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Enrico Mattei, un esempio d'uomo

La miniserie della Rai rievoca il coraggio e la generosità del presidente dell'Eni.
di Alessandra Giannelli

Enrico Mattei, un visionario
Massimo Ghini (66 anni) 12 ottobre 1954, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Enrico Mattei nel film di Giorgio Capitani Enrico Mattei - L'uomo che guardava il futuro.

mercoledì 29 aprile 2009 - Televisione

Enrico Mattei, un visionario
Personaggio geniale e coraggioso, ma controverso per molti versi, fondatore dell'Eni, rivivrà in una fiction di Rai Uno, realizzata in collaborazione con Lux Vide, che andrà in onda domenica 3 e lunedì 4 maggio prossimi, in prima serata. Una piccola curiosità, proprio oggi, 29 aprile, sarebbe stato il 103° compleanno di Enrico Mattei! Questa è una miniserie che ha un sottotitolo: L'uomo che guardava al futuro, che offre un'importante chiave di lettura del racconto; infatti, dà l'idea dell'uomo visionario, che, nell'Italia ferita e povera dell'immediato dopoguerra, ha una visione di quello che potrà essere il mercato di domani, la ricchezza futura dell'Italia: da una parte attraverso le risorse del sottosuolo come il metano; dall'altra giocando su quello che è il grande mercato dello sfruttamento del petrolio. Questa storia è fondamentalmente, da un punto di vista narrativo, quello cioè di qualcuno che parte dalla povertà e riesce ad avere fortuna. Il percorso di Mattei è questo: l'uomo nato povero, costretto fin da giovanissimo a fare l'operaio, arriva a una propria ricchezza personale, che non è altro che la premessa del racconto, perché, come dice Mattei: "Non desidero essere un uomo ricco in un paese povero". Egli lotterà per la possibilità di rinascita dell'intero paese.

La storia
Grazie alla scrittura, ma soprattutto alla regia di Giorgio Capitani, c'è un'attenzione agli aspetti fisici di questa impresa: lo scavare per la ricerca del metano, per le vie dove passeranno i viadotti. La fortuna che cerca Mattei non è personale, ma è quella di portare energia in tutta la nazione. Esiste l'idea fisica di impresa, che viene percorsa senza mezzi, sulla base dell'ideale con il quale Mattei trascina le persone che gli sono intorno. Egli ha grandi doti come il coraggio, la fantasia, la concretezza di questo sogno e lui, man mano, farà fronte a difficoltà crescenti e ai nemici (le "Sette sorelle", ovvero le sette più ricche compagnie petrolifere, termine da lui stesso coniato), che lo isoleranno e che si paleseranno soprattutto nel momento del successo. Il coraggio e la spregiudicatezza di Mattei lo porteranno ad affrontare una rete conflittuale di poteri che gettano ombra anche sulla sua morte, avvenuta in un incidente aereo che si sospetta essere stato un attentato; ancora oggi non si è riusciti ad arrivare ai mandanti. Il racconto parte dal 1962, alla vigilia del suo ultimo viaggio aereo tornando dalla Sicilia (l'aereo è proprio il modello usato dal presidente, dal 1958 al 1962). In questa storia c'è sia il piano ufficiale, quello legato alla figura del principale, come affettuosamente lo chiamavano alcuni suoi operai; sia quello personale, quella del Mattei marito, la sua storia d'amore raccontata con leggerezza e grande intensità emotiva, fino ad arrivare alla crisi perché la moglie Greta desidera ardentemente un figlio, che non sia l'Agip, il "figlio" che Mattei ha già. Entrambi, tuttavia, lotteranno fino alla fine per il loro rapporto, anche quando sembrerà non avere più senso. Questi due elementi, quello pubblico e quello privato, si ritrovano in una scena fondamentale, che poi è la scena finale della prima parte: Mattei accende, con una fiaccola, l'impianto di metano che ha appena scoperto, e ha mandato a chiamare Greta, che gli annuncia che avrà un figlio. In questo momento i due ambiti si uniscono. Una figura, quindi, complessa, che ha reso possibile il sogno del nostro paese.

