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Ogni maledetta domenica: un grande match cinematografico

Il calcio interpretato dalla settima arte, da Fuga per la vittoria a Il grande match.
di Tirza Bonifazi Tognazzi

Il grande match

venerdì 20 luglio 2007 - Approfondimenti

Il grande match Una famiglia di nomadi della Mongolia, una carovana di Tuareg del Sahara e un gruppo di Indios dell'Amazzonia sono al centro di questa simpatica commedia di Gerardo Olivares. Siamo nel 2002, a poche ore dalla finale dei Mondiali che vedrà Germania e Brasile contendersi la Coppa del mondo. Sforniti di un televisore e di corrente elettrica i protagonisti faranno carte false per avere il posto in prima fila e godersi il grande match. Se è vero che persino una partita locale tra scapoli e ammogliati è più emozionante di un film sul calcio e che spesso il cinema ha sfruttato questo sport come pretesto per posare lo sguardo ora sul pallone, ora su un contesto molto più vasto, l'opera di Olivares vuole - apparentemente - solo divertire. Cosa c'è di più comico di una tribù - con tanto di tatuaggi, cicatrici, decorazioni e lance al seguito - che parli di Ronaldo e tifi Brasile? O di un gruppo di Tuareg che tifi Germania? O, infine, di una famiglia di Nomadi che improvvisa in mezzo al deserto una partita a pallone contro un tenente mongolo e i suoi uomini? Il grande match offre un divertente spaccato (fittizio) della vita di tre diverse etnie separate dalla distanza ma unite dalla passione per il calcio.

Il calcio in tempi difficili Tra i film che sfruttano il gioco per parlare delle atrocità della guerra, di un governo militare o di una condizione sociale, non si possono non menzionare Fuga per la vittoria, Garpastum, Buenos Aires 1977 e Offside. John Huston mette in scena una partita tra la nazionale tedesca e una squadra formata da prigionieri "alleati" (tra i quali Pelè, Osvaldo Ardiles, Kazimierz "Kaka" Deyna, Bobby Moore e Hallvar Thoresen) in una Parigi segnata dalla seconda guerra mondiale. Nella sua fuga per la vittoria il calcio diviene simbolo di dignità e fierezza d'animo e regala emozioni tra goal in rovesciata e parate di rigori. Sullo sfondo della rivoluzione bolscevica Aleksey German Jr. tramuta il sogno di libertà in un sogno di gloria rendendo più realistico il calcio (in russo "Garpastum") al servizio del cinema con la rappresentazione di una partita vera in un lunghissimo piano sequenza. Nel film dell'uruguayano Israel Adrian Caetano, basato sulla vera storia dell'ex portiere di una squadra argentina di serie B, il calcio serve solo da contorno alle feroci torture della dittatura militare nella Buenos Aires dei mondiali del 1977. D'altra fattura è l'agrodolce Offside dell'iraniano Jafar Panahi, che fa una riflessione sulla condizione femminile nel suo Paese raccontando la storia di cinque donne che pur di vedere una partita si travestono da uomini, salvo poi venire arrestate dalla polizia e tenute prigioniere all'interno dello stadio.

Febbre inglese
Cos'è il calcio senza il tifo? Un gioco di uomini in calzoncini che rincorrono una palla nel silenzio di uno stadio, ci verrebbe da dire. In effetti sono i tifosi che, dagli spalti, tengono in vita la partita ed è proprio intorno a questo aspetto che gira Febbre a 90°, tratto dal best seller di Nick Hornby. Forse tra i più fedeli film sul calcio, nonostante mostri davvero poco del gioco in campo (la telecamera studia e ritrae i tifosi e le loro esultanze), la commedia di David Evans racconta la vita di un tifoso dell'Arsenal spesa tra i banchi di scuola, dove insegna, e gli spalti degli stadi in casa e in trasferta.
Patria del calcio moderno, l'Inghilterra mette in campo con sapienza storie di emarginati e disoccupati (My Name is Joe di Ken Loach), di giovani fanciulle che sognano la partita della vita (Sognando Beckham di Gurinder Chadha) e di ragazzini che diventano leader della squadra della scuola grazie a scarpini magici (Jimmy Grimble di John Hay). Di produzione statunitense, ma ambientazione inglese è Goal! di Danny Cannon, che racconta di un giovane emigrato messicano con un innato talento che dall'America parte per il Newcastle inseguendo il sogno di giocare in serie A e conferma la sua bravura nel sequel (Vivere un sogno) come titolare del Real Madrid.

L'Italia dell'ultimo minuto
Parlando di tifo, esistono diverse categorie in cui rientrano gli appassionati di calcio. I tifosi ritratti nell'Ultrà di Ricky Tognazzi sono estremisti e pericolosi e vivono la sfida in campo, prima e dopo la partita, come se fosse una questione di vita o di morte. Quelli interpretati da Diego Abatantuono in Eccezzziunale... veramente sono tre (rossoneri, nerazzurri e bianconeri) e offrono gag e comicità. Tifoserie a parte, il cinema cosiddetto sportivo è anche un pretesto per raccontare con ironia l'italiano medio (L'inafferrabile 12 di Mario Mattoli), un'epoca lontana (L'estate di Bobby Charlton di Massimo Guglielmi), la nostalgia del passato (Italia - Germania 4-3 di Andrea Barzini) o per far debuttare quattro giovani autori in un solo film (4-4-2). Luigi Filippo D'Amico (Il Presidente del Borgorosso Football Club), Pupi Avati (Ultimo minuto) e Sergio Martino (L'allenatore nel pallone) hanno invece scelto di raccontare con leggerezza, pungente sarcasmo e non senza un pizzico di amarezza l'ambiente calcistico e i suoi retroscena anticipando di qualche decennio Calciopoli.
Sebbene non si tratti di un film sul calcio, non possiamo escludere dalla lista Marrakech Express con la sua memorabile partita Italia-Marocco giocata nel deserto sulle note della "Leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori.

Storie (vere) di calcio
Non poteva che essere italiano il film che narra la vita dell'indimenticata maglia numero dieci del Napoli. È Marco Risi a mettere in luce il genio e la sregolatezza di uno dei più grandi giocatori della storia (interpretato da Marco Leonardi, prossimo al campione argentino nei gesti atletici e nell'aspetto) con Maradona - La mano de Dios. Arriva invece dal Brasile Garrincha di Joaquim Pedro de Andrade che documenta la scalata verso il successo planetario del "passerotto" brasiliano (due volte campione del mondo) attraverso il ricordo di Paulo César Saraceni. Altri due campioni - per chiudere in bellezza questo grande match - sono rappresentati in due distinti film. Il documentario di Aníbal Massaini, Pelé eterno, raccoglie le immagini di più di 300 goal degli oltre mille segnati durante la fortunata carriera del giocatore brasiliano raccontandone i trionfi e i passi falsi, mentre in Best Mary McGuckian narra la storia di George Best, uno dei maggiori calciatori britannici degli anni '60 e '70 che ha personalmente contribuito alla sceneggiatura del film rendendo il pubblico partecipe delle sue glorie e delle sue sconfitte, nella vita e in campo.

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