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Una diva dai capelli blu. La leggendaria carriera di Lucia Bosè

Un ricordo dell’attrice ribelle, musa del cinema italiano, scomparsa all’età di 89 anni. 
di Ilaria Ravarino

martedì 24 marzo 2020 - Focus

I capelli li aveva tinti di blu, diceva, perché di quel colore piacevano a sua nipote, Bimba Bosè, scomparsa per un tumore tre anni fa. Ma forse quella scelta, esteticamente estrema per una donna di quasi novant’anni, era un modo per ribadire un tratto della personalità che le era stato sempre caro: la ribellione.
Morta ieri nell’ospedale di Segovia per una polmonite – insorta, hanno dichiarato i media spagnoli, come conseguenza di un’infezione da coronavirus – la “divina” Lucia Bosé, musa dei migliori nomi del cinema italiano, aveva quasi sempre fatto di testa sua. Fin da bambina, quando a scuola (la prima e ultima che frequentò: la sua famiglia la mandò a lavorare a 12 anni) si tagliò da sola le trecce trovando “orribili” le acconciature imposte alle bambine, o quando, ancora minorenne, trascinò la madre al concorso di Miss Italia, dove era stata iscritta, disse, “a sua insaputa”. 
 

Bellissima, alta e formosa, Bosè già a 16 anni faceva girare la testa ai clienti della pasticceria di Milano dove lavorava, tra cui il regista Luchino Visconti che – leggenda vuole - guardandola incartare una scatola di marron glaceé profetizzò: “Una come te dovrebbe fare il cinema”.
Ilaria Ravarino

Lui stesso si impegnò, del resto, per tramutare in realtà quelle parole, raccomandando la giovane ragazza, fresca del titolo di Miss Italia (nella stessa edizione sfilò anche Gina Lollobrigida, arrivata terza) all’amico e collega Giuseppe De Santis. Dopo aver provato senza successo ad averla per Riso amaro, nel 1949 il regista la reclutò in Non c’è pace tra gli ulivi, lanciando la “pastorella ciociara” nell’immaginario di una generazione. Tra i primi a notarla fu Michelangelo Antonioni, che conobbe di persona Bosè durante un pranzo a casa Visconti e subito la chiamò per Cronaca di un amore: set turbolento (Bosè raccontava spesso dello schiaffone ricevuto da Antonioni, davanti a tutta la troupe, per una risata in un momento inopportuno) ma intenso (“Non mi ero mai sentita così bella”), che culminò dopo tre anni con una seconda esperienza, quella de La signora senza camelie. Visconti, dice ancora la leggenda, non riuscì a superare la gelosia per Antonioni. E nonostante Bosè ne parlò sempre come di “un fratello e un amante, uno dei pochi uomini a ricevere il mio amore”, con lei non girò mai un solo film.

Altro grande amore di Bosè fu Walter Chiari, con cui l’attrice recitò nel corso degli anni Cinquanta – quelli delle commedie rosa di Luciano Emmer e dei film con Luis Buñuel – formando con lui la “coppia degli eterni fidanzati del cinema”. Coppia che scoppiò non appena Lucia, accettato l’invito di Antonio Bardem (zio dell’attore Javier) a girare in Spagna Gli egoisti, conobbe all’ambasciata di Madrid il torero e playboy Luis Miguel Dominguin, di cui si innamorò immediatamente: “Mi chiese di sposarlo prima ancora di baciarmi”. Con lui ebbe tre figli (Lucia, Miguel e Paola), una vita nel jet set (Ernest Hemingway e Pablo Picasso erano fra gli amici della coppia) ma anche grandissime delusioni. Dopo i ripetuti tradimenti del marito, il più famoso dei quali con Lauren Bacall, Bosè ottenne uno scandaloso divorzio, nel 1967, inimicandosi la Spagna cattolica che l’aveva accolta, anni prima, come una principessa. 


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