Un film d'impegno civile
Questa complessità, a parere di Tinni Andreatta, capo struttura Rai Fiction, è stata resa con grande capacità dall'interprete Massimo Ghini, che ha la fantasia, la timidezza, la spudoratezza del personaggio (che si è impegnato in maniera grandiosa a detta di tutti); accanto a lui Vittoria Belvedere, nel personaggio di Greta. Bellissima interpretazione anche quella di Franco Castellano, in Boldrini; bravi anche giovani attori come Mirco Petrini (Fabbri) e Simone Montedoro (Ottavio), che hanno dato ai loro ruoli una grande freschezza e verità. C'è una complessità di registri e toni, tessuta dagli sceneggiatori Monica Zapelli, Claudio Fava e Giorgio Mariuzzo, orchestrata da Giorgio Capitani, che, oltre a raccontare rapporti e sentimenti, ha dato sostanza fisica a questa impresa: la fatica di un paese che si ricostruisce. La musica è di Andrea Guerra e viene a completare quella che è un'opera di grande livello. Il produttore Luca Bernabei conferma che c'è stato un grande lavoro di struttura (parola per parola!) e tale, ormai, è l'affinità di questo team. Si è partiti dalla frase di Mattei a Mattioli (detta in occasione del prestito di un miliardo di lire), quella precedentemente accennata sul desiderio di fare ricca l'Italia, che sta ad indicare il desiderio di far diventare l'Italia una delle prime potenze mondiali, cosa che è realmente accaduta in quegli anni. Quelli come Mattei erano gli uomini che hanno reso la nazione grande. Mattei ha permesso lo sviluppo dell'Italia. È un film d'impegno civile, che, senz'altro, rende onore alla Rai per la sua unione con elementi che possano interessare il pubblico. Con questa fiction si parla, in sostanza, di un uomo che si è immolato per il nostro paese!

Cosa rappresenta questo film?
M onica Zapelli (sceneggiatrice): Per noi è stata una sfida affascinante, perché è una storia attuale, su cui si fonda l'identità dell'Italia. È anche la storia di un paese che non riesce a essere quello di riformatori. Noi, come sceneggiatori, avevamo il compito di rendere drammaturgicamente affascinante quello che era in fondo non un romanzo sentimentale, ma il romanzo di un industriale e, per fortuna, incontrando la storia dell'Agip e dell'Eni, il racconto di un'impresa che metteva le mani nel fango, che si rimboccava le maniche con l'idea di un'Italia che stava rinascendo, che ha accettato la sfida della modernità.
Giorgio Mariuzzo: È stato un uomo dai mille aneddoti. Lui è l'unico che ha abbassato la benzina in Italia di sette lire! Uno che, dopo la Liberazione, è arrivato a Roma con una valigetta, dove dentro c'erano tutte le 'pezze d'appoggio' delle spese fatte durante la Resistenza.
Giorgio Capitani, ci vuoi raccontare questa fiction?
Vorrei raccontarvi quello che mi ha toccato, che è stato il mio filo che mi ha portato a far questo film. Come uomo, lo conoscevo poco, sapevo ciò che, più o meno, sapevano gli altri, ma ho scoperto che Mattei, che era stato definito cinico, forse lo era, ma sempre per il bene del suo paese; un uomo che viveva nel presente, ma guardava al futuro. Aveva dei grandi limiti personali, ma la politica e le donne (per le quali aveva un forte debole) gli ha lasciati sempre fuori dell'azienda. Aveva anche la passione della pesca, usava la macchina dell'Eni per andarci, ma ha sempre pagato la benzina di tasca sua. Ecco, lui non ha mai incassato i suoi stipendi dell'Eni, ma gli bastavano le rendite di una piccola azienda di grassi e saponi. Non ha mai avuto bisogno di corrompere, era al di sopra di tutto e tutti. Non abbiamo un santino, ma lo amiamo tutti. È morto troppo presto, sarebbe stato la salvezza del mondo! Con gli attori il lavoro è stato facile perché erano tutti quanti giusti, poi ho lavorato su una sceneggiatura bellissima, affascinante sulla carta che, man mano, prendeva vita e diventava vera. È una delle più belle sceneggiature su cui abbia mai lavorato. È stato fatto con la convinzione che tutti dovevamo fare la stessa cosa. Tutto questo è stato fatto con una grande facilità, sono commosso per averlo realizzato.

