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sabato 8 agosto 2020

Joan Fontaine

Nome: Joan de Beauvoir de Havilland
Data nascita: 22 Ottobre 1917 (Bilancia), Tokyo (Giappone)

Data morte: 15 Dicembre 2013 (96 anni), Carmel (California - USA)
occhiello
Lo champagne ha un gusto ancora migliore dopo mezzanotte, non trova?
dal film Lettera da una sconosciuta (1948) Joan Fontaine  Lisa Berndle
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Joan Fontaine
Premio Oscar 1944
Nomination miglior attrice per il film Il fiore che non colsi di Edmund Goulding

Premio Oscar 1942
Nomination miglior attrice per il film Il sospetto di Alfred Hitchcock

Premio Oscar 1942
Premio miglior attrice per il film Il sospetto di Alfred Hitchcock

Premio Oscar 1941
Nomination miglior attrice per il film Rebecca - La prima moglie di Alfred Hitchcock



Addio a una grande protagonista del primo cinema parlato.

Joan Fontaine, divina di un tempo lontano

lunedì 16 dicembre 2013 - Pino Farinotti cinemanews

Joan Fontaine, divina di un tempo lontano Il titolo è evocativo con una cifra di mélo, ma è vero che Joan de Beauvoir de Havilland, in arte Joan Fontaine, fu l'eroina dei nostri nonni, magari dei bisnonni. È una delle ultime "divine" che facevano parte della prima generazione del cinema "parlato". Ha fatto film fino dal 1937, ventenne, quando il cinema stava addirittura sperimentando il colore. E c'era fino a ieri Joan, mentre c'è ancora sua sorella Olivia de Havilland, 97enne, più grande di un anno. Chissà che "Melania" non arrivi al secolo e lo superi. Joan era nata a Tokyo da famiglia inglese. La madre Lilian Augusta Ruse, separatasi dal marito, portò le sorelle a vivere a Saratoga, nella contea di Santa Clara, California. C'è sempre, nella storia di una diva il momento in cui viene notata da qualcuno importante, nel caso di Joan Fontaine si trattava di Jesse Lasky, fondatore della Paramount: la Fontaine recitava nella commedia Call It a Day, al Capitol Theatre di Hollywood. Cominciò tutto da lì. Prima del decisivo incontro con Hitchcock, nel 1940, Joan ebbe modo misurarsi in ruoli e con partner che le diedero la misura del suo talento e il modo di resettarlo. Accanto a Fred Astaire capì di non essere... Ginger Rogers, in mezzo al formidabile cast femminile di "Donne" (Crawford, Russell, Shearer) di Cukor, si rese conto di poter competere al livello più alto. Era il '39. In quello stesso anno il caso volle che Joan, a un party, sedesse accanto a David O. Selnick, il produttore più intelligente e creativo di Hollywood. Il discorso cadde su Daphne du Maurier, la scrittrice, inglese come Joan. Il soggetto era un suo romanzo "Rebecca" che Selznick aveva acquistato per affidarlo dal regista, inglese, Alfred Hitchcock. Il produttore organizzò un provino, Hitchcock disse "o.k." e Joan si trovò ad affrontare il ruolo, non semplice della seconda signora de Winter, Rebecca, la prima moglie, appunto. E così, a soli 23 anni era una diva del mondo.

   

Rebecca - La prima moglie

Rebecca - La prima moglie

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,54)
Un film di Alfred Hitchcock. Con Laurence Olivier, Joan Fontaine, George Sanders, Judith Anderson, Nigel Bruce.
continua»

Genere Drammatico, - USA 1940.
Il sospetto

Il sospetto

* * * - -
(mymonetro: 3,48)
Un film di Alfred Hitchcock. Con Joan Fontaine, Cary Grant, Nigel Bruce, Cedric Hardwicke, May Whitty.
continua»

Genere Drammatico, - USA 1941.
Ivanhoe

Ivanhoe

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,88)
Un film di Richard Thorpe. Con Joan Fontaine, Elizabeth Taylor, Robert Taylor, George Sanders, Emlyn Williams.
continua»

Genere Avventura, - USA 1952.
Lettera da una sconosciuta

Lettera da una sconosciuta

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,85)
Un film di Max Ophüls. Con Joan Fontaine, Louis Jourdan, Mady Christians, Marcel Journet, Art Smith
Genere Drammatico, - USA 1948.
Donne

Donne

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,75)
Un film di George Cukor. Con Norma Shearer, Joan Crawford, Rosalind Russell, Mary Boland, Paulette Goddard.
continua»

Genere Commedia, - USA 1939.
Filmografia di Joan Fontaine »

lunedì 27 luglio 2020 - L’attrice, morta a 104 anni, ha attraversato la storia del cinema diventandone leggenda.

Olivia de Havilland, un saluto all’ultima testimone dell’età dell’oro

Pino Farinotti cinemanews

Olivia de Havilland, un saluto all’ultima testimone dell’età dell’oro Il 25 luglio, a 104 anni, è morta Olivia de Havilland. E ieri Mick Jagger ha compiuto settant’anni. C’è stata grande festa nella villa della tenuta Ornellaia di proprietà della famiglia della Ghererdesca. Ne ha parlato il mondo, i social sono impazziti. Il genetliaco ha vampirizzato la scomparsa. In questa epoca ci sta. De Havilland è un nome che alle ultime generazioni, per lo meno a quelle delle playstation o di twitter o dei reality,  può dire poco o nulla, ma dice molto, moltissimo a chi si interessa di cinema.
 

