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Un altro pianeta: il fiore del mio segreto

Girato in una settimana à la plage, arriva in sala Un altro pianeta, vincitore del Queer Lion all'ultimo Festival di Venezia.
di Marzia Gandolfi

La legge del desiderio
Stefano Tummolini 1969, Roma (Italia). Regista del film Un altro pianeta.

venerdì 17 ottobre 2008 - Incontri

La legge del desiderio
Un altro pianeta è cinema di ricerca. Ricerca di una sceneggiatura "ultima", ricerca di un testo creato strada facendo o direttamente nel tempo della messa in scena, ricerca del proprio essere (uomo e personaggio) nel tentativo di colmare un vuoto e di ripristinare una presenza. Sulla spiaggia di Capocotta e dentro una giornata particolare, Salvatore, fioraio omosessuale che si sogna poliziotto, cerca un po' di sesso e tanto amore. Inquieto, senza pelle e senza costume si imbatte in un gineceo da spiaggia, un campionario di varia femminilità, volti e corpi indagati dallo sguardo (quasi) documentaristico della macchina da presa, secondo il principio di "pedinamento" tipico della Nouvelle Vague francese. Un gruppo di persone "in un esterno" fotografato nei suoi anfratti, nelle sue ombre e nelle sue luci dall'esordiente Stefano Tummolini. E ancora e soprattutto una porzione di arenile che partecipa stretta e unita attorno al protagonista perché la ricerca individuale di Antonio riguarda in fondo tutti quanti. Ognuno deve affrontare il proprio dolore e approdare a se stesso per affrontare una comune condizione di solitudine e spaesamento, di cui Salvatore non è che l'indice rivelatore. Una condizione che emergerà in tutta la sua pienezza nel momento in cui la protagonista uscirà dal suo isolamento per stabilire un rapporto più profondo col ragazzo dell' "asciugamano accanto". Dentro la natura "spogliata" e contro la civilizzazione, intesa come addomesticamento, il regista ambienta un film del tutto persuasivo sull'amore fra un omosessuale e una donna etero. Indagando gli stereotipi e le strutture comportamentali profonde, Tummolini conduce l'operazione con piena consapevolezza ma con mano non sempre sicura, eludendo quegli accorgimenti e le chiavi narrative più appropriate a non ostacolare ma anzi assecondare la circolazione di un film che presenta una storia su una condizione umana ancora ampiamente osteggiata. Un altro pianeta trova nell'epilogo la possibilità dell'amore, passando dal principio di piacere (Cristiano) a quello di realtà (Daniela), significativamente Salvatore rinuncia alla seduzione del giovane e appassionato Cristiano per affidarsi al corpo forse meno "attraente" ma più affidabile di Daniela. Dall'estetica all'etica: ovvero dalla legge del desiderio al desiderio di una "legge" che regoli la vicenda umana e l'ordine del cuore.

Porte chiuse e spiagge aperte
Stefano Tummolini: L'idea di Un altro pianeta nasce nel lontano 1997, parliamo insomma di preistoria. Non si contano le porte in faccia ricevute da me e Antonio Merone negli ultimi dieci anni. Per quanto dolorosi, questi rifiuti decennali ci hanno fatto maturare, obbligandoci a riflettere sul nostro lavoro e mettendolo continuamente in discussione. La sceneggiatura è stata riscritta innumerevoli volte, l'ultima, prima di quella definitiva, cinque anni fa. Ma anche quella volta il progetto di farne un film non decollò, le ragioni negli anni sono state le più disparate: chi ci suggeriva di spingere l'acceleratore sulla pruderie, chi pretendeva di imporre un cast di "richiamo", chi non leggeva neanche la sceneggiatura o chi semplicemente non la riteneva di suo "gradimento". Alla fine comunque ci siamo riusciti e non potevo immaginare luogo più bello di una spiaggia per ambientare il mio film e la giornata di un uomo. Il senso di questo progetto era legato a una frase di Zavattini, il poeta del Neorealismo sosteneva che il cinema dovesse saper raccontare novanta minuti consecutivi della vita di un uomo.

Generazione 1000 euro
Quando abbiamo iniziato a girare questo film avevamo soltanto 1.000 euro di budget e una settimana di tempo per le riprese. L'unità di tempo e di luogo ci ha permesso di compiere il miracolo. Girare Un altro pianeta è stata un'autentica sfida, ci siamo fatti bastare quella cifra che ci ha permesso di sentirci liberi, liberi di girare e padroni dei contenuti. Tutta questa libertà, generalmente impraticabile per un esordiente, l'abbiamo però scontata dal punto di vista formale per la povertà dei mezzi. Ho fatto molte rinunce dolorose, c'erano scene che avrei voluto girare altrimenti ma non c'era davvero tempo e modo di farlo. Non avevamo sul set una segretaria di edizione, una costumista, un coordinatore e così ciascuno di noi, dalla troupe agli attori, ha sfoderato la propria professionalità e ha contribuito alla riuscita del progetto. Gli ultimi giorni mi sono anche improvvisato fonico e ho lavorato a lungo col direttore della fotografia, pregando che il tempo ci assistesse. Ma siamo stati fortunati. Dopo le riprese è arrivata la Ripley's Film che ha riversato in pellicola il film (girato in HDV), permettendoci in questo modo di uscire in sala.

Una giornata particolare
Un altro pianeta non è un film facile da piazzare, per questa ragione ho dovuto fare il produttore di me stesso. Io e Antonio restiamo comunque fortemente convinti del valore della nostra opera, che vorrebbe celebrare il quotidiano contro la spettacolarizzazione del reale di tanto cinema americano. Gli uomini e le donne sono sempre al centro della messa in scena, di un'unica giornata che si svolge dalla mattina al tramonto su una spiaggia libera frequentata da naturisti e persone in cerca di sesso. Su questa spiaggia avviene l'incontro occasionale tra un etero e un omosessuale che scoprono di avere la stessa sensibilità e lo stesso sguardo sul mondo. Si spogliano, si espongono e si amano senza che questo dirotti il loro l'orientamento sessuale. Ho voluto sfatare molti clichè sugli omosessuali, concentrandomi su un ragazzo gay di estrazione popolare, privo dei filtri tipici della cultura borghese. Per questo il mio personaggio è così istintuale, il suo modo di esprimersi e di esprimere le sue emozioni è diretto e passa sempre per il corpo.

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Stefano Tummolini 1969, Roma (Italia). Regista del film Un altro pianeta.
Porte chiuse e spiagge aperte
Lucia Mascino (43 anni) 27 gennaio 1977, Ancona (Italia) - Acquario. Interpreta Daniela nel film di Stefano Tummolini Un altro pianeta.
Generazione 1000 euro
Antonio Merone 1966, Napoli (Italia). Interpreta Salvatore nel film di Stefano Tummolini Un altro pianeta.
Una giornata particolare
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