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Tarzan siamo noi

Compie cento anni la grande leggenda.
di Pino Farinotti

In foto, a sinistra, Johnny Weissmuller.
Johnny Weissmuller (Raoul Walsh) 12 giugno 1904, Freidorf (Romania) - 20 Gennaio 1984, Acapulco (Messico).

sabato 1 settembre 2012 - Focus

Egdar Rice Burroughs nacque a Chicago nel 1875. Un anno prima che Custer e i suoi fossero sterminati dagli indiani al Little Big Horne. La citazione è legittima. Perché il giovane Egdar, prima di diventare scrittore, cercò di entrare proprio nel mitologico 7° cavalleggeri di Custer. Ma non lo presero. Da quel momento, tutto: come si addice a quello che diventerà un grande personaggio americano. Così, uno che tenterà di fare: il poliziotto, il minatore, il cercatore d'oro, il commesso in un drug-store, il venditore ambulante di dolci e ferramenta, il cow boy e il contabile, è probabile che se non trova il brevetto giusto, finirà per essere un velleitario fallito. Ma non più ragazzino, trentasettenne, Egdar il brevetto lo trovò, e che brevetto: inventò Tarzan. Si racconta che Burroughs stesse seriamente pensando al suicidio, figlio naturalmente di quella devastante catena di insuccessi, quando gli venne in mente quel personaggio. Inviò la una prima puntata, un assaggio, a una rivista di Chicago. Dopo qualche giorno ricevette una lettera di accettazione con annesso un assegno di mille dollari. Era il settembre del 1912 e, come si dice, era l'inizio della leggenda. Il primo romanzo si intitolava "Tarzan delle scimmie". Ne sarebbero seguiti altri ventitrè. Lo scrittore non trascurò neppure di inserire un richiamo di sangue blu, sempre utile all'immaginario, Tarzan, l'uomo scimmia, era John Clayton II Lord Greystoke. Come Robin Hood era stato a sua volta, opportunamente, conte di Locksley.

Caratteri
E non ci volle molto per intuire che Tarzan portava in sé tutti i codici e i caratteri che ne avrebbero fatto un riferimento dell'avventura, dell'incanto, anche del sociale e di una certa letteratura, fra i più importanti del secolo. Vicino a uno Zorro, a uno Sherlock Holmes e a un Bond. Inventati da McCulley, Doyle e Fleming. Riscontri perenni e viventi, amici che non tradiscono mai, di tante generazioni. Tarzan vive nell'Africa occidentale, quando una spedizione arriva alla ricerca del cimitero degli elefanti, della quale fa parte Jane, l'uomo della giungla respinge i trafficanti, a difesa della natura e della fauna. Jane rinuncerà a tornare in Inghilterra, resterà per sempre col magnifico selvaggio. Tarzan nuota sott'acqua, Jane allacciata ai suoi piedi, quando riemerge, la scimmietta Cita è lì ad applaudire. La "famiglia" vive su un albero, il mezzo di trasporto sono le liane. E quando arrivano i cattivi e l'eroe è in difficoltà, ecco che gli animali della foresta sentono il pericolo e il richiamo e intervengono, come la cavalleria. Le letture affondarono le mani: il paradiso ritrovato, la purezza, il ritorno all'Eden, l'ecologia, l'assenza del male.

Il cinema naturalmente si avventò sul personaggio. Il primo titolo Tarzan of the Apes, è del 1918, muto naturalmente, l'attore si chiamava Elmo Lincoln. Seguirono altri sette "muti" con altri interpreti finché nel 1932 la Metro decise di investire, di alzare al massimo il profilo e scovò l'uomo giusto, Johnny Weissmuller, un eroe vero, non della fiction. Nato in Romania nel 1904, un anno dopo era già americano. Divenne il più grande nuotatore della sua epoca, e non solo, 5 medaglie d'oro e 67 record del mondo. Era aitante e bellissimo, biondo e iridi azzurre, leader delle copertine dei magazine. Fece un provino, naturalmente nuotò meglio di quanto recitasse, ma venne assunto. E poi sapeva lanciare quell'urlo ultraumano, diventato il "grido-campione" del Novecento. Fece dodici film, fece incassare milioni alla produzione. "Rimase" lui il vero Tarzan, a fronte delle decine di modelli che si alternarono. Nomi da rilevare sono quelli di Lex Barker e Gordon Douglas. Weissmuller sta a Tarzan come Connery sta a Bond. Lì in alto, inamovibili. Fra i molti film girati alcuni titoli e nomi è legittimo citarli, per qualità ed evoluzione. Come Miles O'Keeffe, superbello, palestrato, omologo di Bo Derek che faceva Jane, il titolo era Tarzan l'uomo scimmia, del 1981. Christopher Lambert nel 1984 fece dell'eroe un carattere più evoluto in Greystoke la leggenda. Dove Tarzan viene riportato, riluttante, in Inghilterra, ma resiste pochissimo. Torna nell'eden.

Ambito
Nell'ambito generale del personaggio altri nomi non possono non essere fatti: Hal Foster, che disegnò un fumetto storico nel 1929, fino all'altra "penna" Joe Kubert, morto pochi mesi fa. E poi naturalmente le ispirazioni, migliaia. Da noi un riferimento indispensabile è Totò, che nel 1951, per la regia di Mattoli, fece Totòtarzan. Viveva nella giungla, non a torso nudo ma con una pelle di leopardo, ereditava miliardi, sfuggiva ai criminali e finiva felice con la sua Jane. E poi non poteva mancare Disney, naturalmente. Quell'iconografia rimanda un Pippotarzan aggrappato una liana con una fionda che gli pende dai fianchi, e naturalmente Il Tarzan e Jane, il lungometraggio di animazione della Walt Disney Picture del 2002. E altre migliaia di immagini, ferme e in movimento. Cinema e televisione. Nessuno, come Tarzan.

A Milano, al Wow Museo del fumetto, in viale Campagna 12, da oggi sabato, fino al 23 settembre è aperta la mostra "L'urlo di Tarzan". A celebrare i cento anni del mito. Saranno in mostra tavole, copertine, disegni firmati da grandi maestri del fumetto.

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