia segnati dall’indebolimento del welfare e delle connessioni sociali, per la prima volta, nel cuore del Festival di Venezia, nasce un nuovo progetto di inclusione sociale e culturale rivolto alla cittadinanza, grazie a un’inedita sinergia tra una realtà profondamente legata al territorio, la Parrocchia di S. Antonio e la sua comunità, un’esperienza culturale che nasce sul territorio e attiva connessioni virtuose di respiro internazionale, la Edipo Re Impresa Sociale, e una longeva istituzione culturale come le Giornate degli Autori. 

A confermare la perseveranza dell’impegno, la prospettiva di lunga durata e l’intenzione di coinvolgere diversi territori, è la vita del Premio Inclusione Edipo Re, promosso dalla Edipo Re in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, con il patrocinio della Rete Internazionale dell’Economia Sociale e con la partecipazione di MYmovies, sostenuto dalle attività dei 10 giorni svolti dal Social Food Festival, grazie al quale un film dall’alto profilo sociale, tra i presentati alla 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, selezionato ogni anno da una giuria diversa, viene portato al pubblico delle sale di 4 città italiane. 

Per l’edizione 2020 il film premiato e che sta viaggiando con il Premio per i cinema d’Italia è The man who sold his skin della regista tunisina Kaouther Ben Hania, selezionato da una giuria composta dalla critica letteraria Annalena Benini, dall’attrice Esther Elisha e dall’artista visiva Ra di Martino; un film capace di parlare di diritto d’asilo, diritto all’esistenza e diritto alla libera circolazione attraverso la messa in scena del rapporto contraddittorio tra oggetto e soggetto nell’arte contemporanea internazionale.


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