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Fine pena mai: la nascita della quarta mafia e la legge 41 bis

Davide Barletti e Lorenzo Conte tornano a raccontare il Salento ispirandosi alla storia vera di Antonio Perrone.
di Tirza Bonifazi Tognazzi

La quarta mafia

martedì 26 febbraio 2008 - Incontri

La quarta mafia
Il cinema italiano non è affatto estraneo all'argomento mafia, ma forse mai prima d'ora si era aperta una pagina sulla nascita della cosiddetta quarta mafia, la Sacra Corona Unita. Decisi a riempire quel vuoto, i documentaristi Davide Barletti e Lorenzo Conte della Fluid Video Crew fanno il loro esordio nella fiction cinematografica con un film basato sulla storia vera di Antonio Perrone. Un ragazzo come tanti, proveniente da una buona famiglia, che abbandona il sogno di un viaggio in India per diventare prima un "apostolo dello sballo", poi un potente spacciatore di droga e infine un affiliato della Sacra Corona Unita. Antonio e Daniela erano due giovani che avevano tutto e avrebbero potuto scegliere qualunque altro percorso, invece si sono ritrovati in un giro dove sono stati costretti a recitare delle parti che non sono più riusciti a scrollarsi di dosso. Volevamo fare un film freddo dove non ci fossero i cattivi da una parte e i buoni dall'altra. Non volevamo che si tifasse per il cattivo". Lo hanno raccontato i due registi nella conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma in occasione della presentazione di Fine pena mai.

La genesi di Fine pena mai
Davide Barletti: L'idea del film è nata quattro anni fa quando abbiamo letto "Vista d'interni" di Antonio Perrone. A colpirci non fu solo la qualità del libro ma anche il fatto che per la prima volta si parlava di una stagione nera del Salento, della nascita della quarta mafia raccontata in maniera intima e allo stesso tempo mantenendo il punto di vista storico. Con la Fluid Video Crew avevamo già raccontato il Salento nel documentario Italian Sud Est utilizzando una forma narrativa più onirica, allegorica e grottesca. A quel lavoro però mancava qualcosa, ovvero il lato oscuro e sociale di quella terra. Da salentino volevo indagare un periodo buio del mio paese dal punto di vista sociale e morale mantenendo il distacco dagli eventi.

Fine pena mai, dal libro al film
Davide Barletti: Non è stato semplice adattare il libro di Perrone perché era scritto in forma di diario.
Lorenzo Conte: La sceneggiatura nasce dal libro, che è stata la fonte principale, ma gran parte del lavoro si basa sui racconti di Daniela Perrone, la moglie di Antonio, con la quale siamo entrati in contatto quando abbiamo deciso di fare il film.

Recitare in salentino
Valentina Cervi: Io mi sono basata sulla vera voce di Daniela. Davide e Lorenzo mi hanno procurato delle registrazioni che ascoltavo sempre, in macchina o prima di andare a dormire. L'ispirazione maggiore è stata lei, il suo modo di parlare che ho trovato da subito fantastico. Una voce ti può suggerire molto.
Claudio Santamaria: Sia io che Valentina abbiamo studiato il salentino insieme a Simone Franco, che nel film interpreta il pescatore. Una volta arrivati sul set abbiamo continuato il lavoro insieme a Ippolito Chiarello. Sperimentavamo il nostro dialetto nei bar per testarlo prima di entrare in scena.

L'incontro con Antonio Perrone
Davide Barletti: Abbiamo avuto delle difficoltà ad incontrare Antonio perché quando abbiamo iniziato a lavorare al film era ancora un detenuto in regime 41 bis, una legge che è stata fondamentale nel tentativo di sconfiggere la mafia ma che allo stesso tempo si scontra con la legge sui diritti dell'uomo, visto che i detenuti vivono in uno stato di isolamento totale. Comunque alla fine, dopo anni di rapporto epistolare (controllato), lo abbiamo incontrato tre mesi fa, quando gli è stato tolto il 41 bis. È stato strano. Dopo tanto tempo che lavori su un soggetto e ti fai un'idea di come sia quella persona, trovartela di fronte fa un certo effetto.
Lorenzo Conte: Non sapevamo come comportarci con lui, ci chiedevamo se fosse il caso di dargli la mano o di abbracciarlo. Ci ha abbracciati lui, rompendo il ghiaccio.

Antonio Perrone Vs Antonio Perrone
Claudio Santamaria: Non l'ho incontrato di persona ma per prepararmi al ruolo mi sono ispirato alle foto che lo ritraggono, ho letto il libro e mi sono basato sui racconti della moglie. Gli ho anche scritto una lunga lettera, che però non gli ho mai mandato, in cui gli confidavo tutti i miei dubbi e le paure che avevo nel confrontarmi con il suo personaggio.

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