Massimo Ghini, come ti sei calato nei panni di quest'uomo?
Potrei dire che anch'io faccio sempre il pieno all'Agip! A parte tutto, é una storia affascinante e vorrei ricordare che un pomeriggio, prima di cominciare, vengo chiamato da Ettore Bernabei, il quale mi invita a casa sua e io stavo girando e ci incontriamo. Da subito, è venuta fuori una lezione e un racconto appassionato di una generazione. A me serviva capire, in maniera diretta, che si trattava di un pezzo della propria vita; mi serviva per costruire il personaggio che affrontavo con grande difficoltà e tensione. Mi è servita anche, tra le cose che ho visto, un'intervista con Enzo Biagi. Siamo nella televisione in bianco e nero, ed è bellissima questa specie di tribuna politica, in una sorta di salotto buono della 'casa di zia' e Mattei è seduto in pizzo alla poltrona e spiega, con grandi gesti, quello che aveva fatto, che stava facendo e avrebbe fatto, con un modo da maestro di scuola elementare, preoccupandosi che chi sta dall'altra parte capisca. Questo suo modo 'sopra le righe' a me ha dato l'idea di come poterlo costruire; ho fatto molta attenzione ai vestiti, era sempre molto elegante e c'ho letto la sua scalata sociale. Mi è capitato di andare dappertutto e di sapere che Mattei aveva persone sempre molto giovani vicino (i suoi dirigenti non dovevano avere più di 35 anni! Il suo primo collaboratore aveva 27 anni). A Viterbo (altre location sono state Roma Nord e Torino), stavamo sulla piazzetta a girare la scena dell'arresto ed è arrivato un signore con i capelli bianchi, si è fermato a guardare per tanto tempo, poi se ne è andato, ma, dopo poco, abbiamo saputo che era un collaboratore di Mattei e, nel vederlo, si era emozionato, tanto da aver mandato la nuora a riferirmelo. Condivido con Giorgio un percorso importante della mia vita professionale, con lui ho un rapporto meraviglioso. Spero che questa fiction aiuti tutti i giovani ad apprendere chi era questa persona, di cui non sanno molto.

Vittoria Belvedere, è stata dura essere la moglie di Mattei?
Si, come avete detto, è stato un personaggio pubblico, mentre si sa poco della moglie Greta. Io stessa ho avuto delle difficoltà, senza i documenti che ci ha fornito l'Eni, difficilmente sarei riuscita a dare vita e sentimento a questa donna, che, inizialmente, anche per le sue origini austriache, è apparsa dura. Non sarà stato facile stare accanto ad un uomo così presente pubblicamente, anche perché lei alla fine si è quasi annullata e ha sofferto per non essere riuscita a diventare madre. Ringrazio gli sceneggiatori, ma soprattutto Capitani che mi ha permesso di interpretare un ruolo di sostanza.
Simone Montedoro, tu interpreti un grande amico di Mattei?
Ottavio è un personaggio esistito veramente, ma su di lui non c'è molto materiale. Io però ho creato un percorso su di lui, attraverso la vita e l'amore di Mattei. Sotto i 45 anni, poche persone sanno chi è Enrico Mattei e mi auguro che questa fiction serva a far conoscere il personaggio più importante del Dopoguerra. Ottavio diventa anche un po' l'angelo custode perché gli salva la vita una volta e, fino alla fine, sarà con lui.
Mirco Petrini, ci parli di Fabbri, il tuo personaggio?
L'unico personaggio inventato, fantasioso, romanzato; è giovane, ambizioso e filo americano. Diventa il braccio destro di Mattei, che lo incontra e gli chiede di lavorare con lui. È un bel personaggio perché con Mattei diventa un rapporto quasi padre-figlio, soprattutto da parte di Mattei, che Fabbri non gradisce molto, più propenso a fare carriera.

