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ShorTS 2020, al via la sezione Shorter Kids’n’Teens pensata per bambini e ragazzi

Una selezione di cortometraggi dedicata alle generazione più giovani. Gratuitamente in streaming su MYmovies.
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di Tommaso Tocci

martedì 7 luglio 2020 - Festival

Poco diffusa già tra gli adulti, la forma del cortometraggio è una componente sottovalutata della forma cinematografica, con cui gli spettatori più giovani raramente vengono a contatto. A invertire la tendenza, ecco il prezioso impegno dello ShorTS International Film Festival di Trieste, per quest’anno disponibile anche in rete sulla piattaforma di MYmovies. Nel ricco programma della rassegna spicca anche la sezione Shorter Kids’n’Teens, pensata per coinvolgere bambini e i ragazzi delle scuole primarie e secondarie, e coltivare così una generazione di cinefili dalle ampie vedute.

I titoli, scelti nel panorama internazionale, sono divisi in due blocchi per fasce d’età; si comincia il 7 luglio con la fascia dedicata agli adolescenti, mentre il giorno successivo, 8 luglio, sarà la volta dei bambini. Lo streaming della sezione Shorter Kids’n’Teens, come del resto l’intero ShoRTS IFF, è gratuito su MYmovies.


Tra le opere scelte per le 18 del 7 luglio diversi arrivano dalla Francia, come l’animazione disegnata di There’s a cat under the car, in cui un micio tranquillamente nascosto sotto un’automobile in una strada buia viene improvvisamente disturbato da un gruppo di ragazzini. Tinte simili ma tema differente in Saigon sur Marne, in cui una coppia anziana parla alla giovane nipote di una vita trascorsa tra Vietnam e Francia, in una lezione d’amore e di vita che è anche l’occasione per sfiorare temi complessi come la politica e l’emigrazione.

Molto nutrita la presenza canadese, a partire dall’anteprima italiana di The music video, in cui la regista Camille Poirier racconta di bambine che cambiano look e stile per girare un video musicale, ma si accorgono di quanto ciò modifichi la percezione che le persone hanno di loro. Non troppo distante è Catherine Lepage con The great malaise, in cui una giovane si descrive in base alle immagini evocate da ciò che il mondo si aspetta da lei, mostrando l’assurdità dell’intero processo.

E poi l’autista del servizio pubblico messicano che assomiglia a Wolverine in Before entering, let out, e l’altro autobus scolastico di un villaggio turco in The school bus, senza contare il ragazzo che sta per buttarsi da un ponte in Grecia ma viene ripreso e trattato come una notizia in #Shootmenot. Si chiude poi con la serena e solare animazione di Rain, un piccolo trattato sui comportamenti collettivi e la responsabilità individuale.

Il giorno dopo (8 luglio), e qualche anno prima nel target di pubblico, è la volta di Shorter Kids, in cui il tema “liquido” continua dove si era interrotto grazie a un trittico di film dalla radice acquatica. In Pool di Islena Neira e Benoît Michelet una ragazza dovrà confrontare le proprie paura di fronte alla minaccia della piscina, mentre in Flic Floc di Daniela Godel è il rilassante suono di un giorno di pioggia a scatenare la fantasia della tecnica d’animazione. Per arrivare infine a una donna di Kangirsuk che, immersa nel bianco, impara le 52 diverse sfumature della parola “neve” nella lingua inuit.

Dall’acqua alla terra e al cammino, simbolizzato dai pascoli alpini che sono al centro di The sky farmer dello svizzero Simon Gabioud. Il regista segue Jean-Marc, che ha passato 60 dei suoi 70 anni in viaggio da e verso quei magici pellegrinaggi estivi. Piccoli sono invece i passi di Juno, deliziosa protagonista di The shoes of a little girl. Direttamente dal Nepal, il film di Kedar Shrestha segue la bambina nel compito di imparare a distinguere la scarpa destra da quella sinistra.

L’infanzia viene invece messa in crisi nell’indagine al confine tra fantasia e realtà di And yet we’re not super heroes, della belga Lia Bertels. Un dualismo che si ripresenta anche nello sfasamento temporale di All in good time, che vede due bambini parlarsi e condividere esperienze a 100 anni di distanza, e nella separazione tutta interiore che emerge dai delicati disegni di Duoldrom, che analizza cosa succede a una persona quando a causa di uno spavento si divide in un fragile involucro e un presuntuoso scheletro.


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