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Koji Yakusho, mille volti, un unico cuore

L'attore - un'istrione umanista - è al Tokyo Film Festival per presentare The Blood of Wolves.
di Emanuele Sacchi

Il Tokyo International Film Festival ha omaggiato l'attore Koji Yakusho con una selezione di film della sua filmografia. ©2018 TIFF
mercoledì 31 ottobre 2018 - Tokyo Film Festival

L'associazione tra Koji Yakusho e il miglior cinema d'autore giapponese è qualcosa di immediato. Kiyoshi Kurosawa e Shoei Imamura soprattutto, ma non solo: l'attore nato come Koji Hashimoto, il primo giorno del 1956 a Isahaya, Nagasaki, ha lavorato con moltissimi registi, anche esordienti o quasi, dimostrando una capacità di adattamento pari solo a quella di immedesimazione nei personaggi interpretati. L'abbiamo visto come romantico ballerino in Shall We Dance?, come samurai con un codice d'onore in 13 Assassini, come detective dell'anima tormentato dai propri demoni in Cure, come uxoricida in cerca di redenzione in L'anguilla, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes.

Una carriera multiforme, che ha inizio nel 1976, quando Yakusho si unisce a una compagnia che mette in scena "Bassifondi" di Maksim Gor'kij.
Emanuele Sacchi

Due anni dopo viene scelto tra 800 contendenti del mumeijuku, ossia accademia per attori sconosciuti, di Tatsuya Nakadai. La fama arriva presto, grazie a un drama televisivo trasmesso nel 1983: un ruolo storico, quello del daimyo Oda Nobunaga, feudatario del periodo Sengoku. Ma nel giro di due anni si consuma l'amore che sarà più duraturo, quello con il cinema. Nel 1985 è infatti nel cast di Tampopo di Juzo Itami, piccolo cult gastro-comico che aiuta l'Occidente a conoscere meglio lo humour e la cucina giapponese. I tratti grotteschi del personaggio di Koji Yakusho ritorneranno più volte, in una carriera costellata di ruoli surreali ed estremi, spesso collocabili in una realtà paradossale. Il primo Japanese Academy Award arriva solo 11 anni dopo, con il ruolo che lo consegna alla storia del cinema. In Shall We Dance? di Masayuki Suo - poi oggetto di un remake hollywoodiano con Richard Gere e Jennifer Lopez - Yakusho è un contabile che soffre di depressione e trova una nuova vita sulla pista da ballo.


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L'attore insieme a Kazuya Shiraishi (sulla destra), il regista di The Blood of Wolves sul red carpet del Tokyo International Film Festival. ©2018 TIFF
L'attore insieme a Kazuya Shiraishi (sulla sinistra), il regista di The Blood of Wolves al Tokyo International Film Festival. ©2018 TIFF
L'attore in una scena del film The Blood of Wolves di Kazuya Shiraishi, presentato al Tokyo Film Festival.

L'anno seguente vince ancora lui il massimo premio per un attore nipponico con Cure di Kiyoshi Kurosawa: Yakusho è il tormentato Kenichi Takabe, investigatore che segue la scia di sangue di uno psico-serial killer mentre combatte con i traumi della propria vita familiare. Un ruolo complesso, magnetico, in cui è facile eccedere, di per sé sufficiente a evidenziare doti recitative fuori norma come quelle di uno dei migliori interpreti della sua generazione. Il sodalizio con il creatore del J-Horror si protrarrà per altri fondamentali titoli, quali Charisma, Seance e Retribution. Nel frattempo Yakusho coltiva un altro rapporto privilegiato: quello con un mostro sacro del cinema nipponico, Shoei Imamura, che nel crepuscolo della sua carriera trova in Yakusho l'alter ego ideale.

L'anguilla e Acqua tiepida sotto un ponte rosso permettono all'attore di esplorare due personalità complesse e a tratti disturbanti: il solitario con un passato impossibile da cancellare del primo film e l'amante focoso, curioso e rispettoso del surreale Acqua tiepida sotto un ponte rosso.
Emanuele Sacchi

Con il terzo millennio si dedica sempre più a thriller e a jidaigeki, che vedono Yakusho nei panni di detective (The Hunter and the Hunted, The World of Kanako, dal regista di Confessions) o samurai, soprattutto per Takashi Miike (13 assassini, The Last Ronin, Hara-Kiri: Death of a Samurai). Dopo essere stato il "preferito" per grandi registi, Yakusho gira solo un film, ma in entrambi i casi di pregio, per Shuici Okita e per Hirokazu Kore-eda. In The Woodsman and the Rain è un boscaiolo che si è isolato dal mondo ma finisce coinvolto in una produzione cinematografica, in The Third Murder - insolita escursione del regista di Un affare di famiglia (guarda la video recensione) nel legal thriller - l'imputato confesso ma forse non reo. Innumerevoli i premi conseguiti, tra cui due Japan Academy Prize su ben 17 nomination. In un mondo migliore sarebbe lecito sperare in un Oscar, prima o poi.


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