Olivia era qualcosa di fisico e di metafisico, era l’ultimo testimone, promemoria di quella stagione, anzi, di quelle stagioni, che erano l’età dell’oro del cinema. Il più bello del mondo.
Pino Farinotti
Ed è un segnale di arte e cultura generale, e di sentimento, quando ancora c’erano differenze, e non comandava questo relativismo che tutto omologa, il bello col brutto, il buono col cattivo. Era ancora il tempo dell’eroe, o dell’eroina, com’è stata Olivia nei suoi film, portatrice di indicazioni buone e di stile alto, e di esempi che il pubblico assumeva e ai quali magari si rifaceva. Era la cosiddetta identificazione, era l’emulazione. Erano i codici che valevano e prevalevano in quelle epoche: la donna andava rispettata, il partner non tradito, i figli tenuti d’occhio, la famiglia tutelata. Era il cinema dove stavi dalla parte della legge, non del criminale. E dove gli uomini sposavano le donne.  

Queste prime righe sembrano davvero fuori tempo, nostalgia di un passatista. E infatti il modello rappresenta qualcosa di molto lontano. Tuttavia, pur nel quadro dei tempi, a volte si impone la qualità, che vale dovunque e comunque, e la qualità di quel cinema vale sempre, non è sorpassata. E Olivia tutto questo lo ha rappresentato e molto rimane ancora di visibile. 

Nacque bene. Suo padre  Walter Augustus de Havilland, era un avvocato inglese con studio a Tokyo, sua madre era Augusta Ruse, attrice, nome d’arte Lilian Fontaine. Il cognome che poi avrebbe assunto Joan, sorella di Olivia. 1916 significa qualcosa, vuol dire ancora Commonwealth vitale, quando la frase era questa: ”sopra un inglese c’è solo Dio”. Infanzia e adolescenza perfette. Preparazione artistica teatrale, e poi Hollywood. Sembra incredibile, ma Olivia era già protagonista, a diciannove anni, di grandi classici, come Capitan Blood (1936) e poi Robin Hood (1938), accanto a Errol Flynn.  
I magazine dell’epoca dedicavano pagine al rapporto, “isterico”, fra i due. Ma in un’intervista di non molti anni fa Olivia è stata generosa e spiritosa: “Quando Errol mi baciava sul set sentivo che aveva dei problemi con la calzamaglia...”. Con la sorella i giri di parole sono inutili, si odiavano. Perché avevano troppo in comune: grandi attrici, ruoli, appeal, successo, medesima intensità. Olivia ha vinto due Oscar (A ciascuno il suo destino (1946), L’ereditiera (1949) sua sorella uno, con Rebecca la prima moglie (1940)). Ma fu davvero un premio galeotto, perché Joan lo strappò alla sorella, anche lei in concorso con La porta d’oro. Durante la premiazione la Olivia si rifiutò di congratularsi con Joan. Non si sono più parlate. 

La memoria di getto riporta naturalmente a Via col Vento. Il ruolo che ha posto l’attrice nella leggenda del cinema. Era Melania, dolce, quasi remissiva, educata, a fronte di Rossella (Vivien Leigh), trasgressiva, pragmatica, irrequieta. In realtà nel privato Olivia era più simile a Rossella che a Melania. Frequentava alcuni degli uomini più ricchi d’America, quelli che stazionavano a Manhattan più che a Los Angeles, quelli che i film non li giravano ma li finanziavano. 

È impressionante pensare agli altri protagonisti di Via col vento, del 1939. Clark Gable (Rhett), Vivien Leigh (Rossella) Leslie Howard (Ashley). Gable è morto nel 1960, la Leigh nel 1967, Howard addirittura nel 1943. C’e di mezzo un’eternità, toglie il fiato. Donna e attrice di grande classe, quella che si dice una signora del grande schermo. Le sue compagne di viaggio si chiamavano Rita Hayworth, Bette Davis, Joan Crawford, Katharine Hepburn. La Garbo e la Dietrich erano di qualche anno più grandi, Audrey e Marilyn un po’ più giovani. Ma le divine, i ruoli e i miti sono quelli. Le generazioni sono quelle. E... non tornano più. La De Havilland, in carriera, anzi in... carriere ha mostrato completezza e intelligenza.

Ha saputo superare la stagione della bellezza, non ha cercato di trattenere il tempo, non si è vergognata delle prime rughe. Ha adeguato i ruoli. Ha persino accettato di imbruttirsi. Nel L’ereditiera, tratto dal racconto “Washington Square” di Henry James, accettò il ruolo di una zitella senza nessun fascino, aveva 33 anni e sembrava una cinquantenne. Bravissima a nascondere bellezza e appeal. Nella mia personale valutazione, quella performance è la sua migliore. Ha smesso di apparire sullo schermo quando non sarebbe stato più dignitoso farlo. Parole sue.

Un saluto da tutti, Olivia
   

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