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#iorestoacasa con Donne Wanted

Dal 28 marzo al 4 aprile, con Wanted Cinema una collezione di titoli al femminile su donne che combattono i pregiudizi e il potere, donne d’arte, intellettuali, ballerine, modelle, sorelle. SCOPRI TUTTI I FILM
di Ilaria Ravarino

giovedì 26 marzo 2020 - mymovieslive

Sette registe e un regista per otto storie molto diverse unite da un comune denominatore: le donne. Donne che raccontano se stesse o scavano nella psicologia degli uomini, frequentando generi da sempre associati all’immaginario maschile. Donne che combattono i pregiudizi e il potere, donne d’arte, intellettuali, ballerine, modelle, sorelle.
Dal 28 marzo al 4 aprile, MYmovies e Wanted Cinema sostengono la campagna #iorestoacasa con la rassegna Donne Wanted, otto film da guardare – e commentare insieme – nella sala web di MYmovies.

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STORIE DI UOMINI TRA WOLFPACK E COWBOY

Con The Rider – Il sogno di un cowboy (sabato 28 marzo ore 21:00), western contemporaneo ispirato a una storia vera, Chloe Zhao ha firmato un biglietto da visita che dalla Quinzaine des réalisateurs del 70º Festival di Cannes l’ha portata lontano - precisamente a Hollywood, sul set del film Marvel sugli Eterni. Per chi si chiedesse come una regista 38enne di Pechino sia arrivata a conquistare il cuore della più grande industria cinematografica americana, la risposta è in questo film, The Rider, uscito nel 2017 e premiato con quattro candidature agli Independent Spirit Awards. Al centro del racconto c’è una tipica storia americana: un ragazzo cresciuto in una riserva del South Dakota il cui più grande sogno è addestrare cavalli selvaggi e vincere rodei. Ma le ambizioni di Brady Blackburn (Brady Jandreau) sono frustrate dal destino, quando un brutto incidente compromette la sua carriera. Stretto fra le responsabilità nei confronti della sorella Lily (Lilly Jandreau), affetta dalla sindrome di Asperger, e la preoccupazione per il padre giocatore e alcolista, il ragazzo dovrà scegliere fra le proprie passioni e la dura realtà. Un western iperrealista, girato con attori non professionisti (la storia è quella di Jandreau), che evita qualsiasi caduta nella retorica riscrivendo le regole di uno dei generi più americani per eccellenza.

Ancora una storia di uomini, ma raccontata con un tono completamente diverso, quella di The Wolfpack (giovedì 2 aprile ore 17:00), documentario di Crystal Moselle, vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Festival. La storia, ai limiti del surreale, è quella (vera) dei sette fratelli Angulo, madre statunitense e padre peruviano, cresciuti a Manhattan senza poter uscire di casa per 14 anni. Unica distrazione ammessa la televisione, su cui vedere film rigorosamente selezionati dal padre padrone Oscar, seguace del culto Hare Krishna. Dopo averli incontrati per le strade di New York, vestiti come i protagonisti de Le Iene di Quentin Tarantino, Moselle non ha potuto fare a meno di interessarsi alla loro storia: il risultato – di questi tempi molto attuale - è un documentario sulla famiglia, sull’isolamento e sul cinema come ancora di salvezza nei momenti più estremi.
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In foto una scena di The Rider - Il sogno di un cowboy.
In foto una scena di The Wolfpack.

STORIE D’INFANZIA E ADOLESCENZA, TRA BOMBE E SIRENE

Non è raro che le registe si interessino al racconto del corpo femminile, e del suo cambiamento attraverso il tempo. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, o dall’adolescenza all’età adulta, è il filo rosso che tiene insieme tre film molto diversi della rassegna.
Con Estate 1993 (lunedì 30 marzo ore 21:00), selezionato nel 2018 per rappresentare la Spagna agli Oscar, Carla Simon Pipó racconta una storia personale, quella della propria famiglia, portando sullo schermo il suo trauma d’infanzia. La protagonista è una bambina di 6 anni (Laia Artigas) che dopo aver perso la madre e il padre per un male incurabile – si scoprirà presto di cosa si tratta - viene adottata dagli zii e con loro passa una prima estate insieme nella campagna catalana. Tra piccole avventure e improvvisi abissi di tristezza, la bambina imparerà a elaborare il lutto e ad affrontare una nuova fase della vita: quella adulta.

