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Still Recording, la denuncia di un orrore che va oltre l'orrore

Ayoub e Al Batal sono i testimoni di una realtà atroce costantemente vissuta dall'interno con una telecamera. Al cinema.
di Giancarlo Zappoli

Still Recording

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mercoledì 7 novembre 2018 - Recensioni

Saeed è un giovane cinefilo che cerca di insegnare ai giovani di Ghouta, in Siria, le regole del cinema, ma la realtà che si trovano ad affrontare è troppo dura per seguire alcuna regola. Il suo amico Milad vive dall'altra parte della barricata, a Damasco, sotto il controllo del regime, dove sta terminando gli studi d'arte. Un giorno, Milad decide di lasciare la capitale e raggiungere Said nella Douma assediata. Qui i due mettono in piedi una stazione radio e uno studio di registrazione. Tengono in mano la videocamera per filmare tutto ciò che li circonda, fino a quando un giorno sarà la videocamera a filmare loro.

Ci sono film che non solo 'si possono permettere di' ma anzi 'devono' infrangere le regole del linguaggio cinematografico. Possono farlo quando il loro valore risiede proprio in quel bypass. E il caso del lavoro di Saeed Al Batal et Ghiath Ayoub vincitore del Premio del Pubblico alla Settimana della Critica di Venezia 2018.
Giancarlo Zappoli

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