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Io, Vittorio Feltri: l’uomo dietro il giornalista che tutti conoscono

Un documentario per scoprire i lati privati del direttore di "Libero". Scritto e raccontato da Pino Farinotti.

lunedì 13 luglio 2020 - News

Il 18 luglio il quotidiano Libero, fondato da Vittorio Feltri, compie vent’anni. Nell’occasione verrà presentato e offerto il film Io, Vittorio Feltri, (durata 70’) scritto e raccontato da Pino Farinotti, diretto da Tiziano Sossi. Prodotto dalla DNA di Giovanni De Santis. Il film uscirà in DVD a settembre.

Feltri, è notorio, è uno dei giornalisti più popolari del paese. Ha una storia importante di direttore, di relazioni, di indicazioni mai convenzionali della cronaca e della storia. Un personalità che ha adottato ed estremizzato quel suo linguaggio che non fa prigionieri. 

L’uomo, nella sua imperfezione si è accreditato come modello del “politicamente scorretto”. È quanto il “direttore” si prefiggeva. Tutta questa parte visibile e prevalente è soltanto una parte di Feltri. Poi c’è l’altra, nascosta, sotterranea, poco divulgata. È soprattutto di questo Feltri che racconta il film. Ricordi privati: il papà morto a quarantasei anni quando Vittorio ne aveva sei. La mamma, giovane vedova, che dovette subito lavorare duramente. I fratelli più grandi che lo tutelavano. E poi la prima moglie scomparsa giovanissima, poco dopo aver dato alla luce due gemelle. E la seconda moglie, Enoe, madre di altri due figli. La formazione e le passioni. Feltri racconta dei suoi riferimenti letterari: i russi con predilezione per Dostoevskij. I romantici francesi, Stendhal e Balzac. Gli italiani che lo hanno segnato, Zeno e Berto fra gli altri. E molto altro.


Il film presenta un cast di “attori” cospicuo, che parlano del “direttore”.
 

Francesco Alberoni: sociologo scrittore: “È il giornalista più coraggioso e il più sincero. Ha un suo punto di vista che vuole comunicarti, con uno stratagemma apparentemente paradossale, ma te lo dice con grande chiarezza. E’ un amico che ti parla.”

Gabriele Albertini, già sindaco di Milano, europarlamentare. Ha esordito dicendo: “Se Montanelli è il principe dei giornalisti, Feltri è il duca.” 

Paolo Del Debbio, docente universitario conduttore: “Feltri o del piacere della lettura. Scrive in un modo originale, suo, bello, lineare, che va subito al nocciolo della questione.”

Michela Vittoria Brambilla, politica, conduttrice: “Innanzitutto devo ammettere che io adoro Vittorio Feltri, dunque in questo mio racconto sarò parziale. Ma così è...”

Angelo Stella, storico della lingua, accademico delle Crusca: “È il giornalista che sa parlare alle masse, con cui vado meno d’accordo ma che leggo più volentieri.”
Pietro Senaldi, direttore responsabile di “Libero”: “Ho voluto fortissimamente lavorare con Feltri, perché ritenevo che lavorare con lui fosse un investimento per la mia professione.”

Alessandro Sallusti, direttore responsabile del “Giornale": “Feltri è un caposcuola, ha inventato un genere. Ma nessuno può aspirare ad essere il suo erede. Il feltrismo rimarrà cosa sua.”

Pupi Avati, regista: “Caro direttore, nel finale, con quei ragazzi che le chiedevano un selfie,  avrei voluto che il film continuasse, che lei continuasse a dirci di sé. Come d'altra parte farà da domani mattina.”

Rachid Benhadi, regista algerino, una della maggiori personalità della cultura africana. Vive anche in Italia. “Un proverbio arabo dice: voi fermatevi all’apparenza, io scendo dopo, alla sostanza, che è il lato umano, sincero, profondo di Vittorio Feltri.”


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