Racconta l’infanzia anche La primavera di Christine (domenica 29 marzo ore 22:00) di Mirjam Unger, ambientato nel 1945 a Vienna, storia dell’amicizia incredibile tra Christine, una bambina di nove anni, e un soldato russo dell'armata rossa. Adattamento di "Fly away home", racconto autobiografico di Christine Nöstlingers, è un’ottima occasione per scoprire una delle più prolifiche autrici di libri per ragazzi, vincitrice nel 1984 del premio Andersen internazionale (consigli di lettura: "Che m’importa di Re Cetriolo", 1972; "Il bambino sottovuoto", 1975; "Nuovo Pinocchio", 1988).

Più inquietante, e ambientato nei territori oscuri dell’adolescenza, il fantasy Blue My Mind - Il segreto dei miei anni (mercoledì 1 aprile ore 21:00) di Lisa Brühlmann, che ruota intorno ai misteriosi cambiamenti che sconvolgono all’improvviso il corpo della giovane Mia. Da tenere d’occhio la protagonista, l’attrice svizzera Luna Wedler, che a soli 21 anni ha già in produzione altri tre film - di cui uno, The story of my wife di Ildikó Enyedi, insieme alla nostra Jasmine Trinca

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In foto una scena di Estate 1993.
In foto una scena di La primavera di Christine.
In foto una scena di Blue My Mind - Il segreto dei miei anni.

STORIE DI DONNE CHE RESISTONO

Donne che resistono agli stereotipi e ai cliché che vorrebbero i loro corpi sempre giovani e conformi al canone. Sono le protagoniste del feel good movie Advanced Style - Le signore dello stile (venerdì 3 aprile ore 21:00), documentario di Lina Plioplyte che, insieme al fotografo e blogger Ari Seth Cohen, ha cucito insieme sette ritratti di donne-modelle newyorkesi tra i 62 e i 95 anni, che sfidano sfrontatamente il primato della giovinezza nella moda.

Una donna che ha resistito, non ce l’ha fatta, è caduta ma si è rialzata è al centro di un altro documentario, La mia vita è un ballo (martedì 31 marzo ore 22:00) della croata Lucija Stojevic. La protagonista qui è la ballerina di flamenco Antonia Santiago Amador (detta La Chana), artista amata da Salvador Dalí, dalla star del balletto Maya Plisétskaya e dal coreografo Mikhail Baryshnikov, scomparsa all’apice della carriera perché obbligata a rimanere in casa dal violento marito. Stojevic ne racconta con dovizia di particolari la storia di ascesa, caduta e rinascita, fino all’esibizione con cui, a metà degli anni Ottanta, l’artista è riuscita a tornare in scena dopo vent’anni di assenza.

Ed è una resistente, anzi una combattente, anche la donna raccontata nel film di Matt Tyrnauer Citizen Jane: Battle for the City (sabato 4 aprile ore 22:00), documentario del 2016 sull’attivista Jane Jacobs. La sua missione: salvare la città di New York dalla cosiddetta “riqualificazione” del progettista urbano Robert Moses, che negli anni Settanta avrebbe portato all’abbattimento dei quartieri storici di Greenwich Village, Soho e Little Italy. Autrice del rivoluzionario "Vita e morte delle grandi città. Saggio sulle metropoli americane", Jacobs – che abbandonò definitivamente gli Stati Uniti per il Canada nel 1969, in opposizione alla guerra del Vietnam - ha sempre sostenuto la crescita “naturale”, a misura d’uomo, delle città. In suo onore ancora oggi, nel primo fine settimana di maggio, in molte città del mondo si celebrano le Jane’s walk, passeggiate di gruppo per esplorare il proprio quartiere.

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In foto una scena di Advanced Style - Le signore dello stile.
In foto una scena di La mia vita è un ballo.
In foto una scena di Citizen Jane: Battle for the City.
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