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Il romanzo e la critica

Pino Farinotti difende 7 km da Gerusalemme dalle critiche di eccessivo didascalismo ed esprime la sua opinione sulla figura del recensore e l'importanza della critica.
di Pino Farinotti

Le critiche rivolte a 7 km da Gerusalemme

giovedì 12 aprile 2007 - News

Le critiche rivolte a 7 km da Gerusalemme
Un settimanale di settore che si occupa di cinema e tivù ha attribuito al film 7 km da Gerusalemme un giudizio negativo (firmato M.G.), un pollice verso. Naturalmente ci sta, perché niente, davvero niente, è più discrezionale del cinema. Viene detto che "le trappole erano già nel testo di partenza (un romanzo di Pino Farinotti), con simbologie che appaiono troppo spiegate e i significati che diventano didascalici". Anche questo ci sta: è discrezionale, appunto. Ma viene anche detto che la "parabola è quanto di più vicino a una pagina di catechismo di quanto ci si potesse aspettare".
E questo è sbagliato. E il mio giudizio non è discrezionale, viene da dati oggettivi, che spiego. Ma prima ritengo di dover ricorrere (sì, come si fa nei film) a un flash back utile, che riguarda il romanzo.

Il successo ottenuto dal libro
"7 km" ha, tuttora, centinaia di migliaia di lettori in molte lingue e in tutti i continenti. In Italia è arrivato alla quinta edizione, l'ultima è di una settimana fa, edizione pocket, che è, si sa, il segnale concreto del best seller.
Il libro ha vinto il Premio San Vidal –dialogo fra culture-, e il Premio Maria Cristina, che presentava nella cinquina finale Bevilacqua, Scaglia e Sgorlon, autentici primatisti di premi e di letteratura. Il contenuto del film, dunque il libro, ha ottenuto anche il premio Unesco, come ponte interculturale. Trattasi di riconoscimenti molto alti, ben più che "discrezionali", che andrebbero anche a contrastare i due giudizi (troppo spiegato, didascalico) espressi sopra. I lettori nel mondo, le giurie, gli editori, l'Unesco: non possono davvero essere tutti "catechisti" o... sprovveduti. Poi c'è ... il catechismo, appunto.

Pino Farinotti difende 7 km da Gerusalemme
Dunque, rimanendo davvero all'essenziale, perché tutto, letteralmente tutto il racconto è "anticatechismo", faccio qualche citazione. Va detto che il protagonista Alessandro, esattamente alla fine di ogni capitolo mette in dubbio l'esistenza del suo interlocutore. Ogni volta gli chiede "chi sei?" Inoltre gli dice "sei ridicolo, sei come dovresti essere, sembri scappato da un dipinto del Cinquecento." Il Gesù (sempre che lo sia) gli risponde "sei un pubblicitario dovresti capire bene perché ho assunto questa sembianza, a Calcutta avrei avuto un altro aspetto". Dichiarazione (oggettivamente) pesante. Davvero poco "catechismo". Il Gesù, parlando del sistema della chiesa dice "non si è evoluto, scricchiola, sono qui anche per questo". Sono decine i pronunciamenti in questo senso. Ne racconto solo altri due, decisivi. L'umano chiede al Gesù della sacra sindone. Il Gesù risponde ambiguamente. Alla fine confessa che quell'immagine non è la sua, ma del ladrone non pentito. E qui siamo all'opposto del catechismo. Nel libro c'è un episodio non rappresentato nel film. Riguarda Cesara Guidi. È una donna che vive per la gente, aiuta, si sacrifica, si logora in quel senso. Ed è lesbica. Decide per l'inseminazione, a Lovanio. Ha un bambino e sarà un'ottima mamma. Alessandro dice al Gesù "gradisci Cesara, lesbica, madre contro natura..." Il (forse) divino risponde "ma è la persona più generosa del mondo, non potevo più ignorarlo". Davvero poco catechismo. Davvero poca ortodossia. Anzi, una parte della Chiesa si è molto, molto arrabbiata. Significa che il signor M.G. ha letto il libro... distrattamente.

Il ruolo del recensore secondo Pino Farinotti
Ho molta comprensione per chi fa il recensore. Giuro che non c'è un critico (lo dico da critico) che non vorrebbe essere romanziere, o sceneggiatore, o regista, o magari, aspetto permettendo, attore. Di successo naturalmente. Scrivere libri che vanno nel mondo, che sono riconosciuti, che diventano film e soprattutto fanno bene alla gente, è più bello, importante e utile che scriverne la recensione. È magnifico fare un'opera ed essere criticati da una sigla. Per chi è costretto a esprimersi in 21 righe su una testata che fa testo... al contrario, può essere davvero liberatorio, e terapeutico, applicare quel pollice verso.

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