Si parlerà di Mattei editore, che ha fondato "Il giorno"?
T inni Andreatta: Se ne parla perché, a un certo punto, lui farà riferimento agli attacchi che vengono dagli altri giornali.
Giorgio Capitani: Si, se ne parlerà e servirà a capire che questo quotidiano non è fatto per difendere se stesso!.
Massimo Ghini, ragionando sulla citata frase, come vedi questa impostazione di Mattei, figura atipica rispetto ai manager di oggi?
È un uomo di cui riportiamo l'esempio perché ha fatto della sua vita uno scopo preciso, almeno dal mio punto di vista. Non entro in una polemica del genere, farei il solito ragionamento da benpensante. Oggi come oggi devo sperare che, di fronte ad alcuni manager, ce ne siano altri che cercano di farlo con grande spirito di servizio nei confronti del paese. Lo so che è una risposta aperta, ma la do da cittadino.
Rispetto al rapporto con i partiti politici, quali vedremo nella seconda parte? Quale atteggiamento avevano i comunisti rispetto alla figura di Mattei?
Giorgio Capitani: Di tutto questo si parlerà nella seconda parte. La differenza che fa Mattei è che era al di sopra delle cose e guardava soltanto al bene del paese. A lui non interessa la Destra o la Sinistra, ma il bene del paese!.

Come verrà raccontato l'attentato?
M onica Zapelli: Noi mostriamo l'assedio progressivo che si realizza intorno a Mattei, mostriamo quindi la minaccia dei suoi nemici. Non essendoci una verità processuale, lasciamo l'ambiguità, così come ha fatto la sentenza della Magistratura.
Ci sono immagini di repertorio?
Massimo Ghini: Mi ricordo che, da ragazzino, andavo al cinema sotto casa e c'era il cine-giornale. Mi ricordo che l'idea del futuro, della modernità, era vedere i cine-giornali. Quindi, vedere l'Eni e i pozzi petroliferi, gli elmetti degli operai, era fantastico, sembravano immagini da cinema russo e mi ricordo l'emozione di vedere cose che credevo fossero a distanze siderali. C'è una scena del film in cui Mattei chiede che certe immagini siano fatte vedere in tutti i cinema italiani. Questo mi ha emozionato.

Negli archivi, soprattutto dell'Eni, avete trovato delle novità?
M onica Zapelli: Novità no, verità si! La maggior parte della biografia su Mattei è fatta da giornalisti, non da storici. Questo ci ha permesso di ricostruire verità importanti, soprattutto per noi sceneggiatori. Riguardo al rapporto con Greta, quello che è emerso è che è stato un matrimonio stile anni Cinquanta, che è andato a spegnersi con delle difficoltà, ma è stata una coppia che è rimasta unità, con una forte coesione e abbiamo cercato di restituire proprio questo, che del resto abbiamo trovato nelle testimonianze.
Massimo Ghini, difficoltà nel girare?
Massimo Ghini: Quello che vedrete, soprattutto nella seconda puntata, è che abbiamo girato in mezzo ai pozzi, proprio quest'anno che pioveva a dirotto e abbiamo dovuto continuare a lavorare anche con difficoltà logistiche. Anch'io sono crollato e ci siamo fermati una settimana. Capitani, invece, niente (alludendo al fatto che non è 'crollato')!.
Una curiosa, e sorprendente, iniziativa: nei due giorni di messa in onda della fiction, il costo della benzina diminuirà di dieci centesimi, parola di Stefano Lucchini, responsabile delle relazioni esterne dell'Eni presente alla conferenza ed entusiasta di dare questa notizia!

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Massimo Ghini (66 anni) 12 ottobre 1954, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Enrico Mattei nel film di Giorgio Capitani Enrico Mattei - L'uomo che guardava il futuro.
La storia
Un film d'impegno civile
Massimo Ghini (66 anni) 12 ottobre 1954, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Enrico Mattei nel film di Giorgio Capitani Enrico Mattei - L'uomo che guardava il futuro.
Cosa rappresenta questo film?
Massimo Ghini (66 anni) 12 ottobre 1954, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Enrico Mattei nel film di Giorgio Capitani Enrico Mattei - L'uomo che guardava il futuro.
Massimo Ghini, come ti sei calato nei panni di quest'uomo?
Vittoria Belvedere, è stata dura essere la moglie di Mattei?
Massimo Ghini (66 anni) 12 ottobre 1954, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Enrico Mattei nel film di Giorgio Capitani Enrico Mattei - L'uomo che guardava il futuro.
Si parlerà di Mattei editore, che ha fondato "Il giorno"?
Massimo Ghini (66 anni) 12 ottobre 1954, Roma (Italia) - Bilancia. Interpreta Enrico Mattei nel film di Giorgio Capitani Enrico Mattei - L'uomo che guardava il futuro.
Come verrà raccontato l'attentato?
Negli archivi, soprattutto dell'Eni, avete trovato delle novità?
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