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Sex and the City: le donne, i cavalieri, il sesso, gli amori e le audaci imprese

Sex and the City smette il tempo dilatato della serie e azzarda la compiutezza dell'opera chiusa cinematografica.
di Marzia Gandolfi

Andata&ritorno

giovedì 29 maggio 2008 - Approfondimenti

Andata&ritorno
Il gioco impuro tra cinema e tv non conosce una sola direzione e accade che le carte si mescolino. Indubbiamente il cinema mantiene il primato dell'immaginario, eppure la vitalità delle recenti serie tv si è imposta con la riscrittura di alto profilo degli archetipi del melodramma. Giocando con le forme disfatte del cinema la televisione ha ricreato qualcosa di inedito. Capita allora che la proterva e pluripremiata serie tv Sex and the City riproponga, riaggiustate, le tante commedie per sole donne degli anni Novanta, in versione bianca o black, memoriale o rivendicativa: da Amiche per sempre a Donne – Waiting to Exhale, dal Club delle prime mogli a Clockwatchers - Impiegate a tempo determinato. A partire da Friends e continuando con le singles libertine di NYC, la televisione americana ha forzato i propri canoni e ha provato, riuscendoci, a raccontare le trasformazioni socioculturali in atto. Così entrambe le serie hanno rappresentato col sorriso modelli comunitari estranei e conflittuali rispetto alla classica struttura familiare, un mondo in cui i valori tradizionali sono sottoposti al disincanto e al cinismo. Al suo arrivo nel 1998, Sex and the City smantellò le convenzioni televisive grazie a un'operazione "scandalosa" sul linguaggio e soprattutto sul rapporto tra ambiente, sessualità e affetti. Nata come sfida piacevolmente "sboccata" alle convenzioni puritane (prima stagione), Sex and the City si concentra nelle stagioni successive sulla dolorosa ricerca di felicità delle quattro protagoniste. La forte apertura al melodramma della serie, la presenza massiccia al suo interno del ricordo e dell'autobiografia, la struttura diaristica, il ruolo decisivo della voce over e il reale protagonismo femminile non potevano che (ri)portare verso un cinema che chiama di nuovo in causa la soggettività femminile. Così scopriamo che il finale dell'ultima stagione di Sex and the City è provvisorio e rimanda a un dopo "cinematografico". Hollywood si appropria delle ardite traiettorie verbali e del montaggio glamour e surriscaldato della serie per ricomporre nel film un ordine che non verrà mai più (forse) messo in discussione. Andata, ritorno ed happy end assicurato.

Amiche a puntate
Trasmessa dalla rete HBO a partire dal 1998 e sviluppatasi in sei stagioni per un numero complessivo di novantaquattro episodi, Sex and the City è la prima serie abitata da amiche che conversano liberamente di sesso e vivono una vita sentimentale e sessuale molto, piuttosto e decisamente disinibita. In una New York cosmopolita e incalzante quattro donne, Carrie Bradshaw, Samantha Jones, Miranda Hobbes e Charlotte York si affermano, vivono esistenze soddisfacenti dentro club alla moda, abiti firmati e mises studiatissime. Carrie è una brillante giornalista che costruisce i suoi articoli sulle storie vissute da lei e dalle sue amiche, Samantha una p.r. affermata e bollente, Miranda un avvocato diligente e disciplinato e Charlotte una gallerista scrupolosa. Insieme formano una solida alleanza e provano a cercare una grammatica sentimentale soddisfacente per superare le incomprensioni tra i sessi. Partita con il proponimento di "scandalizzare", la serie si è poi evoluta costruendo storie esemplari in cui le spettatrici potessero trovare riscontro e confronto. Dentro gli abiti di Armani e sopra i tacchi di Manolo Blahnik, le amiche di New York incarnano quattro caratteri precisi: la sentimentale Carrie, la disinibita Samantha, la disincantata Miranda e la tradizionalista Charlotte. Quattro profili che determinano e declinano esistenze differenti in totale assenza di padri e in un proliferare di madri-suocere che non cedono i propri figli o lo fanno malvolentieri. Amiche "a puntate che si raccontano" in maniera meno convenzionale attraverso la voce commentativa (o metalinguistica) della Carrie di Sarah Jessica Parker, che si propone di fornire, alla fine di ogni puntata, una morale o una conclusione più o meno condivisibile. La contrapposizione fra i regimi valoriali del femminile e del maschile è finalmente risolta e sorpassata nella versione in lungo. Per Carrie, Miranda e Charlotte l'approdo sarà l'accasamento e l'amore corrisposto, soltanto Samantha sceglierà il "libertinaggio" come valore contro il romanzo rosa e romantico. Lontane dall'essere stereotipate ma provviste di "griffe" e spessore psicologico, nell'ultima puntata cinematografica Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte manterranno intatto il loro eden socio-economico e troveranno la felicità sopra il ponte di Brooklyn o dentro l'armadio di un attico a Manhattan. L'ultimo posto al mondo dove le principesse perdono ancora la scarpetta (rigorosamente Manolo) perché un Mr. principe possa ritrovarla.

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